Linee tecniche
Melo

Normativa di riferimento

Le seguenti indicazioni tecniche fanno riferimento a quanto previsto dai Regolamenti dell’Unione Europea che normano gli ambiti dell’agricoltura biologica inerenti alle produzioni vegetali:  Reg. UE 848/2018 (relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici – obiettivi, principi e norme generali), il Reg. UE 1165/2021 (utilizzo di taluni prodotti e sostanze nella produzione biologica) ed il Reg UE 1235/2008 (relativo al regime di importazione dei prodotti biologici dai paesi terzi). Le disposizioni applicative si trovano nel DM 6793/2018 e successiva modifica DM 3757/2020 andando a completare il quadro normativo.

Per quanto riguarda i prodotti fitosanitari i principi elencati in Allegato I (Sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari autorizzati per l’uso nella produzione biologica) del Reg. UE 1165/2021 devono rispettare almeno le condizioni di uso specificate nell'allegato del Reg. (UE) n. 540/2011 (Reg. UE 1107/2009). Condizioni più restrittive per l’uso nella produzione biologica sono specificate nella seconda colonna di ciascuna tabella.

Per quanto riguarda i concimi, ammendanti e nutrienti, l’elenco di matrici presenti in Allegato II del Reg. UE 1165/2021 e successive modifiche, viene integrato a livello nazionale dall’Allegato 13 (Elenco dei fertilizzanti idonei all’agricoltura biologica) del Dlgs. 75/2010  e successive modifiche.

Vocazionalità

L'ambiente climatico

Il melo mostra una notevole adattabilità ai diversi ambienti di coltivazione; tuttavia è opportuno che le condizioni climatiche dell’area interessata al nuovo impianto siano quelle in grado di esaltare le caratteristiche genetiche dell’albero e la qualità dei frutti.

Le temperature in autunno e all’inizio dell’inverno devono essere tali da non provocare danni da gelo e consentire il superamento della dormienza delle gemme. Nei confronti del fabbisogno in freddo invernale, la maggior parte delle cv richiedono in media 800 ore in cui la temperatura rimane entro 7,2°C. Nel periodo fine inverno –primavera i ritorni di freddo possono danneggiare i fiori o i frutti in funzione dello stadio fenologico.

L'ambiente pedologico

Il melo in Emilia Romagna si coltiva prevalentemente su suoli fertili e profondi a medio impasto dove è possibile impiegare portinnesti nanizzanti a densità anche elevate di piante per unità di superficie, così da intercettare il massimo di luce solare e incrementare l’efficienza fotosintetica. Tradizionalmente, però, il melo era coltivato in tutti gli ambienti della regione dalla pianura alla montagna grazie alla grande capacità di adattarsi alle più disparate condizioni pedologiche. Essendo una specie presente nel territorio almeno da qualche millennio gli agricoltori hanno avuto il tempo di selezionare portinnesti resistenti a tutti i tipi di suolo. Oggi i più noti coprono una vastissima gamma di possibilità partendo dai nanizzanti per gli ambienti di pianura a quelli più vigorosi per gli ambienti più siccitosi e meno fertili.

Se per la pianura la scelta del portinnesto è consolidata da numerose prove sperimentali effettuate negli anni passati, per la collina e montagna le conoscenze del comportamento nei vari suoli regionali è limitata dall’esperienza delle singole aziende. Così spesso nella frutticoltura meno specializzata e più marginale si ricorre ancora al franco che, avendo una radice più fittonante, si adatta a molteplici tipi di suolo sebbene induca, generalmente, una più lenta messa a frutto rispetto ai portinnesti clonali. Tuttavia non sono rari i casi in cui anche quest’ultimi, soprattutto quelli a medio-elevata vigoria come M111 e M106, hanno dato ottimi risultati in condizioni di suoli difficili

Infrastrutture ecologiche

L’azienda biologica deve poter contare sul massimo controllo naturale dei parassiti e sul massimo isolamento da possibili fonti di inquinamento. Per tale motivo va promossa all’interno dell’azienda la realizzazione di infrastrutture ecologiche o “aree di compensazione ecologica”, cioè siepi o fasce di vegetazione adiacenti al campo coltivato che forniscano ospiti alternativi e siti rifugio per predatori e parassitoidi di insetti dannosi, aumentando in tal modo l’abbondanza dei nemici naturali e la colonizzazione delle colture confinanti che vanno dall’impianto di siepi con essenze arbustive, alla gestione di buffer zone attorno ai campi coltivati, alla semina di strisciate di colture a perdere, alla gestione degli sfalci nei fossi se esistenti.

Le infrastrutture ecologiche comprendono anche tutte le aree che sono protette mediante regolamenti delle autorità locali quali le aree di rifugio della fauna e flora, le aree di riequilibrio ecologico e le zone umide in pianura.

Il ruolo delle infrastrutture ecologiche è fondamentale in quanto svolgono un ruolo di: conservazione e mantenimento della biodiversità, sono un volano ecologico. Rivestono un ruolo di protezione di specie rare in via d’estinzione e delle specie che beneficiano degli habitat non coltivati. Inoltre rivestono effetti contenitivi degli organismi dannosi alle colture. Inoltre le piante non coltivate hanno effetti positivi nei confronti degli insetti utili in quanto sono rifugio e luoghi di svernamento, fonte di cibo e fonte di ospiti e prede alternative.

A livello aziendale le infrastrutture ecologiche favoriscono i movimenti su piccola scala degli insetti utili, mentre su scala maggiore e all’interno di reti ecologiche complesse fungono da veri e propri corridoi ecologici per l’entomofauna. A volte le specie vegetali affini alle colture possono utilizzati per attrarre i fitofagi potenzialmente dannosi e sottrarli alle colture, attraverso l’impiego di piante trappole o sfalciando le piante erbacee nei momenti più opportuni. Se, qualche volta, la presenza di specie vegetali affini alle colture agrarie fa si che le aree di compensazioni ecologica possano anche ospitare insetti ed altri organismi dannosi, gli equilibri biologici che in esse si instaurano evitano   molto spesso che queste infrastrutture possono fungere da focolai di infestazione per le coltivazioni.

Di seguito alcuni consigli sulle tipologie di infrastrutture ecologiche che favoriscono la lotta biologica.

Tipologia Descrizione
Fasce erbose fiorite Sono costituite da miscugli di piante annuali, biennali, perenni ai bordi della coltura orticola, sono importanti nella conservazione di fauna e flora e possono essere seminate a fianco della coltura. Le specie consigliate sono: Alisso-Coriandolo-Grano saraceno, Facelia in combinazione con leguminose (trifoglio, favino, erba medica). 
Siepi

Sono costituite da piante arbustive e arboree. La siepe per essere tale deve essere formata di uno strato molto denso di cespugli bassi, di alcuni cespugli alti, di alberi e di una vegetazione erbacea alla base. Hanno un ruolo fondamentale perché incrementando la varietà biologica di un ambiente, impediscono che poche specie prendano il sopravvento sulle altre come avverrebbe naturalmente. Le siepi possono rappresentare un’area di rifugio e una “BIOFABBRICA” naturale di insetti ed acari utili, soprattutto se sufficientemente sviluppate e circondate da una fascia di rispetto laterale (larga almeno 1,5 m per ogni lato) mantenuta perennemente inerbita con specie erbacee spontanee. Gli alberi e arbusti e le erbacee spontanee, si popolano di numerosi insetti ausiliari (predatori e/o parassitoidi) che facilmente si trasferiscono sulle coltivazioni circostanti nutrendosi di fitofagi dannosi alle specie coltivate. Di seguito si riportano alcune delle specie arbustive consigliate in ambito territoriale riferito, per il ripristino di siepe boschetti in Emilia-Romagna: Prugnolo, Sanguinello, Ligustro, Sambuco, Lantano, Ginestra dei carbonari, Ginestra odorosa, Emero, Ginepro ecc.

Buffer zones Sono ambienti cuscinetto con funzione isolante (ad es. aree trattate chimicamente e non trattate.
Piante trappola Piante coltivate a fianco delle colture target avente funzione di attrarre il fitofago per sottrarlo alla coltura.
Corridoi ecologici Sono rappresentati da siepi e margini di campi gestiti secondo una prospettiva di connessione all'interno di una rete ecologica.

Si consiglia di considerare un’area complessiva investita ad infrastrutture ecologiche pari al 10% della superficie aziendale.

Allo stesso tempo deve essere incrementata per quanto possibile la biodiversità ampliando il numero di specie coltivate, ma soprattutto favorendo la permanenza di specie autoctone all’interno di spazi che non devono interferire con la gestione delle colture, ma che devono rappresentare un rifugio per i predatori e gli ausiliari.

In Emilia-Romagna è vigore il divieto di messa a dimora di piante ornamentali del genere Crataegusper soprattutto il biancospino diffuso nel nostro ambiente, perché sono particolarmente sensibili al batterio Erwiania amylovora e possono costituire fonte di infezione e propagazione del colpo di fuoco batterico.

Sovescio

Il sovescio è una pratica che ha una certa diffusione in frutticoltura biologica e biodinamica. Anche in Emilia Romagna sono state condotte alcune prove sperimentali con risultati decisamente interessanti. In linea di massima la tendenza è quella di utilizzare prevalentemente specie appartenenti a 3 gruppi principali. Le leguminose per la capacità di azotofissazione. I cerali per l’azione antilisciviante dell’azoto fissato dalle leguminosi, di redistribuzione nel suolo e per incrementare il rapporto C/N.  Le crucifere per l’azione biocida. A queste si aggiungono altre specie che hanno fondamentalmente la capacità di limitare la crescita delle infestanti spontanea per la loro rapidità di crescita, oltre a quello di aumentare la sostanza organica nel terreno, dopo l’interramento e la quantità di elementi nutritivi. A volte l’effetto risultante è eccessivo e competitivo anche per le specie seminate, occorre quindi trovare le dosi e l’equilibrio giusto. Ogni specie ha un diverso grado di adattamento alle condizioni pedo-climatiche di ogni specifico territorio, così come alle variazioni  riscontrabili da un anno all’altro. La tendenza è quindi quella di impiegare un numero ampio di specie. Le ditte sementiere propongono di versi tipi di miscuglio che possono arrivare anche alle 15-20 specie.

