Linee tecniche
Pero

Normativa di riferimento

Le seguenti indicazioni tecniche fanno riferimento a quanto previsto dai Regolamenti dell’Unione Europea che normano gli ambiti dell’agricoltura biologica inerenti alle produzioni vegetali:  Reg. UE 848/2018 (relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici – obiettivi, principi e norme generali), il Reg. UE 1165/2021 (utilizzo di taluni prodotti e sostanze nella produzione biologica) ed il Reg UE 1235/2008 (relativo al regime di importazione dei prodotti biologici dai paesi terzi). Le disposizioni applicative si trovano nel DM 6793/2018 e successiva modifica DM 3757/2020 andando a completare il quadro normativo.

Per quanto riguarda i prodotti fitosanitari i principi elencati in Allegato I (Sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari autorizzati per l’uso nella produzione biologica) del Reg. UE 1165/2021 devono rispettare almeno le condizioni di uso specificate nell'allegato del Reg. (UE) n. 540/2011 (Reg. UE 1107/2009). Condizioni più restrittive per l’uso nella produzione biologica sono specificate nella seconda colonna di ciascuna tabella.

Per quanto riguarda i concimi, ammendanti e nutrienti, l’elenco di matrici presenti in Allegato II del Reg. UE 1165/2021 e successive modifiche, viene integrato a livello nazionale dall’Allegato 13 (Elenco dei fertilizzanti idonei all’agricoltura biologica) del Dlgs. 75/2010  e successive modifiche.

Vocazionalità

L’ambiente climatico

Anche se il pero mostra una buona adattabilità ai diversi ambienti di coltivazione della regione Emilia Romagna è opportuno che le condizioni climatiche dell’area interessata al nuovo impianto siano quelle in grado di esaltare le caratteristiche genetiche dell’albero e la qualità dei frutti.

L’areale emiliano-romagnolo è da sempre vocato alla coltivazione del pero; le piante sono ben resistenti alle gelate tipiche della zona; il fabbisogno in freddo, al momento è sempre stato soddisfatto ed anche le gelate tardive raramente danneggiano la produzione. 

L’ambiente pedologico

Il pero in Emilia Romagna si coltiva prevalentemente su suoli fertili e profondi a medio impasto. Dove è possibile si possono impiegare portinnesti nanizzanti a densità anche elevate di piante per unità di superficie, così da intercettare il massimo di luce solare e incrementare l’efficienza fotosintetica. Questa tipologia di impianto mal si adatta alla coltivazione biologica, mentre i portinnesti appartenenti alla genetica del franco sono molto più adattabili a diversi tipi di terreni, dai più duri a quelli di medio impasto, non soffrono la presenza di calcare attivo anche di contenuti elevati che ne consente la coltivazione anche in ambienti dove il cotogno è impossibile da coltivare (es. Romagna). Se ben gestiti forniscono produzioni superiori a quelle ottenibili su cotogno. Un limite è dovuto alla impossibilità di potere ottenere frutteti di dimensione contenuta sia per la vigoria che per il portamento assurgente delle piante (in particolare per la cv Abate Fetel che oltre che essere la varietà più piantata fino ad oggi è anche la più vigorosa).

Nei confronti del terreno le esigenze del pero sono strettamente collegate al tipo di portainnesto utilizzato. Il pero innestato su franco si adatta anche a terreni poco fertili, calcarei e siccitosi; il pero innestato su cotogno ha maggiori esigenze e richiede terreni fertili, con elevato contenuto in sostanza organica, profondi, con pH neutro o lievemente sub-alcalino, con basso contenuto in calcare verso cui è sensibile

Infrastrutture ecologiche

L’azienda biologica deve poter contare sul massimo controllo naturale dei parassiti e sul massimo isolamento da possibili fonti di inquinamento. Per tale motivo va promossa all’interno dell’azienda la realizzazione di infrastrutture ecologiche o “aree di compensazione ecologica”, cioè siepi o fasce di vegetazione adiacenti al campo coltivato che forniscano ospiti alternativi e siti rifugio per predatori e parassitoidi di insetti dannosi, aumentando in tal modo l’abbondanza dei nemici naturali e la colonizzazione delle colture confinanti che vanno dall’impianto di siepi con essenze arbustive, alla gestione di buffer zone attorno ai campi coltivati, alla semina di strisciate di colture a perdere, alla gestione degli sfalci nei fossi se esistenti.

Le infrastrutture ecologiche comprendono anche tutte le aree che sono protette mediante regolamenti delle autorità locali quali le aree di rifugio della fauna e flora, le aree di riequilibrio ecologico e le zone umide in pianura.

Il ruolo delle infrastrutture ecologiche è fondamentale in quanto svolgono un ruolo di: conservazione e mantenimento della biodiversità, sono un volano ecologico. Rivestono un ruolo di protezione di specie rare in via d’estinzione e delle specie che beneficiano degli habitat non coltivati. Inoltre rivestono effetti contenitivi degli organismi dannosi alle colture. Inoltre le piante non coltivate hanno effetti positivi nei confronti degli insetti utili in quanto sono rifugio e luoghi di svernamento, fonte di cibo e fonte di ospiti e prede alternative.

A livello aziendale le infrastrutture ecologiche favoriscono i movimenti su piccola scala degli insetti utili, mentre su scala maggiore e all’interno di reti ecologiche complesse fungono da veri e propri corridoi ecologici per l’entomofauna. A volte le specie vegetali affini alle colture possono utilizzati per attrarre i fitofagi potenzialmente dannosi e sottrarli alle colture, attraverso l’impiego di piante trappole o sfalciando le piante erbacee nei momenti più opportuni. Se, qualche volta, la presenza di specie vegetali affini alle colture agrarie fa si che le aree di compensazioni ecologica possano anche ospitare insetti ed altri organismi dannosi, gli equilibri biologici che in esse si instaurano evitano   molto spesso che queste infrastrutture possono fungere da focolai di infestazione per le coltivazioni.