Famiglia Specie Clima e suolo
Graminacee Orzo resistente al freddo, resistente alla siccità
Avena sensibile al freddo, rustica
Loietto italico resistente al freddo, rustica
Segale resistente al freddo, sensibile alla siccità ed ai terreni calcarei
Leguminose Veccia sativa sensibile al freddo, prostrata
V. villosa - vellutata resistente al freddo, resistente alla siccità, prostrata
Trifoglio bianco resistente al freddo, buona res. alla siccità, autoriseminante
Trifoglio violetto abbastanza res. al freddo, discreta res. alla siccità, no ristagno
Trifoglio alessandrino sensibile al freddo, resistente alla siccità
Trifoglio incarnato resistente al freddo, terreni sciolti non calcarei
Trifoglio squarroso sensibile al freddo, adatto a terreni argillosi e siccitosi
Trifoglio persiano sensibile al freddo, adatto a terreni argillosi e siccitosi
Pisello da foraggio sensibile al freddo, meglio semine primaverili
Favino sensibile al freddo, molto rustico adatto a terreni argillosi
Lupinella resistente al freddo, adatto alla montagna, mellifero
Ginestrino buona resistenza al freddo, resistenza a siccità e umidità
Lupolina buona resistenza al freddo,  adatta a terreni calcarei e profondi
Sulla sennsibile al freddo, resistente al calcare ed alla siccità
Crucifere Colza resistente al freddo, resistente alla siccità
Ravizzone resistente al freddo, scarsa resistenza alla siccità
Senape bianca resistente al freddo, resistente alla siccità ed al calcare
Senape nera resistente al freddo, resistente alla siccità
Poligonacee Grano saraceno resistente al freddo, sensibile alla siccità, rapida crescita
Idrofillacee Facelia rustica, rapida crescita, efficace contro malerbe, mellifera

Nei frutteti biologici alle latitudini dell’Emilia Romagna si può riscontrare, con l’inerbimento spontaneo, che leguminose e graminacee prendono naturalmente il sopravvento rispetto alle altre specie. Questo può verificarsi per tre motivi principali: il primo quando gli apporti esterni di azoto sono limitati. Il secondo quando c’è una buona l’illuminazione nella zona interfilare, in generale quando l’altezza delle piante non supera le distanze tra le file e ciò accade sempre più spesso negli impianti moderni progettati per la raccolta da terra. Infine quando gli interventi di difesa sono contenuti e le api riescono a circolare costantemente impollinando in misura adeguata le specie come ad esempio, il trifoglio repens, che sono autosterili. Le specie di leguminose che sembrano più presenti nel caso di inerbimento spontaneo sono: il trifoglio bianco, il violetto, il ginestrino, la lupolina.

Scelta varietale

La scelta varietale gioca un ruolo importante sia per gli aspetti produttivi che per la difesa dalle malattie per le produzioni biologiche. Per i nuovi impianti è fatto obbligo utilizzare materiale certificato (certificazione rilasciata dal vivaista autorizzato), come riportato nella Determinazione regionale n° 132 del 28/01/2019.

Cultivar e gruppi varietali

Varietà estive

Varietà Maturazione (+- gg da Golden D.)
Gruppo Gala  
Devil Gala* -22
Galaval* -22
Gala SchniCo Red* -22
Gala Star® Galafab* -22
Gala Star® Galafab* -22
Dark Baron® Gala 2013* -22
Gala T33 Rex* -22
Gala 0502* King Gala® -22

Varietà autunnali

Varietà Maturazione (+- gg da Golden D.)
Gruppo Red Delicious  
Superchief® Sandidge* -5
Jeromine* -5
Gruppo Golden Delicious  
Golden Delicious (clone B) 0
Golden Parsi Da Rosa® 0

Varietà invernali

Varietà Maturazione (+- gg da Golden D.)
Imperatore (2) +15
Superstayman/Stayman red +18
Granny Smith +20
Pink Lady® Rosy Glow* +42
Sekzie* Pink Lady® +42
Cripps Red* Joya® +49
Gruppo Fuji cloni striati  
Fuji Kiku®Fubrax* +25
Co-Civ® Fuciv181* +25
Gruppo Fuji cloni lavati  
Fuji Zen® Aztec* +25

Varietà resistenti alla ticchiolatura

Varietà Maturazione (+- gg da Golden D.)
Lafayette -45
Smeralda® -10
Regal You* Candine® -5
Crimson Crisp® Co-op 39* -7
Golden Orange® 0
Primiera*® 0
Opal* +7
Fujon* +20
Story® Inored* +25
Choupette® Dalinette* +25
Gold Rush® Coop 38* +28

Profilo delle cultivar

Lafayette* 

Varietà resistente a ticchiolatura. La vigoria è media, molto produttiva, poco soggetta ad alternanza. Il frutto tronco-conico ha buccia gialla e di buon sapore. Interessante per la precocità di maturazione che generalmente si colloca a fine luglio.

Crimson Crisp®

Varietà resistente a ticchiolatura. La vigoria della pianta è piuttosto debole, viene quindi generalmente innestata su M26. Non sempre produttiva in tutti gli ambienti. È poco suscettibile all’afide grigio. I frutti hanno buona pezzatura, forma tronco conica, e sovracolore rosso acceso uniforme per il 90% delle superficie. Ha buone caratteristiche organolettiche, polpa croccante e succosa. Sempre interessante perché generalmente non richiede il diradamento dei frutti, tecnica che in biologico incide in modo rilevante sui costi di produzione. Si raccoglie a fine agosto e si conserva fino marzo, mantenendo le caratteristiche di croccantezza della polpa. Soggetta a batteriosi ed alternaria periodo estivo.

Smeralda®

Resistente a ticchiolatura. Albero vigoroso; varietà molto produttiva, ma soggetta ad alternanza se non ben diradata. I frutti hanno ottima pezzatura, forma tronco-conica. Se si raccoglie presto (ultima settimana di agosto) il colore di fondo rimane verde, senza sovracolore, ma le caratteristiche organolettiche ne risentono. Raccolta più avanti il colore diventa più giallo e la qualità migliora decisamente considerando che i frutti hanno un elevata tenuta sulla pianta. La polpa è croccante.  È molto suscettibile alla cimice. Si conserva bene fino a febbraio.

Candine®

Resistente a ticchiolatura. Albero di buona vigoria e produttivo, suscettibile all’ afide grigio. I frutti son di grossa pezzatura tronco conici, buccia giallo-verde con sovracolore rosso sfumato e uniforme su buona parte della superficie del frutto. La polpa ha buone caratteristiche organolettiche con elevato grado brix, croccante e succosa anche dopo lunga conservazione che può arrivare fino a marzo a aprile.  Si raccoglie a fine settembre-inizio ottobre.

Opal®

Golden simile resistente a ticchiolatura. L’albero ha vigoria media ed habitus tendenzialmente compatto tipo spur, se innestata su M9. Tende però ad essere soggetta ad alternanza di produzione. I frutti sono tronco-conici allungati, la buccia è già ma più suscettibile alla rugginosità di Golden. Il sapore è ottimo con aroma spiccato. Si raccoglie nell’ultima decade di settembre e si conserva fino a marzo mantenendo una certa compattezza della polpa.

Golden Orange®

Golden simile, resistente a ticchiolatura. L’ albero ha buona vigoria, e ottima produttività con habitus tendenzialmente aperto. Richiede spesso una potatura energica per contenere le annate di eccessiva carica e la predisposizione a formare la fruttificazione verso l’esterno. Resistente all’afide grigio. I frutti sono tronco-conici allungati di aspetto attraente, buccia gialla, liscia senza ruggine, sfumata di rosa. Il sapore è discreto Si raccoglie a metà settembre e si conserva fino a gennaio-febbraio poi tende ad intenerirsi.

Primiera*

Golden simile, resistente a ticchiolatura, ancora molto diffusa soprattutto per la trasformazione industriale in biologico. L’albero ha buona vigoria ed habitus aperto e molto produttivo. Poco suscettible all’afide grigio. I frutti sono tronco-conici di aspetto attraente, con buccia giallo-verde buccia liscia senza rugginosità. Le caratteristiche organolettiche sono medio-scarse però rimane abbastanza croccante nel tempo. Si raccoglie a metà settembre e si conserva fino gennaio-febbraio.

Fujon*

Resistente a ticchiolatura. Albero vigoroso a portamento espanso quasi procombente, di non facile gestione e che richiede una potatura molto lunga. Produttivo ma tende ad alternare se non potato correttamente. Poco sensibile all’afide grigio frutti sono grosso tronco-conici brevi di aspetto piuttosto attraente. Hanno buccia verde con sovracolore rosso striato. Il picciolo è corto grosso e antiestetico. La polpa è tenera o leggermente soda, il sapore è buono con aroma evidente. Si raccoglie a metà ottobre e si conserva fino gennaio-febbraio dopo si intenerisce eccessivamente.

Story Inored®

Resistente a ticchiolatura. Albero di vigoria media o medio-scarsa. La produttività è ottima e abbastanza costante da un anno all’altro. Viene generalmente innestata su M26 o su M9 vigorosi come Pajam 2 per evitare una limitata pezzatura dei frutti. Sempre per lo stesso motivo richiede una accurato piano di nutrizione. Limitata suscettibilità all’afide grigio. I frutti sono grossi, se non è innestata su un portinnesto troppo debole, tronco conici allungati. Buccia verde e sovracolore rosso intenso, brillante, uniforme sul 90% della superficie. Il sapore è buono, la polpa è croccante e succosa. Si raccolgie a metà ottobre e si conserva molto a lungo fino a primavera inoltrata. 

Dalinette*

Resistente a ticchiolatura. Albero di vigoria elevata, habitus aperto, tende ad essere soggetto ad alternanza. I frutti sono molto grosso a forma tronco-conica. La buccia è verde con sovracolore rosso uniforme, intenso a volte fin troppo cupo. Il sapore è buono, talvolta ottimo se raccolta al momento giusta ma peggiora molto se si anticipa la raccolta. La polpa è croccante e succosa. Si raccoglie nell’ultima decade di ottobre e si conserva fino a primavera inoltrata.

Gold Rush®

Resistente alla ticchiolatura. Albero di vigoria contenuta se innestato su M9, habitus compatto tendenzialmente spur quindi abbastanza soggetto ad alternanza. I frutti sono tronco-conici allungati buccia gialla e lenticelle rugginose che tende a spaccarsi in fase di maturazione Il sapore è molto buono, la polpa croccante e succosa. Si raccoglie a fine ottobre e si conserva fino a primavera inoltrata. Nonostante le ottime caratteristiche organolettiche la sua diffusione è limitata dalla sensibilità allo spacco dei frutti. Questo difetto può essere più limitato negli impianti con irrigazione fissa e in ambienti asciutti, ma non eleminato.

Gala

Deve il suo successo alle ottime caratteristiche qualitative, ma anche alla sua natura policlonale. L’albero ha buona vigoria e portamento aperto, elevata e costante produttività. Produce prevalentemente su brindilli e rami misti. I frutti sono tronco-conici, di media pezzatura con buccia di colore rosso-arancio brillante nei mutanti clonali. La polpa è croccante e succosa di ottimo sapore, la conservazione ottimale arriva fino a dicembre-gennaio poi la polpa intenerisce. I cloni attualmente diffusi colorando molto precocemente riescono ad anticipare la raccolta di 15-20 giorni rispetto al capostipite. Quindi si raccoglie già dalla prima settimana di agosto. Occorre fare attenzione, però che se si raccoglie troppo presto rispetto alla maturazione il sapore dei frutti ne risente notevolmente Possono essere di tipo uniforme e striato. Nelle condizioni ambientali dell’Emilia Romagna, i cloni  uniformi garantiscono una maggiore colorazione anche nelle annate meno più calde e meno piovose. Spesso vengono utilizzate ambedue le tipologie per avere una migliore risposta alle variabilità climatica.

Golden Delicious

Nonostante sia coltivata da più di cinquant’anni, è ancora richiesta dal mercato anche se in fase calante. Nel biologico spesso è sostituita dalle cultivar resistenti Golden-simili. Le più recenti infatti, iniziano ad avere caratteristiche qualitative paragonabili. L’albero ha buona vigoria, habitus aperto e produttività elevata e costante. I frutti sono tronco-conici con buccia gialla e lenticelle leggermente rugginose in modo meno evidente nei cloni più nuovi. Nei frutti più esposti e nelle zone più vocate presenta anche una sfumatura rosa. Le caratteristiche qualitative sono ottime ma la polpa tende ad intenerire dopo 4-5 mesi dalla raccolta. Si raccoglie a metà settembre. È noto anche un clone con buccia totalmente rugginosa che potrebbe avere un certo interesse per il biologico non mostrando i sintomi degli attacchi di infezione di ticchiolatura.

Fuji        

È una varietà di melo di origine giapponese (Ralls Janet X Red Delicious), attualmente tra le più coltivate in Emilia Romagna. Albero vigoroso, ad habitus espanso anche se sono noti alcuni mutanti spur, molto soggetta ad alternanza. Sensibile a ticchiolatura. I frutti sono grossi, tronco-conici, buccia verde soffusa di rosso. Le caratteristiche qualitative sono ottime con polpa molto croccante e succosa zuccherina, a bassa acidità. Si conserva fino a primavera inoltrata. In Giappone, è stato fatto un grande lavoro di selezione clonale, che ha permesso oggi di avere a disposizione una ricca gamma di cloni con sovracolore rosso sia uniforme che di tipo striato. È però una varietà che non si adatta molto alla frutticoltura biologica sia per la sensibilità alla ticchiolatura ma anche all’afide lanigero soprattutto quando le piante sono coltivate sotto le rete di protezione dalla la carpocapsa. 

Imperatore

Anche questa varietà è coltivata da tantissimo tempo in regione. Albero di vigoria elevata, con tipico habitus procombente, molto produttivo e non alternante se ben potato. Sensibile a ticchiolatura. I frutti sono sferoidali, di grossa pezzatura con buccia verde e sovracolore rosso per buona parte delle superficie del frutto. La polpa è molto fine ed aromatica e per è ancora molto apprezzata. Nonostante si conservi bene in frigo tende con il tempo ad intenerirsi. Si raccoglie a metà ottobre. Comunque è principalmente coltivata per la trasformazione.

Stayman

Ormai in abbandono, ha ancora qualche spazio come varietà di nicchia per le sue eccelse caratteristiche qualitative. L’ albero è di vigoria elevata con habitus tendenzialmente assurgente. Di buona produttività ma tende ad essere molto alternante. Sensibile a ticchiolatura. I frutti sono grossi, tronco-conici. La buccia un po' ruvida è verde con sovracolore, rosso spesso striato, tende a spaccarsi con l’umidità in fase di maturazione. La polpa è tendenzialmente tenera, senza però mai sfarinare, molto fine, succosa, di ottimo sapore. Si conserva piuttosto bene fino a marzo-aprile. Si raccoglie a metà ottobre. Rimane ancora la migliore tra le varietà a polpa tenera, non croccante. Il vecchio clone Stayman red è meno colorato di Superstayman ma più acceso, meno cupo, più striato, soprattutto di qualità superiore ed ancora ricercato.

Granny Smith

Varietà ancora molto nota e coltivata. L’ albero è vigoroso e produttivo. Molto sensibile a ticchiolatura. Il frutto è di grossa pezzatura e di forma tronco conica-sferoidale. La buccia è liscia di colore verde con lenticelle bianche molto evidenti. La polpa è soda, abbastanza croccante e succosa. Si conserva abbastanza bene anche se soggetta a varie fisiopatie soprattutto quando raccolta troppo presto per mantenere il colore verde. Talvolta viene innestata su portinnesti più vigorosi dell’M9, soprattutto negli ambienti dell’Emilia Romagna, per migliorare il colore dei frutti che altrimenti tende ad ingiallire.  

Pink Lady®

La sua affermazione è legata non solo alle notevoli caratteristiche qualitative ma anche alle strategie commerciali particolarmente innovative con la quale è stata diffusa, dando inizio ad un nuovo modello produttivo attraverso club, che hanno in esclusiva il controllo della coltivazione e della promozione del marchio sul mercato. L’ albero è di buona vigoria, habitus aperto e costante produttività, sensibile a ticchiolatura. I frutti sono grossi tronco-conici, buccia verde con tipico sovracolore rosa. La polpa è croccante succosa, di sapore molto buono. Si conserva bene per tutto l’inverno. Si raccoglie molto tardi dall’inizio di novembre creando notevoli problemi per la gestione della raccolta e per il colore dei frutti soprattutto nelle annate piovose. I nuovi cloni più precoci di 10-15 giorni anche se leggermente di qualità inferiore, permettono di ottenere frutti molto più colorati e più consoni ai rigorosi standard commerciali imposti dal club.

VARIETA LOCALI

In Emilia Romagna sono note numerose varietà locali ancora sporadicamente coltivate, ma che hanno avuto un certo rilancio con la crescita della frutticoltura biologica, dei mercati di nicchia e grazie   ai programmi di salvaguardia regionali (LR 1/08). Si descrivono brevemente i profili delle varietà più conosciute rimandando al sito “agrobiodiversità/vegetale” nel portale della Regione ER per una descrizione più accurata.

Abbondanza

Varietà molto coltivata fino agli anni ‘50-60, un po' in tutta l’Emilia Romagna. Oggi riscoperta e presente nei mercati anche della grande distribuzione soprattutto nei territori di origine dove è particolarmente apprezzata per il gusto antico e la notevole serbevolezza. È molto produttiva, ma sensibile a ticchiolatura. I frutti sono di dimensioni medie color rosso intenso e brillante, polpa bianca, consistente, fine e succosa, profumata di buon sapore se raccolta non troppo presto. Può essere conservata anche tutto l’inverno in fruttaio senza l’uso di frigorifero. Il clone a polpa rossa è il più piantato e anche più ricercato dai consumatori per il presunto contenuto elevato di antiossidanti.

Campanino

Coltivato da secoli nel modenese e reggiano, dove probabilmente ha preso origine dalla varietà Decio con cui presenta molti caratteri comuni ma dalla quale si distingue per il portamento più piangente. È molto produttiva, anche se soggetta ad alternanza, piuttosto resistente a ticchiolatura. I frutti sono medio o piccoli sferoidali, buccia di colore verte sfumata di rossa, polpa bianca molto consistente. Si consuma soprattutto come mela cotta o al forno. Alcuni produttori specializzati ne coltivano diversi ettari che conferiscono anche alla grande distribuzione con un packaging particolare. Hanno anche recuperato l’antico metodo di conservazione in cumuli nelle aie integrandolo con alcuni accorgimenti più moderni. In questo modo il frutto si colora maggiormente e il sapore migliora decisamente.  

Decio

Antichissima varietà probabilmente introdotta in Emilia Romagna già nel periodo tardo romanico. Coltivata ancora fino alla metà del secolo scorso per la sua estrema rusticità, soprattutto nel ferrarese, modenese fino al veneto, dove recentemente è nato un presidio Slow Food dedicato a questa mela. Albero molto vigoroso e assurgente di lenta messa a frutto e soggetto ad alternanza. Piuttosto resistente a ticchiolatura. I frutti di medie dimensioni si devono raccogliere molto tardi, grazie anche all’ottima tenuta sulla pianta, per avere una buona colorazione e le migliori caratteristiche qualitativi. Come la cultivar Campanino veniva conservata in cumuli all’aperto sopra alla paglia e ricoperti da questa quando la temperatura scendeva sotto zero.

Durello

Varietà coltivata da secoli un po' in tuta la regione. Se ne sono differenziati diversi tipi con caratteristiche distinguibili. Il Durello di Forlì ha habitus piuttosto compatto, quasi nano, se innestato su portinnesti deboli. Il Durello di Ferrara è molto assurgente. Il Durello di Faenza ha invece portamento più aperto e per questo meno sensibile agli attacchi di afidi. Il Durello è una varietà resistente alla ticchiolatura e il gene di resistenza identificato (Vd), viene utilizzato per integrare il Vf nella costituzione di nuove cultivar a resistenza multipla. I frutti sono grossi a buccia gialla con sfumatura rosa o rossa soprattutto nelle aree collinari e di montagna. La polpa è molto compatta e tende ad intenerirsi progressivamente durante l’inverno. I frutti si conservano molto a lungo fino a primavera, anche in fruttaio dove acquista aromi e profumi molto particolari.         

Lavina

Varietà in passato molto nota soprattutto nelle Province di Bologna e Modena e ancora molto presente nei mercati prima della diffusione di Golden delicious. È resistente a ticchiolatura. I frutti sono grossi con buccia completamente gialla, polpa compatta e succosa di ottimo sapore tendenzialmente acidula, poco zuccherina.  Si conserva molto bene anche in fruttaio.     

Mele Rose

Sono una famiglia di varietà coltivate in tutte la regione, ma con caratteristiche abbastanza distinte tra loro. La più nota è Rosa Romana coltivata da millenni nell’Appennino bolognese ma anche nel modenese e nel reggiano. I frutti hanno tipica forma schiacciata, con buccia verde e sfumatura rossa. La polpa è molto fine di ottima qualità se adeguatamente raccolta e coltivata nelle zone vocate. È una mela principalmente da cuocere, ma utilizzata anche per il fresco. Attualmente è oggetto di rilancio nelle aree Appenniniche dove sono nate alcune associazione per la sua valorizzazione. Le Rose del piacentino e parmense hanno una forma meno schiacciata, più sferoidale, spesso si sovrappongono alle pomelle che hanno varie denominazioni anche dialettali. Le Rose dell’area romagnolo e del Montefeltro sono invece anch’esse schiacciate e hanno caratteristiche intermedie tra le emiliane e le marchigiane.