Di seguito alcuni consigli sulle tipologie di infrastrutture ecologiche che favoriscono la lotta biologica.

Tipologia Descrizione
Fasce erbose fiorite Sono costituite da miscugli di piante annuali, biennali, perenni ai bordi della coltura orticola, sono importanti nella conservazione di fauna e flora e possono essere seminate a fianco della coltura. Le specie consigliate sono: Alisso-Coriandolo-Grano saraceno, Facelia in combinazione con leguminose (trifoglio, favino, erba medica). 
Siepi

Sono costituite da piante arbustive e arboree. La siepe per essere tale deve essere formata di uno strato molto denso di cespugli bassi, di alcuni cespugli alti, di alberi e di una vegetazione erbacea alla base. Hanno un ruolo fondamentale perché incrementando la varietà biologica di un ambiente, impediscono che poche specie prendano il sopravvento sulle altre come avverrebbe naturalmente. Le siepi possono rappresentare un’area di rifugio e una “BIOFABBRICA” naturale di insetti ed acari utili, soprattutto se sufficientemente sviluppate e circondate da una fascia di rispetto laterale (larga almeno 1,5 m per ogni lato) mantenuta perennemente inerbita con specie erbacee spontanee. Gli alberi e arbusti e le erbacee spontanee, si popolano di numerosi insetti ausiliari (predatori e/o parassitoidi) che facilmente si trasferiscono sulle coltivazioni circostanti nutrendosi di fitofagi dannosi alle specie coltivate. Di seguito si riportano alcune delle specie arbustive consigliate in ambito territoriale riferito, per il ripristino di siepe boschetti in Emilia-Romagna: Prugnolo, Sanguinello, Ligustro, Sambuco, Lantano, Ginestra dei carbonari, Ginestra odorosa, Emero, Ginepro ecc.

Buffer zones Sono ambienti cuscinetto con funzione isolante (ad es. aree trattate chimicamente e non trattate.
Piante trappola Piante coltivate a fianco delle colture target avente funzione di attrarre il fitofago per sottrarlo alla coltura.
Corridoi ecologici Sono rappresentati da siepi e margini di campi gestiti secondo una prospettiva di connessione all'interno di una rete ecologica.

Si consiglia di considerare un’area complessiva investita ad infrastrutture ecologiche pari al 10% della superficie aziendale.

Allo stesso tempo deve essere incrementata per quanto possibile la biodiversità ampliando il numero di specie coltivate, ma soprattutto favorendo la permanenza di specie autoctone all’interno di spazi che non devono interferire con la gestione delle colture, ma che devono rappresentare un rifugio per i predatori e gli ausiliari.

In Emilia-Romagna è vigore il divieto di messa a dimora di piante ornamentali del genere Crataegusper soprattutto il biancospino diffuso nel nostro ambiente, perché sono particolarmente sensibili al batterio Erwiania amylovora e possono costituire fonte di infezione e propagazione del colpo di fuoco batterico.

Sovescio

Il sovescio è una pratica che ha una certa diffusione in frutticoltura biologica e biodinamica. In linea di massima la tendenza è quella di utilizzare prevalentemente specie appartenenti a 3 gruppi principali:

  • le leguminose per la capacità di azotofissazione;
  • le graminacee per l’azione antilisciviante dell’azoto, di redistribuzione nel suolo e per incrementare il rapporto C/N;
  • le crucifere per l’azione biocida.

A queste si aggiungono altre specie che hanno fondamentalmente la capacità di limitare la crescita della vegetazione spontanea per la loro rapidità di crescita, oltre a quello di aumentare la sostanza organica nel terreno, dopo l’interramento, e la quantità di elementi nutritivi. Talvolta l’effetto è eccessivo e competitivo anche per le specie seminate, quindi occorre trovare le dosi e l’equilibrio giusto. Ogni specie ha un diverso grado di adattamento alle condizioni pedo-climatiche di ogni specifico territorio, così come alle variazioni riscontrabili da un anno all’altro, la tendenza è quindi quella di impiegare un numero ampio di specie. Le ditte sementiere propongono diversi tipi di miscugli che possono arrivare anche alle 15-20 specie.

Di seguito si indicano le specifiche delle dicerse specie in termini di esigenze e tolleranze:

Famiglia Specie Clima e suolo
Graminacee Orzo resistente al freddo, resistente alla siccità
Avena sensibile al freddo, rustica
Loiessa resistente al freddo, sensibile alla siccità
Loietto italico resistente al freddo, rustica
Segale resistente al freddo, sensibile alla siccità ed ai terreni calcarei
Leguminose Veccia sativa sensibile al freddo, prostrata
V. villosa - vellutata resistente al freddo, resistente alla siccità, prostrata
Trifoglio bianco resistente al freddo, buona res. alla siccità, autoriseminante
Trifoglio violetto abbastanza res. al freddo, discreta res. alla siccità, no ristagno
Trifoglio alessandrino sensibile al freddo, resistente alla siccità
Trifoglio incarnato resistente al freddo, terreni sciolti non calcarei
Trifoglio squarroso sensibile al freddo, adatto a terreni argillosi e siccitosi
Trifoglio persiano sensibile al freddo, adatto a terreni argillosi e siccitosi
Pisello da foraggio sensibile al freddo, meglio semine primaverili
Favino sensibile al freddo, molto rustico adatto a terreni argillosi
Lupinella resistente al freddo, adatto alla montagna, mellifero
Ginestrino buona resistenza al freddo, resistenza a siccità e umidità
Lupolina buona resistenza al freddo,  adatta a terreni calcarei e profondi
Sulla sennsibile al freddo, resistente al calcare ed alla siccità
Crucifere Colza resistente al freddo, resistente alla siccità
Ravizzone resistente al freddo, scarsa resistenza alla siccità
Senape bianca resistente al freddo, resistente alla siccità ed al calcare
Senape nera resistente al freddo, resistente alla siccità
Poligonacee Grano saraceno resistente al freddo, sensibile alla siccità, rapida crescita
Idrofillacee Facelia rustica, rapida crescita, efficace contro malerbe, mellifera