Musabò e Cavicchie  

Anche questa è una vasta famiglia di mele autoctone che si sono differenziate nei secoli. La caratteristica comune è la forma allungata. Sono in generale sensibile alla ticchiolatura quindi più adatte alle zone di montagna più asciutte e ventose. Le Cavicchie sono intensamente colorate di rosso molto aromatiche ma hanno generalmente scarsa serbevolezza a parte alcune come la Cioca Rumela dell’area modenese.

Musona verde, Dacciata e Verdone

Anche questo gruppo ha forma del frutto allungato tanto che in alcune zone sono sempre denominate Musabò. Si differenziano dalle precedenti però per la buccia completamente verde raramente con sfumatura rosa. Nel piacentino sono note con il nome di Verdone. Sono sensibili a ticchiolature e perciò erano coltivate soprattutto in montagna. Le caratteristiche qualitative sono ottime con polpa molto compatta. Si conservano anche in fruttaio fino a primavera inoltrata.       

Portainnesti

 Lista portinnesti raccomandati

Portinesto Cloni Esigenze pedologiche Resistenza avversità Comportamento agronomico
M9 EMLA 9

Predilige terreni fertili, permeabili e irrigui; si adatta ai diversi terreni purché non soggetti al ristagno idrico e non troppo siccitosi.

Piuttosto resistente a Phytophtora spp. (marciume del colletto); riduce i danni da gelate tardive.

Portinnesto nanizzante; conferisce elevata efficienza produttiva e precoce entrata in produzione. Vigoria intermedia tra T337 e Pajam 2.

T337    

Molto simile al precedente, ma leggermente meno vigoroso, poco pollonifero, limitata presenza di burr knots.

Pajam 2    

Più vigoroso dei precedenti ed un po' più pollonifero

Geneva® G 11 (M26 x Robusta 5)   Maggiore efficienza e capacità di assorbire gli elementi nutritivi. Buona resistenza a Phytophtora spp.

Maggiore vigoria di  M9.

M26 (1)  

Si adatta ad una ampia gamma di territori pur preferendo quelli senza ristagni idrici, irrigui e fertili.

Mediamente resistente a Phytophtora spp.

Più vigoroso di M9; conferisce buona efficienza produttiva.

M111  

Per aree di collina e montagna in terreni siccitosi.

Resistente a Phytophtora spp. e a Colpo di Fuoco. Vigoria medio-elevata. Rapida entrata in produzione.

Note: 1 M 26 sostituisce M 9 con le cultivar standard nei terreni meno fertili e non irrigui; può essere usato per le varietà spur solo nelle condizioni migliori e con l'ausilio dell'irrigazione localizzata.

Materiale vivaistico

Deroghe

In agricoltura biologica si possono utilizzare solamente sementi e materiale di moltiplicazione certificati provenienti da agricoltura biologica. Considerata l’insufficiente disponibilità da parte del mercato di tale materiale per talune varietà, qualora non sia possibile reperire semente o materiale di moltiplicazione biologico è consentito utilizzare materiale non biologico proveniente da agricoltura convenzionale richiedendo la deroga secondo apposita procedura 

Conformemente alla procedura è autorizzata l’utilizzazione di sementi o materiale di moltiplicazione vegetativo non biologico, purché tali sementi o materiale di moltiplicazione vegetativo rispettino i seguenti vincoli:

  1.  non siano trattati, nel caso delle sementi, con prodotti fitosanitari diversi da quelli ammessi nell’allegato II del regolamento (CE) n. 889/2008, a meno che non sia prescritto, per motivi fitosanitari, un trattamento chimico a norma della direttiva 2000/29/CE del Consiglio per tutte le varietà di una determinata specie nella zona in cui saranno utilizzati;
  2. siano ottenuti senza l’uso di organismi geneticamente modificati e/o prodotti derivati da tali organismi;
  3. soddisfino i requisiti generali per la loro commercializzazione.

Banca Dati Sementi Biologiche

La Banca Dati Sementi Biologiche è lo strumento informatico messa a disposizione del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali attraverso il quale l'operatore biologico può controllare la disponibilità di semente biologiche da parte dei diversi fornitori presenti, effettuare richiesta di interesse verso materiali biologici o in assenza degli stessi effettuare richiesta di deroga.

Le specie o alcune categorie commerciali di una specie di sementi e di materiale di moltiplicazione vegetativa ottenute con il metodo di produzione biologico, sono distinte all’interno della BDSB in tre liste diappartenenza:
a) lista rossa: elenca le specie o le categorie commerciali di una specie disponibili in quantità sufficiente sul mercato nazionale come biologiche/in conversione, per le quali NON è concessa deroga, salvo casi eccezionali (Erba medica e Trifoglio alessandrino).
b) lista verde: elenca le specie o le categorie commerciali di una specie non disponibili come biologiche/in conversione sul mercato nazionale e per le quali è concessa annualmente una deroga generale.
c) lista gialla: contenene l’elenco di tutte le varietà delle specie non ricomprese nella lista rossa o verde, per le quali è necessario, tramite la BDSB con accesso in area riservata, effettuare una verifica di disponibilità commerciale ed in presenza di disponibilità sarà necessario effettuare preventivamente una richiesta di interesse verso tutte le aziende fornitrici. Solo dopo aver ricevuto una risposta da tutte le aziende fornitrici o, in alternativa, dopo che siano trascorsi i termini previsti del decreto per la possibile rispostaad una richiesta di interesse (5 giorni lavorativi), sarà possibile richiedere il rilascio della deroga in BDSB.

Le funzionalità della BDSB sono presenti all'interno dei servizi del SIAN accedendo con credenziali utente accreditato. E' possibile altresì una pagina di  consultazione pubblica del materiale biologico disponibile.

Scelta della tecnica d'impianto

Sistema d'impianto

Tenuto conto di quanto riportato nella parte generale, vengono riportate in tabella 5 le forme di allevamento e le distanze di impianto consigliate.

Forme di allevamento e sesti d'impianto (m) consigliati per il MELO in relazione alla vigoria indotta dal portinnesto e dalle caratteristiche del suolo:

Forma di allevamento Vigoria dell'albero
Scarsa Media
Fusetto (3,5-4,0) x(1,0-1,5) 4,0 x (2,0-2,5)
Basse (3,5-4) x (1,0-1,5) 4,0 x (2,0-2,5)
Palmetta 3,5 x 2,0 4,0 x 2,0
Vaso*   5,0 x 4,0

*Indicato per zone collinari e montane

Impollinazione

Si consigliano rapporti di consociazione tra le cultivar del 10-15% di piante impollinatrici ed intercalate lungo la fila, mentre nel caso di filari monovarietali tale rapporto dovrebbe risultare almeno del 20-25%. Dove è possibile, si consiglia di introdurre arnie di api in ragione di 3-4 per ettaro per il melo e 7-8 per ettaro per il pero. Per non distrarre le api dai fiori e per favorire l’impollinazione, si consiglia di sfalciare il cotico erboso qualora le essenze presenti siano in fiore.

Impollinatori melo:

Cultivar Cultivar impollinatrici Meli da fiore
Crimson Crisp® Gold(R) rush, Dalinett*e Gala Evereste
Story(R) Inored Gold Rush®,Ariane(R), Golden D., Gala Evereste, Gold gem
Dalinette* Gold Rush®, Golden D. Gala Golden Gem
Gold Rush® Story(R) Inored, Dalinette Evereste
Gala Granny Smith, Red Delicious Evereste
Golden Del. Granny Smith, Fuji, P.Lady, Imperatore Evereste, Gold gem
Granny Smith Golden Del.  
Red Deliocious Golden D. Granny Smith, Gala Evereste, Gold gem
Imperatore Golden D., Fuji, Gala  Winter gold
Fuji Granny Smith, Red Delicious, Gala Evereste, Gold gem
Pink Lady® Golden del., Granny Smith Evereste, Gold gem
  Aprile    
  10 15 17 20 22 25 27 30
Golden delicious                
Imperatore                
Meli da fiore                
Aldenhamensis                
Dolgo                
Crimson gold                
Prof. Sprengler                
Evereste                
Golden gem                
Hillieri                
Winter gold                

Gestione della pianta e della fruttificazione

Diradamento dei frutti

Importanza del diradamento: il diradamento dei frutti è pratica fondamentale al fine di ottenere produzioni di qualità e per evitare il fenomeno dell’alternanza di produzione. Diradamento manuale: dal punto di vista tecnico comporta delle difficoltà legate per lo più ad una scarsa “cultura” del diradamento del melo che non a reali difficoltà pratiche. Al fine di agevolare l’operazione (che comporta un costo di produzione importante) va, tuttavia, sottolineata l’importanza di una corretta potatura che limiti il numero di fiori presenti sulla pianta e li posizioni su rami relativamente giovani, i migliori per produzioni di qualità.

Epoca di diradamento: al fine di un buon ritorno a fiore nell’anno successivo il diradamento dei frutticini va effettuato il più precocemente possibile, ma dopo avere atteso la fine della cascola naturale, nel periodo di fine maggio primi di giugno; va sottolineato che, manualmente, per quanto precocemente venga effettuato il diradamento, se la carica sulla pianta è eccessiva, difficilmente si riesce a limitare il fenomeno della alternanza di produzione. Per questo è importante scegliere varietà geneticamente meno predisposte al fenomeno (per un buon ritorno a fiore sarebbe necessario eliminare i frutticini in eccesso quando questi hanno un diametro non superiore ai 10-15 mm, cosa praticamente impossibile).

Le reti antinsetto come diradanti: nella melicoltura biologica si sta diffondendo sempre di più l’utilizzo di reti di copertura monofila in particolare per la difesa contro carpocapsa. Queste reti possono agevolare enormemente il diradamento attraverso la copertura precoce delle piante (dopo 1-2 giorni di piena fioritura). Qesto comporta la mancata allegagione di un numero elevato di fiori e, quindi, la possibilità di evitare il diradamento manuale o, più frequentemente, di renderlo più agevole.

Varietà autodiradanti: esistono varietà cosiddette autodiradanti ovvero che tendono ad allegare solo pochi fiori rendendo superfluo il diradamento. Al momento queste varietà sono poche e non sempre hanno dato risultati produttivi interessanti.

Fertilizzazione

Fertilità del suolo

La fertilità del suolo deve essere funzionale agli obiettivi produttivi e predisposta di conseguenza.

Premesso questo, occorre, previa analisi dei suoli, predisporre un piano di gestione della fertilità del suolo utilizzando come base Fert RER. L’obiettivo è quello di creare le condizioni agronomiche funzionali alla disponibilità degli elementi nutritivi assimilabili, tenendo conto delle dinamiche che ne influenzano la disponibilità in funzione delle matrici organiche utilizzate e delle colture intercalari e dei sovesci previsti a tale scopo. Il piano di gestione della fertilità deve necessariamente tener conto della precessione colturale per valutare la fertilità residua e della fertilità naturale del terreno evidenziata dalle analisi.

La coltivazione biologica deve utilizzare prevalentemente concimi organici che contengano i tre principali elementi della fertilità: azoto, fosforo e potassio oltre ad una serie di altri meso e micro elementi.

L’esigenza di apportare azoto determina la quantità di concimi organici che è necessario distribuire; le quantità di fosforo e di potassio sono conseguenti alle quantità distribuite per apportare azoto. Solo nel caso si debbano apportare quantità di fosforo e di potassio aggiuntive, queste possono essere distribuite attraverso fertilizzanti fosfatici e potassici di origine naturale.

Il calcolo delle esigenze è buona regola che sia basato sull’esecuzione di un bilancio che considera diverse voci fra cui la dotazione del terreno evidenziata tramite analisi, la precessione colturale ed eventuali residui della stessa, l’impiego di sovesci/ cover crops e le presumibili asportazioni legate ai livelli produttivi.

In alternativa all’esecuzione del bilancio si possono distribuire i fertilizzanti nelle quantità predefinite sulla base della dotazione del terreno e di alcune variabili come indicato nelle tabelle degli allegati 1 e 2 riferite rispettivamente alla concimazione azotata e fosfo-potassica.

Si consiglia di preferire l’interramento dei residui delle coltivazioni di graminacee rispetto all’asportazione.  Si consiglia la distribuzione di ammendanti al terreno al momento della aratura o della lavorazione più profonda. Concimi organici commerciali possono essere distribuiti anche in occasione della preparazione del letto di semina a condizione che si conoscano i tempi di rilascio dell’azoto. Infine una quota di concimi organici deve essere distribuita dopo il trapianto per garantire l’apporto di nutrienti durante tutto il ciclo. In questo caso è preferibile l’apporto tramite fertirrigazione.

Per quanto riguarda i concimi, ammendanti e nutrienti, l’elenco di matrici presenti in Allegato II del Reg. UE 1165/2021 e successive modifiche, viene integrato a livello nazionale dall’Allegato 13 (Elenco dei fertilizzanti idonei all’agricoltura biologica) del Dlgs. 75/2010  e successive modifiche.

Prima di distribuirle occorre conoscere il contenuto in azoto, fosforo e potassio e possibilmente anche il contenuto di altri macro e microelementi.

Irrigazione

Irrinet/Irriframe

Irrinet/Irriframe è il servizio irrigazione realizzato dal CER, a disposizione di tutte le aziende agricole dell'Emilia Romagna. È un servizio gratuito che fornisce consigli irrigui sul momento di intervento e sui volumi da impiegare per ottenere un prodotto di qualità risparmiando risorse idriche. Si basa sul metodo del Bilancio Idrico che viene calcolato ogni giorno con:

  • i dati meteorologici forniti in tempo reale dall'Arpa-Simc (Servizio IdroMeteoClima);
  • i dati pedologici forniti dal Servizio Geologico Sismico e dei Suoli della RER;
  • i dati di falda della rete di rilievo del Servizio Sviluppo Sistema Agroalimentare della RER elaborati da Iter.

Gestione del suolo e controllo delle infestanti

Lavorazioni

I lavori di sistemazione e preparazione del suolo all’impianto devono essere eseguiti con gli obiettivi di salvaguardare e migliorare la fertilità del suolo evitando fenomeni erosivi e di degrado e vanno definiti in funzione della tipologia del suolo, delle colture interessate, della giacitura, dei rischi di erosione e delle condizioni climatiche dell’area. Devono inoltre contribuire a mantenere la struttura, favorendo un’elevata biodiversità della microflora e della microfauna del suolo ed una riduzione dei fenomeni di compattamento, consentendo l’allontanamento delle acque meteoriche in eccesso. A questo scopo dovrebbero essere utilizzati, se disponibili, gli strumenti cartografici in campo pedologico. Gli eventuali interventi di correzione e di fertilizzazione di fondo devono essere eseguiti nel rispetto dei principi stabiliti al capitolo della fertilizzazione. Quando la preparazione del suolo comporta tecniche di lavorazione di particolare rilievo sull’agroambiente naturale come lo scasso, il movimento terra, la macinazione di substrati geologici, le rippature profonde, ecc., queste operazioni devono essere attentamente valutate oltre che nel rispetto del territorio anche della fertilità al fine di individuare gli eventuali interventi ammendanti e correttivi necessari.

Copertura vegetale dei suoli

In agricoltura biologica la gestione del suolo è fondamentale, in quanto risulta connessa con il contenuto in sostanza organica, il grado di umificazione, con l’equilibrio vegeto-produttivo delle piante e la tempestività nell’effettuare i trattamenti per la difesa. Negli impianti che hanno finito la fase di allevamento la pratica dell’inerbimento permanente, con essenze erbacee che coprano l’intero arco dell’anno è pratica ormai diffusa; questo consente di ottenere una buona presenza di insetti utili e, se ben gestito, di creare un ambiente ideale per la vita delle radici. La necessità di effettuare diversi trattamenti fitosanitari anche in epoche invernali e primaverili spesso comporta un compattamento del suolo particolarmente dannoso (tutti i processi vitali del suolo sono di tipo aerobico); per ovviare al problema è molto importante effettuare annualmente operazioni di decompattamento attraverso ripuntatori, arieggiatori ecc. Altra pratica consigliabile è quello di eseguire i primi trattamenti a file alterne (quando le piante non hanno ancora sviluppato l’apparato fogliare e la pressione dell’acqua delle irroratrici consente una buona bagnatura anche trattando una fila sì e una no) salvaguardando così la metà del campo fino a quando la crescita della vegetazione non impedisce la corretta bagnatura delle piante. Per favorire la continua presenza di insetti utili e lo sviluppo radicale delle radici delle essenze erbacee è molto importante effettuare gli sfalci del cotico in epoca tardiva (almeno in primavera) ed anche a file alterne, agevolando la ricolonizzazione del cotico da parte degli organismi utili presenti nella parte non trinciata prima di passare nelle file rimaste.

Nel caso ormai raro (ed anche sconsigliato se non in frutteti famigliari ed hobbistici) di impianti di melo effettuati senza possibilità irrigue e, quindi, con l’utilizzo di portinnesti vigorosi e resistenti alla siccità, la lavorazione del suolo può rendersi necessaria al fine di controllare maggiormente la competizione idrica. In questi rari casi può essere sufficiente una lavorazione all’anno effettuata verso la fine della primavera.

Gestione delle erbe infestanti

Nei moderni impianti di melo il controllo delle infestanti è particolarmente importante e comporta delle difficoltà. L’utilizzo di portinnesti deboli (seppure ad alta efficienza) presenta la necessità di favorire una corretta nutrizione delle piante senza alcuna competizione da parte del cotico erboso. La tendenza a utilizzare sesti di impianto particolarmente fitti (1m fra una pianta e l’altra e anche meno) rende le operazioni meccaniche di pulizia dell’interfila particolarmente complicate. La scarsa esplorazione del suolo da parte delle radici dei portinnesti utilizzati fa sì che la parte di suolo che dovrà nutrire le piante sia limitata a poco di più della zona sottostante la chioma; questo rende necessario, per una corretta gestione delle piante, abbinare la pulizia del sotto-fila dalle erbe con l’apporto di concimi e ammendanti organici che vanno interrati; è necessario quindi una facilità di gestione del sotto-fila con diverse macchine (frese interfilari, scalzatori e rincalzatori, spollonatrici ecc.); per questo è fortemente consigliato l’adozione di sesti di impianto più adeguati a queste necessità la distanza tra una pianta e l’altra dovrà quindi passare dagli attuali 80/100 cm ad almeno 120/130 cm. Anche l’adozione di forme di allevamento diverse che comportano una minore densità di impianto possono favorire queste operazioni (ad esempio l’adozione di piante allevate con doppio asse).

Gestione dei parassiti e delle malattie delle piante

Misure preventive

In coltivazione biologica il ricorso alle sostanze attive avviene solo nei casi in cui le misure preventive non consentano di proteggere adeguatamente la coltura da parassiti e malattie. Il piano di rotazione, di gestione del terreno e l’infrastrutturazione ecologica dell’azienda e degli appezzamenti coltivati deve tenere conto anche della necessità di evitare pressione eccessiva dei parassiti e dei patogeni.

La difesa diretta dalle patologie fungine, in agricoltura biologica, prevede l’impiego di prodotti che esercitano un’azione di copertura, impedendo l’insediarsi del patogeno al momento del suo arrivo sulla superfice fogliare, per esplicare il loro effetto devono quindi essere presenti sulla pianta prima che si verifichino le condizioni predisponenti la malattia.

Le sostanze attive, le sostanze di base ed i corroboranti con funzione di induttori di resistenza o di colonizzatori dell’ambiente (microorganismi) devono essere utilizzati con congruo anticipo per permettere alle piante di attivare le loro difese immunitarie o per permettere ai microorganismi di colonizzare la superfice dei vegetali.

La difesa diretta dai parassiti animali quali insetti ed acari prevede l’impiego di formulati commerciali che non sono dotati di lunga persistenza né di proprietà sistemiche (penetrazione nel sistema linfatico della pianta), per sfruttarne al meglio l’efficacia è quindi necessario che i prodotti di contatto colpiscano il bersaglio, mentre i prodotti che agiscono per ingestione devono essere distribuiti alla prima comparsa delle  forme giovanili dell’insetto.

Le modalità di impiego dei prodotti fitosanitari

É ammesso l'uso delle sole sostanze attive autorizzate in agricoltura biologica ed elencate in Allegato I Reg. UE 1165/21, purché nel rispetto delle condizioni di uso specificate nell'allegato del Reg. (UE) n. 540/2011 (Reg. UE 1107/09). Per l’indicazione in relazione alla tipologia di avversità si rimanda alla scheda per la difesa fitosanitaria.

Uso del rame in agricoltura biologica

Sono ammessi composti del rame sotto forma di idrossido di rame, ossicloruro di rame, ossido di rame, poltiglia bordolese e solfato di rame tribasico.

La recente revisione europea del rame (Reg. UE 1981/18) ha modificato i massimali ammessi secondo quanto segue: sono autorizzati esclusivamente gli impieghi che comportano un'applicazione totale non superiore a 28 kg di rame per ettaro nell'arco di 7 anni.