Nei frutteti biologici alle latitudini dell’Emilia Romagna si può riscontrare, con l’inerbimento spontaneo, come le leguminose e graminacee prendano naturalmente il sopravvento rispetto alle altre specie. Questo può verificarsi per tre motivi principali: il primo quando gli apporti esterni di azoto sono limitati; il secondo quando c’è una buona l’illuminazione nella zona interfilare, in generale quando l’altezza delle piante non supera le distanze tra le file e ciò accade sempre più spesso negli impianti moderni progettati per la raccolta da terra; infine quando gli interventi di difesa sono contenuti e le api riescono a circolare costantemente impollinando in misura adeguata le specie come ad esempio, il trifoglio repens, che sono autosterili. Le specie di leguminose che sembrano più presenti nel caso di inerbimento spontaneo sono: il trifoglio bianco, il violetto, il ginestrino, la lupolina.

Scelta varietale

La scelta varietale, per le produzioni biologiche, gioca un ruolo importante sia per gli aspetti produttivi che per la difesa dalle malattie e deve essere fatta valutando le specifiche condizioni pedoclimatiche in cui si opera. Per i nuovi impianti è fatto obbligo utilizzare materiale certificato (certificazione rilasciata dal vivaista autorizzato), come riportato nella Determinazione regionale n° 132 del 28/01/2019.

La scelta varietale deve essere orientata sulla base della potenziale resistenza o tolleranza varietale alle malattie in relazione alle specificità dei diversi areali di coltivazione. 

Pero – Lista varietale - Emilia Romagna

Varietà maturazione (+- gg da William)
Carmen* -20
Santa Maria -12
William 0
Max Red Bartlett +13
Conference +14
Decana del Comizio +20
Abate Fetèl +24
Harrow Sweet +25
Kaiser +31

Note: ® marchio d’impresa; * varietà brevettata (brevetto italiano o UE)

1) Epoca di maturazione William = 01-10/08

Profilo delle cultivar

Abate Fetel

Albero di vigoria elevata, habitus assurgente ma con una certa predisposizione ad emettere rami anticipati utilizzati in vivaio per avere astoni con branche preformate. Produttivo se potato adeguatamente nel tardo inverno. Pur soggetto ad alternanza di produzione, si può limitare questa tendenza naturale lasciando i rami a frutto più giovani e asportando le branche e le lamburde di 3-4 anni. Molto suscettibile alla maculatura bruna e al colpo di fuoco. Frutto grosso con tipica forma calebassiforme, buccia di colore giallo che può diventare un po' rugginosa negli ambienti più umidi. Polpa molto fine, fondente, succosa, zuccherina, di ottimo sapore quando raccolta nel momento più idoneo. Si conserva piuttosto a lungo in frigorifero.

Conference

Albero di vigoria media, habitus assurgente, di costante ed elevata produttività, soprattutto se potato adeguatamente e senza lasciare un eccesso di frutti nelle annate di carica. Molto sensibile alla maculatura bruna e al colpo di fuoco e alle temperature elevate (brusone). Frutto di dimensioni medie, talvolta medio piccole in annate di carica eccessiva ed in impianti poco efficienti. Piriforme, buccia con colore di fondo verde-giallo prevalentemente rugginosa. Polpa fine, fondente, succosa. La pezzatura viene stimolata da energiche potature e diradamento dei frutti. Si raccoglie nella seconda decade di agosto e si conserva a lungo in frigorifero. Si consiglia di utilizzare piante autoradicate anche se l’entrata in produzione è leggermente ritardata.

Decana del Comizio

Albero di vigoria elevata e lenta messa a frutto, molto incostante nelle produttività. Scarsamente sensibile alla ticchiolatura e meno sensibile alla maculatura rispetto ad Abate e Kaiser. Frutto grosso, turbinato doliforme, buccia sottile di colore giallo verde, spesso parzialmente rugginosa negli ambienti di pianura, fondente e succosa, dolce acidula, di sapore eccellente. Si raccoglie qualche giorno prima di Abate Fetel. Discreta conservazione in frigo ma il frutto è molto sensibile alle manipolazioni. Viene innestata ancora spesso su cotogno MC per ridurre la vigoria e anticipare l’entrata in fruttificazione, oppure su Cotogno A e Sydo® che sono un po' più vigorosi. I frutti sono ancora molto ricercati sui mercati per le notevoli caratteristiche qualitative. Le difficoltà, raramente superate, di realizzare una produzione costante tutti gli anni ne ha limitato notevolmente la coltivazione.

William

Albero di vigoria limitata, non affine al cotogno, habitus abbastanza espanso, di rapida messa a frutto e costante ed elevata produttività. Sensibile alla ticchiolatura, ma non alla maculatura bruna. Frutto di dimensioni medio-grosse, cidoniforme, buccia gialla parzialmente rugginosa. Polpa molto fine, succosa, leggermente acidula, con aroma intenso e tipico. Si raccoglie nella prima decade di agosto. E’ la varietà di riferimento per la trasformazione industriale ma in biologico viene anche molto apprezzata per il consumo fresco. Si innesta su franchi clonali, franco da seme, piante autoradicate ottenute da micropropagazione. Varietà molto impiegata per il biologico, non essendo suscettibile alla maculatura. I franchi clonali della serie OHF sono consigliabili per la loro tolleranza al colpo di fuoco batterico.