Modalità di distribuzione dei prodotti fitosanitari

Le attrezzature per la distribuzione dei prodotti fitosanitari devono essere oggetto di periodiche manutenzioni e devono essere tarate dagli appositi centri, come previsto dal PAN, a partire dal 1° Gennaio 2021 la cadenza di controllo funzionale e regolazione strumentale delle irroratrici debba essere effettuata ogni tre anni. Nel caso di aziende miste è opportuno prevedere attrezzature dedicate alla coltivazione biologica, in alternativa è necessario pulire le attrezzature se utilizzate in precedenza con sostanze attive non ammesse in biologico e adottare procedure idonee a verificare l’efficacia di tale pulizia.

Le aziende agricole in produzione biologica che applicano la Misura 11 del PSR 2014-20 e la Misura 214 - Azione 2 del PSR 2007-13, devono sottoporre le attrezzature aziendali per la distribuzione dei fitofarmaci, al controllo funzionale ed alla regolazione strumentale (taratura) presso i Centri autorizzati dalla Regione ai sensi della Delibera della Giunta Regionale n.1862/2016.

Modelli previsionali

In Emilia Romagna è attivo un Servizio di previsione e avvertimento per le avversità delle piante che fornisce a tutte le aziende agricole le indicazioni sui momenti più opportuni per eseguire gli interventi di difesa. Il Servizio utilizza modelli previsionali matematici che, attraverso l'elaborazione di dati meteorologici, sono in grado di simulare giornalmente lo sviluppo di alcuni insetti fitofagi e malattie infettive. Le informazioni coprono tutto il territorio regionale su una griglia regolare di 5 x 5 Km. I risultati delle elaborazioni sono utilizzati per definire i consigli di difesa presenti nei bollettini settimanali di produzione biologica.

modelli disponibili per gli insetti sono in grado di descrivere la risposta della specie alla temperatura e forniscono curve di distribuzione di uova, larve, pupe e adulti per le diverse generazioni di ciascuna specie. Vengono utilizzati per individuare con la massima precisione il momento più corretto per posizionare i prodotti fitosanitari, gli erogatori per la confusione sessuale e le trappole per il monitoraggio.

I modelli previsionali per funghi e batteri  prevedono, a seconda della tipologia, il rischio di comparsa o lo sviluppo epidemico di una determinata malattia infettiva sulla base dei parametri meteorologici che ne condizionano lo sviluppo. L’informazione ottenuta permette di adattare la strategia di intervento ed ottenere così la massima efficacia delle sostanze attive impiegate. I risultati delle elaborazioni possono venir integrati con i rilievi periodici dello stato fitosanitario della coltura su campi spia non trattati che manifestano con anticipo gli eventuali sintomi della malattia, oppure utilizzando captaspore per quantificare la presenza di spore fungine.

Avversità e difesa fitosanitaria

Si rimanda alla sezione SCHEDA PER LA DIFESA FITOSANITARIA DEL MELO.

Raccolta

Epoca

L’epoca di raccolta è un momento fondamentale della filiera produttiva; sostanzialmente essa caratterizza la qualità globale e la serbevolezza del prodotto. La raccolta troppo anticipata oppure ritardata rispetto a quella ottimale favorisce lo sviluppo, durante la conservazione, di una serie di fisiopatie come il riscaldo e varie patologie, che nel melo possono essere anche molto marcate.  Inoltre la raccolta troppo anticipata, se da un lato può allungare il periodo di conservazione dei frutti, dall’altro influenza molto negativamente le caratteristiche organolettiche. La raccolta tardiva invece porta generalmente ad una rapida riduzione della consistenza e struttura della polpa. La raccolta comunque può essere modulata a seconda della tempi previsti per la commercializzazione del prodotto. Per il raggiungimento delle migliori caratteristiche organolettiche, tenuto conto della scalarità di maturazione nell’ambito della stessa pianta, sarebbe a volte opportuno effettuare più di una raccolta.   

Indici di maturità consigliati per la raccolta delle mele destinate alla conservazione ed alla eventuale successiva trasformazione industriale

La definizione dell’epoca di raccolta può essere effettuata con diverse metodologie visive, sensoriali e analitiche. Il colore di fondo, il sovracolore dei frutti, il colore della polpa e dei semi (non per le varietà precoci) possono dare utili indicazioni circa la fase di maturazione.  Anche le analisi sensoriali possono aiutare a comprendere se gli amidi si stanno trasformando in zuccheri così come la consistenza e succosità della polpa, in relazione alla tipologia varietale. Le caratteristiche fenologiche come i giorni intercorsi fra piena fioritura e raccolta, possono essere utilizzati solo se sono noti e definiti precedentemente tali parametri.

Per quanto riguarda gli indici di maturazione analitici per il melo sono utilizzati soprattutto test allo iodio, colore di fondo e sovracolore, della buccia e, talora, durezza, residuo secco rifrattometrico, acidità, contenuto di clorofilla (DA).

  • Il più efficace per quanto riguarda il melo, e anche il più pratico, è Il test mediante la soluzione di Lugol che permette la valutazione del livello di degradazione dell’amido. E’ un indice molto preciso per definire il momento ottimale della raccolta soprattutto ai fini della conservazione.  La scala generalmente si esprime con valori da 1 a 5, dove il valore 1 corrisponde al momento in cui l’amido non è ancora degradato (fetta del frutto completamente nero) e il valore 5 alla quasi completa degradazione dell’amido (fette bianche) trasformato in zuccheri. In linea generale il valore intermedio è quello che indica il momento di maturazione dei frutti e perciò indicativo dell’epoca di raccolta della cultivar. Attraverso numerose ricerche sono stati definiti valori ottimali per ciascuna delle varietà più diffuse   Se i frutti sono destinati alla conservazione devono essere raccolti con valori leggermente più bassi, definiti per ogni singola varietà Può essere impiegato direttamente in campagna ed è spesso sufficiente analizzare qualche frutto per capire rapidamente quale è il momento ottimale di raccolta.  Nel caso delle varietà precoci che maturano prima della seconda decade di agosto questo test spesso non è   sufficientemente attendibile.
  • Il residuo secco rifrattometrico (RSR) misura la sostanza secca, in gradi Brix, cioè gli zuccheri: fruttosio, glucosio, saccarosio.  Nelle mele generalmente prevale il fruttosio con valori che vanno dal 45 al 70% a seconda delle varietà.  Nella fase di maturazione aumenta contemporaneamente alla riduzione dell’amido.  L’ RSR può essere determinato direttamente sui frutti in pianta. I valori tendono ad essere maggiormente influenzati dalla posizione del frutto sulla pianta e dal grado di ombreggiamento rispetto al test dell’amido.
  • La durezza della polpa varia anch’essa con la maturazione, poiché in questa fase si trasformano le pectine che diventano solubili. Si determina con il penetrometro che fondamentalmente è un dinamometro manuale. I valori ottimali sono caratteristici per ciascuna varietà, poiché varia molto da un genotipo all’altro la consistenza e la croccantezza della polpa
  • Il contenuto di clorofilla è un altro utile indice di maturazione (DA) che si è stato messo a punto recentemente. Viene determinato da uno strumento chiamato Diameter: i valori tendono a diminuire da 1 a 0 quando il contenuto di clorofilla si riduce e i frutti maturano.  Essendo uno strumento portatile, le letture possono essere effettuate direttamente sui frutti prima della raccolta.
  • Il colore dei frutti. Può essere determinato analiticamente attraverso il colorimetro. Gli strumenti più pratici come il Minolta CR-400 danno però letture puntiformi, quindi misurano l’intensità del colore ma non l’estensione sulla superficie del frutto né il tipo di colore, se striato o uniforme- acidità  titolabile: l’acidità del frutto diminuisce con la maturazione, poiché il frutto utilizza gli acidi come substrato per la respirazione. E’ un indice che può essere determinato solo in laboratorio

Modalità

Per il raggiungimento delle migliori caratteristiche organolettiche, tenuto conto della scalarità di maturazione nell’ambito della stessa pianta, sarebbe opportuno effettuare più di una raccolta. Nelle fasi di distacco dei frutti, di deposizione nei contenitori di raccolta e nel successivo trasferimento nei pallet-box e/o casse, debbono essere adottate le precauzioni necessarie per non provocare contusioni o ferite.

Modalità

Per il raggiungimento delle migliori caratteristiche organolettiche, tenuto conto della scalarità di maturazione nell’ambito della stessa pianta, sarebbe opportuno effettuare più di una raccolta. Nelle fasi di distacco dei frutti, di deposizione nei contenitori di raccolta e nel successivo trasferimento nei pallet-box e/o casse, debbono essere adottate le precauzioni necessarie per non provocare contusioni o ferite.

Scheda per la difesa fitosanitaria

Misure preventive

  1. evitare eccessi di vigoria;
  2. introdurre materiale di potatura proveniente da frutteti con elevate popolazioni di predatori;
  3. effettuare concimazioni equilibrate;
  4. proteggere gli antagonisti 

Monitoraggio e modelli

Monitoraggio: Rilievi visivi (1)


Antagonisti naturali

Acari fitoseidi e stigmeidi, coleottero coccinellide (Stethorus punctillum), crisope, Orius spp.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale

Sali di potassio degli acidi grassi

Zolfo


Note

(1)verificare la presenza di foglie infestate e la presenza del predatore Stethorus punctillum un individuo di Stethorus punctillum ogni 2-3 foglie è sufficiente a far regredire l'infestazione) (Soglia di intervento: intervenire al superamento della soglia di 90% di foglie occupate dal fitofago dopo aver verificato la presenza di predatori).

Misure preventive

  1. scegliere portainnesti resistenti;
  2. effettuare potature equilibra e limitare i grossi tagli di potatura;
  3. eliminare i rami colpiti;
  4. effettuare concimazioni azotate organiche equilibrate per  evitare un eccessivo rigoglio vegetativo.

Monitoraggio e modelli

Monitoraggio: rilievi visivi (*)


Antagonisti naturali

Coleotteri Coccinellidi e Ditteri Sirfidi


Principi fitosanitari e sostanze di base

Azadiractina

Sali di potassio degli acidi grassi

Olio minerale

Piretrine

 


Note

(*)Effettuare controlli visivi per rilevare la presenza dell’afide.

Soglie di intervento:

-  in prefioritura: comparsa delle fondatrici;

- in post-fioritura: infestazioni in atto da caduta petali a frutto noce o in presenza di danni da melata.

Misure preventive

  1. effettuare potature equilibrate e  limitare i grossi tagli di potatura;
  2. eliminare i rami colpiti;
  3. effettuare concimazioni azotate organiche equilibrate per
  4. evitare un eccessivo rigoglio vegetativo;
  5. introdurre, a fine inverno, rami con colonie di E. lanigerum parassitizzate da Aphelinus mali;
  6. proteggere gli antagonisti naturali (inerbimento e siepi). 