Max Red Barlett

È una mutazione di William e come tale le caratteristiche dell’albero sono molto simili alla varietà di origine, più compatto e meno procombente per il minor numero di brindilli presenti. Frutto si distingue da William solamente per la buccia di colore rosso intenso, spesso striato, esteso a buona parte della superficie del frutto.  Max Red Barlet è un mutante chimerico di conseguenza possono esserci cloni con frutti meno colorati o che perdono le caratteristiche tipiche più facilmente. Occorre quindi un accurato controllo delle piante madri da cui si raccolgono le marze per gli innesti in vivaio, per verificare la rispondenza al tipo. Indispensabile perciò l’impiego di astoni ufficialmente certificati per i quali la verifica dei campi di piante madri avviene costantemente. Come William non è affine con il cotogno e viene di conseguenza innestata su materiale franco di piede e come la varietà di origine è piuttosto idonea alla coltivazione in biologico. 

Kaiser

Albero di vigoria elevata, con habitus abbastanza espanso-procombente, lento ad entrare in produzione, ma di elevata produttività. Ha scarsa affinità con il cotogno. Sensibile alla maculatura bruna e al colpo di fuoco. Molto suscettibile alla metcalfa. Frutto grosso, cidoniforme, calebassiforme, buccia completamente rugginosa. Polpa compatta ma fondente e succosa alla giusta maturazione, dolce-acidula, con aroma intenso. Si raccoglie nella seconda decade di settembre e si conserva a lungo con le tecniche attuali di frigoconservazione. Generalmente è necessario aspettare qualche giorno a temperatura ambiente dall’uscita del frigo perché raggiunga le condizioni ottimali di consumo. L’utilizzo del franco da seme stimola eccessivamente la vigoria accentuando molto l’alternanza di produzione e spesso una produttività insufficiente. Da preferire, quindi, l’utilizzo dei franchi clonali più deboli (Farold/OHF, Conference e/o William autoradicata). Per la difficoltà di gestione della pianta e la commercializzazione del prodotto verso l’industria che non sempre è richiesta, la varietà non è particolarmente raccomandata per la coltivazione in biologico.

Carmen

Albero vigoroso, a portamento assurgente, rapida messa a frutto e buona produttività. Notevole rusticità. Frutto grosso, calebassiforme, buccia con colore di fondo verde-gialla, lenticelle evidenti e sovracolore rosso sfumato sul 30% della superficie. La polpa bianca è croccante e succosa, dolce e aromatica di buon sapore. Si raccoglie dalla seconda-terza settimana di luglio anticipando Coscia nel calendario di maturazione. Piuttosto serbevole e poco suscettibile all’ammezzimento. E’ una varietà precoce, di recente costituzione, che si è ampiamente diffusa sia in Italia che all’ estero per l’aspetto attraente dei frutti ma anche per la produttività e la buona qualità. Si adatta molto anche all’agricoltura biologica poichè grazie alla sua precocità riesce a sfuggire all’evoluzione numerica di fitofagi che svolgono diverse generazioni.

Santa Maria

Albero vigoroso a portamento aperto, molto produttivo ma facilmente alternante. Piuttosto rustico. Molto sensibile alla ticchiolatura. Frutti medio-grossi, piriformi. Buccia liscia, di colore verde-giallo, talvolta sfumata di rosa-rosso, lenticelle piccole poco evidenti. Polpa bianca, fine, succosa, compatta, dolce, leggermente aromatica, di discreto sapore. Si raccoglie verso fine di luglio-inizi agosto. E’ serbevole e poco suscettibile all’ammezzimento. Santa Maria è una varietà precoce ancora piuttosto apprezzata sul mercato, e piuttosto produttiva.

Harrow Sweet

E’ una varietà resistente al colpo di fuoco ottenuta in Canada dall’incrocio William x Purdue 80-51 (Early sweet x Old Home) licenziata nel 1992 dopo numerosi anni di verifica e di test sia in laboratorio che in campo. Uno degli aspetti interessanti è che la fonte di resistenza deriva da una vecchia varietà di Pyrus Communis (Old Home) e non da altre specie come solitamente si verifica. Albero è di vigoria media abbastanza assurgente-aperto, molto produttivo. Frutto medio- grosso, piriforme, buccia giallo-verde, con lenticelle evidenti talvolta con leggero sovracolore rosso e può presentare anche una certa rugginosità. La polpa è di colore bianco-crema, dolce, succosa, aromatica, un po' croccante non totalmente tenera, di discreto sapore. Si raccoglie alla fine di agosto-inizio settembre. Si conserva in frigo per 4-5 mesi. I frutti vengono prevalentemente impiegati per la trasformazione industriale più che per il mercato fresco. E’ una varietà molto adatta alla coltivazione in biologico.