Monitoraggio e modelli

Monitoraggio: rilievi visivi (*)


Antagonisti naturali

Imenottero calcidide (Aphelinus mali)(*)


Principi fitosanitari e sostanze di base

Azadiractina

Sali di potassio degli acidi grassi

Olio minerale

Piretrine


Note

(*)Verificare la presenza di Aphelinus mali che può contenere le infestazioni; A. mali è molto sensibile ai trattamenti fitosanitari, pertanto, evitare trattamenti in epoca vegetativa avanzata.

Misure preventive

effettuare potature equilibrate;

effettuare concimazioni azotate organiche e irrigazioni equilibrate per evitare un eccessivo rigoglio vegetativo;

proteggere e stimolare la presenza di  antagonisti naturali (inerbimento e siepi).


Monitoraggio e modelli

Monitoraggio: rilievi visivi (*)


Antagonisti naturali

Crisope, emerobidi, sirfidi, trombididi, camaemidi, coccinellidi, imenotteri


Principi fitosanitari e sostanze di base

Azadiractina

Sali di potassiodegli acidi grassi

Olio minerale

Piretrine


Note

(*) Soglia di intervento: presenza di danni da melata

Misure preventive

  1. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  2. proteggere gli antagonisti naturali.

Monitoraggio e modelli

Monitoraggio: rilievi visivi (*)


Antagonisti naturali

Uccelli 


Principi fitosanitari e sostanze di base

Piretrine

Olio minerale


Note

(*)Effettuare il controllo delle gemme per rilevare la presenza degli adulti.

Misure preventive

  1. raccogliere le mele mature cadute al suolo;
  2.  estirpare frutteti abbandonati nelle vicinanze, che possono rappresentare una fonte di infestazione;
  3. impiegare reti antinsetto (7);
  4. proteggere e favorire l’insediamento dei nemici naturali.

Monitoraggio e modelli

Modello: MRV – Carpocapsa (1) valido per prima e seconda generazione

Monitoraggio:

  • trappole a feromoni (2)
  • rilievi visivi (3)

Confusione o disorientamento sessuale

Feromoni ((E)- 8 dodecen-1-il acetato, (E,E)-8,10 dodeca- dien-1-olo, (Z)-11-tetradecen-1-il acetato, (Z)-8 dodecen-1-il ace- tato, (Z)-8 dodecen-1-olo, (Z)-9 tetradecen-1-il acetato, dode- can-1-ol, tetradecan-1-olo)

Tipologia di distribuzione: erogatori (dispenser) o aereosol (puffer)

Elenco prodotti  registrati (4)

Condizioni per l’applicazione del  metodo (5)(6)

 

 

 

 


Antagonisti naturali

Cinciallegre ed altri uccelli, imenotteri (tricogrammatidi, braconidi), nematodi entomofagi (Steinernema feltiae e/o S. carpocapsae)(8)


Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus thuringensis subspp. kurstaki e aizawai

Virus della granulosi della carpocapsa  (CpGv)(9)

Olio minerale

Piretrine

Spinosad (10)


Note

Per la confusione e timing interventi ad azione larvicida

  • (2) installazione entro da metà aprile con controllo settimanale,  consigliato per verificare il superamento della soglia di intervento di 2 catture in 1 o 2 settimane.
  • Nelle aziende in confusione sessuale installare le trappole nelle parti periferiche del frutteto. L’assenza di catture conferma il buon funzionamento del metodo    (3) nelle aziende in confusione è opportuno controllare la presenza di fori di penetrazione (al termine della prima generazione e periodicamente) almeno 1000 frutti nelle parti alte delle piante per escludere in maniera sicura i danni sui frutti. Con danno alla raccolta superiore a 0,3 % è consigliabile un intervento specifico insetticida.
  • (4) disponibile formulato combinato con feromone per Cydia molesta
  • (5) La tecnica di confusione sessuale e disorientamento assicura risultati migliori in frutteti isolati , di maggiori dimensioni e forma geometrica regolare.
  • (6) Applicare gli erogatori o i puffer prima dell’inizio dei voli che è ben indicato dal modello MRV-carpocapsa.

(7)Tra le reti antinsetto si consiglia il metodo Alt-Carpò che consiste nell’isolare i singoli filari o interi appezzamenti mediante utilizzo di reti anti-insetto a maglie di circa 2,2 x 5,4 mm.

(8) L’azione è rivolta contro le larve svernanti. Applicare i nematodi alla base degli alberi su tronchi e terreno con almeno 15/hl a ettaro, pressione di esercizio < a 20 bar e ugelli di diametro > a 0,5mm. Per evitare blocchi rimuovere i filtri. Epoca di applicazione è l’autunno, prima di una pioggia e con temperature > a 10-12°C (S. feltiae e 12°C (S. carpocapsae.

(9) Non compatibile con prodotti a base di rame ed a reazione alcalina (poltiglia bordolese e polisolfuri. Si consiglia di non utilizzare il virus in miscela con altri prodotti attivi nei confronti della carpocapsa. Momento ottimale di intervento alla schiusura delle uova (vedi modello MRV-carpocapsa). Garantire una accurata bagnatura.

(10) l’attività non è influenzata da temperatura e raggi ultraviolettnella preparazione delle miscele si sconsiglia di aggiungere sostanze acidificanti come ad esempio fertilizzanti fogliar che possono modificare l’effetto residuale. Mantenere il ph > di 6.0.

Misure preventive

  1. evitare eccessi di vigoria.

Note

Lavorazioni periodiche del terreno a partire da circa 20 giorni dopo la fioritura contribuiscono a contenere le popolazioni del fitofago.

Monitoraggio e modelli

Monitoraggio: rilievi visivi (*)


Principi fitosanitari e sostanze di base

Piretrine


Note

(*) Eventuali interventi al superamento della soglia di 1-2 cicaline/foglia a partire dal mese di agosto.

(*) Si consiglia di intervenire durante le ore notturne o di primo mattino bagnando bene la pagina inferiore delle foglie.

Misure preventive

  1. eliminare, tramite potatura verde, i getti minati contenenti le larve;
  2. raccogliere le mele mature cadute al suolo;
  3. proteggere e favorire l’insediamento dei nemici naturali.

Monitoraggio e modelli

Modello: MRV – molesta (1) valido per prima e seconda generazione

Monitoraggio:

  • trappole a feromoni (2)
  • rilievi visivi (3)

Confusione o disorientamento sessuale

Feromoni ((E)- 5 decen 1-il aceta- to, (E)- 8 dodecen-1-il acetato, (E)- 5 decen-1-olo, (E,E)-8,10 dode- cadien-1-olo, (Z)-8 dodecen-1-il acetato, (Z)-8 dodecen-1-olo, (Z;E)-8 dodecen-1-il acetato, do- decan-1-olo, tetradecan-1-olo)

Tipologia di distribuzione: erogatori (dispenser) o aereosol (puffer).

Elenco prodotti registrati

Condizioni per l’applicazione del  metodo (4)(5)

 


Antagonisti naturali

Cinciallegre ed altri uccelli, parassitoidi (Imenotteri Tricogrammatidi, Braconidi, Icneumonadi ) e predatori (Coccinellidi, Crisopidi, Tisanotteri)


Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus thuringensis subspp. kurstaki e aizawai

Piretrine

Olio minerale


Note

(1)Utile per il corretto posizionamento di erogatori per la confusione e timing interventi ad azione larvicida per prima e seconda generazione.

(2) installazione entro metà luglio per verificare la presenza nel meleto.

Nelle aziende in confusione sessuale installare le trappole nelle  parti periferiche del frutteto. L’assenza di catture conferma il buon funzionamento del metodo.

(3) verificare la presenza in prima generazione con rilievi su germogli  successivamente sui frutti; in aziende confuse è opportuno eseguire controlli sui frutti.

(4) disponibile formulato combinato con feromone per Cydia pomonella.

(5) La tecnica di confusione sessuale e disorientamento assicura risultati migliori in frutteti isolati, di maggiori dimensioni e forma geometrica regolare.

Misure preventive

  1.  impiegare reti antinsetto (3)

Monitoraggio e modelli

Monitoraggio: Rilievi visivi (1); Trappole attrattive (2).


Principi fitosanitari e sostanze di base

Piretrine


Note

 

(1) Controllare la presenza della cimice  a partire da fine aprile e con particolare attenzione nelle fasi iniziali in prossimità dei punti di ingresso del frutteto (vicinanza ad edifici, siepi, ecc.) Eseguire i controlli anche nel periodo degli sfalci e delle trebbiature delle colture erbacee ospiti (es. soia) e nel periodo di raccolta nei frutteti adiacenti, che possono provocare massicci spostamenti della cimice. Nel frutteto controllare la  presenza di adulti, ovature e forme giovanili, su foglie e frutti, con particolare attenzione alla parte alta delle piante (meglio nelle prime ore del mattino quando la cimice risulta meno mobile).

(2) Installare le trappole a feromoni di aggregazione sui bordi dell’appezzamento, a distanza di almeno 20-30 m tra loro. Le trappole all’interno dei frutteti possono comportare l’incremento delle popolazioni e dei danni nel raggio di azione del feromone (circa 6/8 metri). Le trappole facilitano il rilievo della presenza dell’insetto ma non forniscono una stima della popolazione.

(3) Consigliata l’installazione di reti antinsetto monofila o monoblocco, con chiusura anticipata rispetto ai primi spostamenti dell’insetto. Molto efficaci anche nella protezione da Carpocapsa e altri Lepidotteri. Intervenire con trattamenti su base di riscontri aziendali.

 

 

Misure preventive

  1. eliminare, con la potatura invernale, i rami fortemente infestati e bruciarli;
  2. effettuare la spazzolatura di tronchi e branche;
  3. effettuare potature verdi per favorire un’insolazione diretta delle colonie all’interno della chioma;
  4. effettuare concimazioni ed irrigazioni equilibrate;
  5. evitare eccessi di vigoria;
  6. proteggere gli antagonisti naturali.

Antagonisti naturali

Imenotteri calcidoidei, coccinellidi

Lanci con Anagyrus pseudococci contro P.comstocki


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale

Piretrine


Note

Alla ripresa vegetativa effettuare i trattamenti contro le forme svernanti.

Posizionare gli interventi contro Pseudococcus comstocki nella fase di migrazione delle neanidi

Misure preventive

  1. evitare eccessi di vigoria.

Antagonisti naturali

Neodryinus typhlocybae


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale

Piretrine

Misure preventive

  1. evitare consociazioni o eccessiva vicinanza con altre specie fruttifere suscettibili;
  2. effettuare equilibrate irrigazioni;
  3. raccogliere i frutti attaccati;
  4. evitare di lasciare sull’albero frutti troppo maturi.