VARIETA' LOCALI

Le varietà locali spesso sono piuttosto adatte alla coltivazione biologica per la notevole rusticità, anche se non è una regola. L’ Emilia Romagna ha un patrimonio molto ricco di vecchi genotipi di pero, le più note sono state inserite nel Repertorio regionale per la salvaguardia delle razze autoctone https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/agrobiodiversità. Molte devono però essere inserite perché ancora da caratterizzare e verificarne l’autenticità e le sinonimie, per altre si è perso la memoria della denominazione, oppure hanno solo nomi dialettali, seppur presenti con una certa frequenza nelle aziende agricole. Un paio di secoli fa non esistevano pesche e albicocche precoci, uno dei pochi frutti freschi disponibile già da giugno erano le pere. Perciò le pere precoci oggi ormai abbandonate (Giugnole, San Giovanni, Moscatelle, Butirre estive, pere limoni ed altre) erano numerosissime, solo presenti nelle collezioni di germoplasma dei centri di ricerca, degli hobbysti, negli agriturismi e fattorie didattiche, presso agricoltori custodi. La Regione ER ha anche riconosciuto una decina di collezioni regionali, sia pubbliche che private, con la funzione di salvaguardare proprio il patrimonio regionale, attualmente però senza supporto finanziario. Alcune pere locali stanno però trovando un certo spazio commerciale soprattutto nell’ambito della coltivazione biologica.   

Mirandino rosso (Sin. S. Giovanni rosso, moscatella rossa)

Tra le precoci è una delle le più interessanti oltre che per le caratteristiche qualitative anche per l’aspetto molto attraente dei frutti. Il frutto è piriforme, piccolo con buccia giallo-verde e sovracolore rosso brillante sfumato o striato. Matura alla fine di giugno-inizio luglio. Come molte precoci è piuttosto adatto alla coltivazione in biologico.  Sta ritrovando un minimo di interesse nelle aree dove tradizionalmente era coltivata, nel nord delle province di Modena e Reggio e anche in Romagna. E’ un genotipo recuperato come Moscatella rossa, unisce l’aspetto attraente al profumo e aroma tipico delle Moscatelle.

Spadoncina

E’ una varietà molto coltivata in passato in Romagna fino agli anni ’50 ma si trova ancora spesso nei mercati di Cesena e Forlì. E’ molto simile alla Spadona napoletana ma anticipa la maturazione rispetto a quest’ultima di 15 giorni, mantenendo le ottime caratteristiche qualitative. L‘albero è molto produttivo e rustico, il frutto è di dimensioni medie con buccia gialla senza sovracolore. 

Angelica

E’ una pera antichissima coltivata in Romagna da secoli, ma anche nelle vicine Marche. Presente inoltre in Emilia soprattutto con il sinonimo di S. Lucia. E’ sicuramente la pera locale che sta riscuotendo maggior interesse sul mercato, trovando una collocazione anche nella grande distribuzione. Le superfici sono in notevole crescita. L’albero è di media vigoria, molto produttivo. Sensibile alla ticchiolatura ma poco alla maculatura bruna e perciò molto adatto alla coltivazione biologica. Il frutto è piriforme di dimensioni medie, buccia liscia di colore giallo con sovracolore rosso sfumato. La polpa è molto fine, fondente e succosa, il sapore è molto buono e l'aroma intenso. Matura alla fine di agosto, si conserva bene fino all’inizio di dicembre e non oltre.

Pera Cocomerina (sin Ingurien)

E’ una vecchia varietà che ha riscosso un certo successo negli ultimi tempi per la caratteristica polpa rossa. Nota un po' in tutta la regione con denominazioni diverse. In Romagna la zona tipica è nell’Appennino. L’albero è vigoroso, molto rustico, produttivo, di lenta messa a frutto. Frutto di dimensioni medie, maliforme, buccia di colore verde con sovracolore rosso chiaro, talvolta leggermente striato. Polpa grossolana, granulosa, croccante, parzialmente di colore rosso a seconda delle zone di coltivazione, di sapore medio. Si raccoglie in settembre. E’ mediamente serbevole. Sono noti diversi tipi di cui due sono i più diffusi. Il genotipo più tardivo è quello considerato migliore dal punto di vista qualitativo. Anche se apprezzata per il consumo fresco la produzione, piuttosto limitata, è principalmente destinata alla trasformazione, soprattutto marmellate e composte. La Pera Cocomerina è un Presidio Slow Food della Regione Emilia Romagna.

Pera Mora

E’ una varietà tipica dell’Appennino romagnolo, che è stata rilanciata grazie a un recente progetto provinciale. L’ albero è molto vigoroso, produttivo ma estremamente soggetto ad alternanza. Il frutto è di forma piuttosto sferica con buccia verde e rugginosa a volte con sovracolore rosso nei frutti molto esposti al sole.  La polpa è fondente un po’ granulosa. Il sapore è ottimo con profumo e aroma molto intenso. Si raccoglie in ottobre ma è necessario almeno un mese prima della maturazione, per il contenuto molto alto di tannini.  Dopo la raccolta è consumabile non oltre i due mesi, poi ammezzisce. Nonostante ciò è molto apprezzata localmente tra Casola VS, Faenza e Forlì. La Mora è molto apprezzata anche dai ristoratori per la ricchezza in tannini, un genotipo i particolare è quasi esclusivamente utilizzabile in cucina.

Lauro

E’ una pera tipica dell’area Emiliana, ma nota anche in Romagna. Sta ritrovando un certo interesse per l’ottima serbevolezza che consente alle piccole aziende bio di collocarla fino all’inizio della primavera, e dare perciò una certa continuità alla produzione aziendale. L’albero è vigoroso e produttivo. I frutti sono di dimensioni medie, piriformi, la buccia è un po' rugosa di colore verde spesso ricoperta in parte da rugginosità. La polpa è mediamente fine di buon sapore e ottimo aroma. Si raccoglie in ottobre e si conserva fino a primavera

Scipiona

Tipica varietà romagnola del passato, che ha il suo pregio nella notevole serbevolezza anche senza l’impiego della frigoconservazione, solo in fruttaio. Proprio per questa sua caratteristica i frutti erano un tradizionale ornamento delle case di campagna, appesi con trecce di paglia lungo i muri o alle colonne, un’abitudine che ispirò anche i pittori rinascimentali. L’ albero è molto vigoroso, produttivo, sensibile alla ticchiolatura ma non alla maculatura. I frutti sono piriformi allungati, buccia di colore verde, polpa mediamente fine di discreto sapore che migliora molto se lasciato nelle cassette di legno o nella paglia. Si raccoglie in tardo ottobre.

Limone invernale

Tipica del Piacentino e Parmense. E’ una pera in fase di rilancio per alcune interessanti caratteristiche come la notevole serbevolezza, l’aspetto e il sapore. L’albero è vigoroso e produttivo ma spesso alternante. Il frutto è grosso, piriforme, la buccia è di colore giallo intenso, da cui il nome. La polpa è croccante molto succosa di sapore particolare, con aroma spiccato. Matura a fine ottobre e si conserva fino a primavera. Il rilancio della pera Limone invernale oltre che per la serbevolezza, è legato al tentativo di riproporre le pere a polpa croccante, molto comuni in passato ma oggi scomparse a favore delle pere a polpa fondente.

Spina Carpi

Pera antichissima, probabilmente di epoca romana, coltivata in Emilia Romagna da sempre e non a caso si sono differenziati alcuni tipi che hanno preso denominazioni dialettali. L’ albero è vigoroso, produttivo, molto rustico, alternante. I frutti sono molto grossi, turbinati-sferoidali, buccia verde-rugginosa. Polpa croccante e succosa, un po' grossolana ma aroma marcato. Matura ad ottobre e si conserva a lungo.È una pera più adatta per la cottura. Oggi, dopo una conservazione per diversi mesi in fruttaio, viene anche riproposta e apprezzata per il consumo fresco. 

Portainnesti

Liste portinnesti raccomandati

Portinnesto Esigenze pedologiche Resistenza avveristà Comportamento agronomico
Franchi

Franco comune da seme (Pyrus communis)

Adatto a diversi tipi di terreno; non è sensibile alla clorosi da calcare. Resistente a freddi invernali e alla siccità; tollerante al deperimento. Conferisce notevole vigore agli alberi; induce una lenta messa a frutto se non gestito correttamente.

Farold ® 40 Daygon*

Tollera male i terreni pesanti e asfittici. Resistente al Fire blight e al deperimento. Vigoria intermedia fra il Franco e il BA29, induce elevata produttività; e buona pezzatura dei frutti.
Farold® 69 Daynir* Si adatta bene a terreni argillosi, ma non asfittici e tollera quelli calcarei. Resistente al Fire blight e al deperimento. Leggermente più vigoroso del Farold 40, ha un comportamento simile al BA29.

Piante da vitro (utilizzate come portinnesti)

Si adattano bene anche ad ambienti non particolarmente vocati, in quanto rustiche e poco sensibili al calcare attivo.   Di vigoria inferiore al franco, molto produttive. Come tutti i portinnesti franchi, tuttavia, la piena produzione è ritardata nel tempo. Necessitano di specifiche tecniche di potatura. Autoradicato di Conference è già ben conosciuto; e molto promettente sembra l’autoradicato di William. 
Cotogni
BA 29 (1) Buona adattabilità a terreni mediamente calcarei (calcare attivo non superiore 5-6%)  

Conferisce una vigoria agli alberi superiore agli altri cotogni, comunque inferiore al franco; induce elevata produttività e pezzatura dei frutti. Spesso si notano deperimenti delle piante anche molto giovani. 

Varietà autoradicate

Piante da vitro (autoradicate)

Si adattano bene anche ad ambienti non particolarmente vocati, in quanto rustiche e poco sensibili al calcare attivo.   William e Conference di media vigoria consigliabili solo su terreni fertili e da frutticoltori esperti; Abate, molto vigorosa, va gestita con molta accuratezza; Decana del Comizio e Kaiser inadatte alla coltivazione da piante autoradicate.

Note: (1) Particolarmente adatto alla cultivar Decana del Comizio.

Materiale vivaistico

Certificazione genetico-sanitaria

E’ auspicabile che il materiale vivaistico, impiegato nei nuovi impianti sia certificato virus-esente. La certificazione genetico-sanitaria è volontaria e non obbligatoria secondo quanto disposto dal DM 19/3/19. Buona parte degli astoni e portinnesti prodotti dai vivaisti in Emilia Romagna è VE, cioè rispetta l’iter di moltiplicazione dalla conservazione delle fonti al vivaio previsti dalla normativa in vigore. Nel caso del pero, dove le varietà e i portinnesti maggiormente coltivati non sono di recente costituzione ma propagati da molto tempo, l’impiego di materiale VE è indispensabile per non incorrere in problemi di eterogeneità di sviluppo, scarsa efficienza produttiva o problemi fitosanitari che porterebbero in breve tempo ad un elevata mortalità delle piante. In aggiunta è previsto anche un ulteriore protocollo specifico di controllo del fitoplasma della Moria del pero (MLO) secondo un accordo stabilito tra Regione Emilia Romagna, vivaisti e Organizzazioni dei Produttori. Il materiale vivaistico non VE, viene commercializzato obbligatoriamente con il passaporto delle piante che è stato oggetto di un recente aggiornamento sulla base di un nuovo regolamento comunitario entrato in vigore nel dicembre 2019.

Per quanto riguarda il Colpo di Fuoco batterico (Erwinia A.), il materiale prodotto nelle zone cuscinetto, quindi esente dal patogeno, è accompagnato dall’indicazione specifica ZP in etichetta ed è il solo che può essere messo a dimora nelle Zone Protette.