Monitoraggio e modelli

Monitoraggio con trappola cromotropica gialla 


Principi fitosanitari e sostanze di base

Piretrine

Proteine idrolizzate

Metodo attract & Kill con esche attrattive con deltametrina (1)


Note

(1) Per ottimizzare la tecnica dell’Attract & Kill posizionare 50-75  pannelli/ha ad un’altezza di 1,80–2,20 da terra, preferibilmente nella parte della pianta esposta a sud, evitando il contatto diretto con i frutti. Distribuire i pannelli nel campo in maniera uniforme (es. seguendo uno schema a quinconce), installandone in numero supplementare in corrispondenza dei bordi degli appezzamenti. Applicare preferibilmente in frutteti di forma regolare e ampia dimensione (almeno 1 ettaro).

 

Misure preventive

  1. eliminare, con la potatura, le parti di pianta infestate;
  2. eliminare eventuali larve presenti all’interno dei rami o dei tronchi, utilizzando fili di ferro introdotti nelle gallerie;
  3. proteggere i grossi tagli di potatura e di reinnesto con apposite paste cicatrizzanti;
  4. mantenere la pianta in buono stato vegetativo con fertilizzazioni ed irrigazioni equilibrate;
  5. proteggere e favorire l’insediamento dei nemici naturali.

Monitoraggio e modelli

Monitoraggio (1)

Trappole a feromoni sessuali


Confusione o disorientamento sessuale

Confusione sessuale solo per rodilegno giallo (2)  Feromone ((E,Z)-2, 13 octadeca- dien-1-il acetato)

Cattura massale per rodilegno rosso e giallo (3)


Antagonisti naturali

Picchi e pipistrelli


Note

(1) rodilegno giallo: all’inizio dei voli, installare trappole a feromoni per la cattura.

(2) rodilegno giallo installare i dispenser ad inizio maggio

(3) rodilegno giallo: Installare 5-10 trappole/ha. Per ottenere maggiori catture del rodilegno giallo installare le trappole al di sopra della chioma delle piante.

Rodilegno rosso 8-10 trappole per ettaro per alcuni anni.

Misure preventive

  1. eliminare, con la potatura, le parti di pianta infestate;
  2. favorire la rapida cicatrizzazione dei tagli di potatura utilizzando paste cicatrizzanti; -proteggere e favorire l’insediamento dei nemici naturali.

Monitoraggio e modelli

Monitoraggio: Trappole a feromoni sessuali


Antagonisti naturali

Uccelli insettivori.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale


Note

All’inizio dei voli, installare trappole alimentari per la cattura massale (non meno di 5-10/trappole/ha).

Misure preventive

  1. proteggere gli antagonisti naturali.

Antagonisti naturali

Miride (Stethoconus cyrtopeltis), antocoridi (Orius spp.) e nabidi (Nabis spp.)


Principi fitosanitari e sostanze di base

Piretrine

Olio minerale


Note

I trattamenti effettuati per il contenimento di altri fitofagi sono efficaci anche contro la tingide.

Misure preventive

  1. evitare varietà con fruttificazioni a grappolo, difficili da bagnare con i trattamenti;
  2. eliminare, tramite potatura verde, i getti minati contenenti le larve.

Monitoraggio e modelli

Feromoni ((E,E)-8,10 dodeca- dien-1-olo, (Z)-11-tetradecen-1-il acetato, (Z)-9 tetradecen-1-il acetato, dodecan-1-olo, tetrade- can-1-olo)  combinato per Cydia pomonella, Adoxophyes orana e Pandemis heparana.


Antagonisti naturali

Cinciallegre ed altri uccelli, imenotteri, ditteri.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Adoxophyes orana Granulovirus (solamente per A. orana)

Bacillus thuringensis subspp. kurstaki e aizawai

Olio di paraffina CAS 64742-46-7

Olio di paraffina CAS 8042-47-5

Olio di paraffina CAS 97862-82-3

Piretrine

Spinosad


Note

interventi ad azione larvicida

(2) Verificare la presenza di larve svernanti di P.cerasana su gemme, germogli e mazzetti fiorali. Intervenire se si rilevano le seguenti catture:

-15 adulti/trappola in 2 settimane (se si conteggia solo Pandemis cerasana);

-30 adulti/trappola in 2 settimane (se si conteggia la somma di Pandemis cerasana ed Achips spp.);

-50 adulti/trappola cumulativi di Argyrotaenia pulchellana o solo quelle di Adoxophyes orana)

 I trattamenti contro la carpocapsa sono efficaci anche contro le generazioni estive di questi fitofagi.

 

Misure preventive

  1. scegliere cultivar meno suscettibili;
  2. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  3. utilizzare sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurino un buon arieggiamento della chioma.

Note

Le uniche misure in grado di contenere il patogeno sono quelle di tipo preventivo, in quanto al momento non esistono mezzi diretti di protezione. I trattamenti eseguiti a partire da metà giugno in poi per altre avversità possono contribuire a contenere , anche se in maniera blanda, eventuali attacchi di Alternaria.

 

Misure preventive

  1. scegliere cultivar meno suscettibili;
  2. limitare l’uso di concimi azotati;
  3. eliminare e bruciare i rami infetti;
  4. disinfettare e proteggere con mastici i tagli di potatura;
  5. favorire il drenaggio del terreno ed evitare ristagni idrici

Principi fitosanitari e sostanze di base

Composti rameici

Idrossido di calcio (solo contro N. galligena)


Note

Intervenire preventivamente alla caduta delle foglie, ripetendo il trattamento alla ripresa vegetativa qualora vi sia una consistente presenza di cancri.

I trattamenti a base di rame effettuati per il contenimento della ticchiolatura risultano efficaci anche nei confronti di queste avversità.

Misure preventive

  1. effettuare concimazioni ed irrigazioni equilibrate (evitare le irrigazioni sopra chioma); prevenire i ristagni idrici;
    effettuare l’inerbimento dell’interfila;
  2. evitare un eccessivo rigoglio vegetativo;
  3. eliminare e bruciare le parti di pianta colpite con tagli almeno 50 cm al di sotto del punto in cui si osservano i sintomi;
  4. disinfettare gli attrezzi di potatura;
  5. asportare le fioriture secondarie.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Aureobasidium pullulans ceppo DSM 14940 e DSM 14941

Bacillus amyloliquefaciens subsp. plantarum D747

Bacillus subtilis ceppo QST 713

Composti rameici

Laminarina


Note

Monitorare costantemente lo stato delle infezioni.

Evitare l’impiego dei prodotti a base di rame nel periodo della fioritura.

Eseguire trattamenti rameici dopo eventuali grandinate

Misure preventive

  1. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  2. effettuare potature in grado di consentire un equilibrato sviluppo della vegetazione e la penetrazione della luce;
  3. adottare sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurano un buon arieggiamento;
  4. eliminare le piante spontanee (rovi) limitrofe al meleto, in quanto possono costituire fonti di inoculo.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Composti rameici


Note

I trattamenti fitosanitari per il contenimento di V. inequalis sono utili a contenere questi patogeni se eseguiti da giugno in avanti.

Misure preventive

  1. favorire il drenaggio del terreno ed evitare ristagni idrici;
  2. intervenire in modo localizzato solo sulle piante colpite.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Composti rameici


Note

Intervenire in modo localizzato solo sulle piante colpite.

Misure preventive

a) effettuare concimazioni azotate equilibrate;

b) utilizzare sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurano un buon arieggiamento della chioma;

c) eliminare frutti mummificati che possono essere una fonte di inoculo;

d) scegliere il momento di raccolta ottimale, in quanto raccolte tardive possono favorire la comparsa di marciumi


Principi fitosanitari e sostanze di base

Areobasidium pullulans

Composti rameici

Laminarina


Note

Con Areobasidium pullulans effettuare trattamenti serali

Una buona protezione contro gli insetti fitofagi contribuisce a ridurre la formazione di lesioni, attraverso le quali possono penetrare i patogeni. 

I trattamenti fitosanitari per il contenimento di altre avversità fungine sono utili anche nei confronti di questi patogeni. 

Misure preventive

  1. scegliere cultivar meno suscettibili;
  2. eliminare con la potatura invernale i rami con gemme infette e con la potatura verde i germogli colpiti;
  3. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  4. effettuare concimazioni azotate equilibrate;

Principi fitosanitari e sostanze di base

Polisolfuro di calcio

Zolfo

Bicarbonato di potassio


Corroboranti

Bicarbonato di sodio


Note

I trattamenti a base di zolfo effettuati per il controllo della ticchiolatura, risultano efficaci anche nei confronti di P. leucotricha.

Sulle varietà più recettive e nelle aree di maggior rischio intervenire preventivamente sin dalla prefioritura, mentre negli altri casi attendere la comparsa dei primi sintomi

Misure preventive

  1. effettuare concimazioni azotate equilibrate, soprattutto limitando le quantità di azoto apportate con interventi fogliari durante il periodo di accrescimento dei frutti;
  2. adottare sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurano un buon arieggiamento

Principi fitosanitari e sostanze di base

Zolfo

Misure preventive

  1. scegliere cultivar meno suscettibili;
  2. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  3. evitare i ristagni di umidità;
  4. utilizzare sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurino un buon arieggiamento della chioma;
  5. eseguire la potatura verde per assicurare un buon arieggiamento ed una buona illuminazione della chioma;
  6. evitare un eccessivo rigoglio vegetativo;
  7. eliminare le foglie cadute;
  8. effettuare l’inerbimento del terreno
  9. trattare le foglie con urea al 5% per la degradazione della lettiera fogliare.
  10. durante la stagione primaria effettuare irrigazioni stategiche per ridurre il potenziale di inoculo del fungo durante la primavera.

Monitoraggio e modelli

Uso captaspore volumetrici per il monitoraggio delle ascospore di V. inaequalis;

Modello previsionale A-scab per determinare inizio e fine della fase ascosporica primaria e le infezioni più gravi;

Tavola di Mills per verificare le condizioni minime per il verificarsi delle infezioni.

 

 


Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus subtilis ceppo QST 713

Composti rameici

Bicarbonato di potassio

Olio di arancio

Laminarina

Polisolfuro di calcio

Zolfo


Corroboranti

Bicarbonato di sodio


Note

Monitorare costantemente lo stato delle infezioni, tenendo conto delle condizioni termoigrometriche, per valutare quando effettuare i trattamenti.

Può essere utile l’impiego di modelli previsionali(A-SCAB) per razionalizzare i trattamenti, in funzione del reale rischio infettivo.

I composti rameici possono provocare fenomeni di rugginosità sulla buccia e causare fitotossicità su alcune cultivar di melo e in alcune condizioni climatiche.

In caso di temperature elevate lo zolfo può risultare fitotossico.

Nel caso non si riesca a trattare preventivamente la coltura, prediligere trattamenti di tipo "tempestivo" (non oltre i 320 gradi ora)