Deroghe

In agricoltura biologica si possono utilizzare solamente sementi e materiale di moltiplicazione certificati provenienti da agricoltura biologica. Considerata l’insufficiente disponibilità da parte del mercato di tale materiale per talune varietà, qualora non sia possibile reperire semente o materiale di moltiplicazione biologico è consentito utilizzare materiale non biologico proveniente da agricoltura convenzionale richiedendo la deroga secondo apposita procedura 

Conformemente alla procedura è autorizzata l’utilizzazione di sementi o materiale di moltiplicazione vegetativo non biologico, purché tali sementi o materiale di moltiplicazione vegetativo rispettino i seguenti vincoli:

  1.  non siano trattati, nel caso delle sementi, con prodotti fitosanitari diversi da quelli ammessi nell’allegato II del regolamento (CE) n. 889/2008, a meno che non sia prescritto, per motivi fitosanitari, un trattamento chimico a norma della direttiva 2000/29/CE del Consiglio per tutte le varietà di una determinata specie nella zona in cui saranno utilizzati;
  2. siano ottenuti senza l’uso di organismi geneticamente modificati e/o prodotti derivati da tali organismi;
  3. soddisfino i requisiti generali per la loro commercializzazione.

Banca Dati Sementi Biologiche

La Banca Dati Sementi Biologiche è lo strumento informatico messa a disposizione del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali attraverso il quale l'operatore biologico può controllare la disponibilità di semente biologiche da parte dei diversi fornitori presenti, effettuare richiesta di interesse verso materiali biologici o in assenza degli stessi effettuare richiesta di deroga.

Le specie o alcune categorie commerciali di una specie di sementi e di materiale di moltiplicazione vegetativa ottenute con il metodo di produzione biologico, sono distinte all’interno della BDSB in tre liste diappartenenza:
a) lista rossa: elenca le specie o le categorie commerciali di una specie disponibili in quantità sufficiente sul mercato nazionale come biologiche/in conversione, per le quali NON è concessa deroga, salvo casi eccezionali (Erba medica e Trifoglio alessandrino).
b) lista verde: elenca le specie o le categorie commerciali di una specie non disponibili come biologiche/in conversione sul mercato nazionale e per le quali è concessa annualmente una deroga generale.
c) lista gialla: contenene l’elenco di tutte le varietà delle specie non ricomprese nella lista rossa o verde, per le quali è necessario, tramite la BDSB con accesso in area riservata, effettuare una verifica di disponibilità commerciale ed in presenza di disponibilità sarà necessario effettuare preventivamente una richiesta di interesse verso tutte le aziende fornitrici. Solo dopo aver ricevuto una risposta da tutte le aziende fornitrici o, in alternativa, dopo che siano trascorsi i termini previsti del decreto per la possibile rispostaad una richiesta di interesse (5 giorni lavorativi), sarà possibile richiedere il rilascio della deroga in BDSB.

Le funzionalità della BDSB sono presenti all'interno dei servizi del SIAN accedendo con credenziali utente accreditato. E' possibile altresì una pagina di  consultazione pubblica del materiale biologico disponibile.

 

Scelta della tecnica d'impianto

CultivarTenuto conto di quanto riportato nella parte generale, vengono riportate in tabella  le forme di allevamento e le distanze di impianto consigliate.

Forme di allevamento e sesti d'impianto (m) consigliati per il PERO in relazione alla vigoria indotta dal portinnesto

Forma di allevamento

Vigoria dell'albero
media elevata
Fusetto 4,0 x (1,5-2,0) Sconsigliato
Biasse (3,0-3,5) x (1,8-2,0) (3,8-4,2) x (2,0-2,2)
Candelabro (3,8-4,0) x (1,8-2,0) (3,8-4,0) x (2,0-2,5)
Vaso* 5,0 x 4,0 5,0 x 4,0

*Indicato per zone collinari e montane

Impollinazione

Si consigliano rapporti di consociazione tra le cultivar del 10-15% di piante impollinatrici ed intercalate lungo la fila, mentre nel caso di filari monovarietali tale rapporto dovrebbe risultare almeno del 20-25%. Dove è possibile, si consiglia di introdurre arnie di api o osmie (in ragione 7-8 arnie di api per ettaro e mille adulti di osmie per ettaro). Per non distrarre le api dai fiori e per favorire l’impollinazione, si consiglia di sfalciare il cotico erboso qualora le essenze presenti siano in fiore.

Impollinatori pero

Cultivar Impollinatore
Abate Fetel William, Max Red Bartlett, S. Maria
Conference William, Max Red Bartlett, Kaiser, Decana C, Carmen
Decana del Comizio

William, Max Red Bartlett, Conference, Butirre Hardy

Kaiser Decana C., S. Maria
William Abate F., Conference, Decana C., S. Maria, Carmen
Max Red Bartlett Abate F., Conference, Decana C., 
S. Maria Abate F., William, Carmen
Carmen William, Conference, Tosca, Norma
Aprile
  1-5 5-10 10-15 15-20 20-30
Carmen                            
S. Maria                            
Abate F.                            
Decana Comizio                            
William                            
Conference                            
Kaiser                            

Gestione della pianta e della fruttificazione

Diradamento dei frutti

Importanza del diradamento: tradizionalmente nel pero il diradamento dei frutti non è una pratica usuale ma è raccomandabile, non solo al fine di ottenere frutti di dimensioni superiori, ma anche per contenere il fenomeno dell’alternanza di produzione. Ad oggi il mercato del biologico richiede pezzature di media dimensione non elevate e fino a quando anche l’industria avrà prezzi interessanti il diradamento andrebbe indirizzato al fine di ottenere frutti di media pezzatura. Per evitare cariche eccessive, che possono compromettere la fioritura e quindi la produzione dell’anno successivo, occorre eseguire potature che non lascino una carica di gemme troppo abbondante (prima forma di diradamento). 

Il diradamento manuale è comunque consigliato nel caso di allegagioni troppo abbondanti. Per le varietà da mercato fresco è opportuno effettuare un diradamento dei frutticini eliminando quelli che presentano difetti nella forma del frutto e quelli in eccesso; questo è tanto più importante in varietà che hanno allegagioni abbondanti (es. Conference) e pezzature dei frutti tendenzialmente piccole (es. varietà precocissime).

Epoca di diradamento: il pero presenta naturalmente, ed in certe annate questo è particolarmente accentuato, una cascola molto abbondante per cui l’eventuale intervento manuale va effettuato alla fine della cascola naturale dei frutticini. E’ opprotuno comunque tenere in considerazione che quanto più precoce è il diradamento tanto maggiore sono i risultati attesi.

Fertilizzazione

Fertilità del suolo

La fertilità del suolo deve essere funzionale agli obiettivi produttivi e predisposta di conseguenza.

Premesso questo, occorre, previa analisi dei suoli, predisporre un piano di gestione della fertilità del suolo utilizzando come base Fert RER. L’obiettivo è quello di creare le condizioni agronomiche funzionali alla disponibilità degli elementi nutritivi assimilabili, tenendo conto delle dinamiche che ne influenzano la disponibilità in funzione delle matrici organiche utilizzate e delle colture intercalari e dei sovesci previsti a tale scopo. Il piano di gestione della fertilità deve necessariamente tener conto della precessione colturale per valutare la fertilità residua e della fertilità naturale del terreno evidenziata dalle analisi.

La coltivazione biologica deve utilizzare prevalentemente concimi organici che contengano i tre principali elementi della fertilità: azoto, fosforo e potassio oltre ad una serie di altri meso e micro elementi.

L’esigenza di apportare azoto determina la quantità di concimi organici che è necessario distribuire; le quantità di fosforo e di potassio sono conseguenti alle quantità distribuite per apportare azoto. Solo nel caso si debbano apportare quantità di fosforo e di potassio aggiuntive, queste possono essere distribuite attraverso fertilizzanti fosfatici e potassici di origine naturale.

Il calcolo delle esigenze è buona regola che sia basato sull’esecuzione di un bilancio che considera diverse voci fra cui la dotazione del terreno evidenziata tramite analisi, la precessione colturale ed eventuali residui della stessa, l’impiego di sovesci/ cover crops e le presumibili asportazioni legate ai livelli produttivi.

In alternativa all’esecuzione del bilancio si possono distribuire i fertilizzanti nelle quantità predefinite sulla base della dotazione del terreno e di alcune variabili come indicato nelle tabelle degli allegati 1 e 2 riferite rispettivamente alla concimazione azotata e fosfo-potassica.

Si consiglia di preferire l’interramento dei residui delle coltivazioni di graminacee rispetto all’asportazione.  Si consiglia la distribuzione di ammendanti al terreno al momento della aratura o della lavorazione più profonda. Concimi organici commerciali possono essere distribuiti anche in occasione della preparazione del letto di semina a condizione che si conoscano i tempi di rilascio dell’azoto. Infine una quota di concimi organici deve essere distribuita dopo il trapianto per garantire l’apporto di nutrienti durante tutto il ciclo. In questo caso è preferibile l’apporto tramite fertirrigazione.

Per quanto riguarda i concimi, ammendanti e nutrienti, l’elenco di matrici presenti in Allegato II del Reg. UE 1165/2021 e successive modifiche, viene integrato a livello nazionale dall’Allegato 13 (Elenco dei fertilizzanti idonei all’agricoltura biologica) del Dlgs. 75/2010  e successive modifiche.

Prima di distribuirle occorre conoscere il contenuto in azoto, fosforo e potassio e possibilmente anche il contenuto di altri macro e microelementi.

Irrigazione

L’irrigazione è fondamentale per garantire il regolare sviluppo della coltura.

Irrinet

Irrinet è il servizio irrigazione realizzato dal CER, a disposizione di tutte le aziende agricole dell'Emilia Romagna. È un servizio gratuito che fornisce consigli irrigui sul momento di intervento e sui volumi da impiegare per ottenere un prodotto di qualità risparmiando risorse idriche. Si basa sul metodo del Bilancio Idrico che viene calcolato ogni giorno con:

  • i dati meteorologici forniti in tempo reale dall'Arpa-Simc (Servizio IdroMeteoClima);
  • i dati pedologici forniti dal Servizio Geologico Sismico e dei Suoli della RER;
  • i dati di falda della rete di rilievo del Servizio Sviluppo Sistema Agroalimentare della RER elaborati da CER.

Il servizio è disponibile previa registrazione al seguente indirizzo:

https://www.irriframe.it/irriframe/home/Index_er

Gestione del suolo e controllo delle infestanti

Lavorazioni

I lavori di sistemazione e preparazione del suolo all’impianto devono essere eseguiti con gli obiettivi di salvaguardare e migliorare la fertilità del suolo evitando fenomeni erosivi e di degrado e vanno definiti in funzione della tipologia del suolo, delle colture interessate, della giacitura, dei rischi di erosione e delle condizioni climatiche dell’area. Devono inoltre contribuire a mantenere la struttura, favorendo un’elevata biodiversità della microflora e della microfauna del suolo ed una riduzione dei fenomeni di compattamento, consentendo l’allontanamento delle acque meteoriche in eccesso. A questo scopo dovrebbero essere utilizzati, se disponibili, gli strumenti cartografici in campo pedologico. Gli eventuali interventi di correzione e di fertilizzazione di fondo devono essere eseguiti nel rispetto dei principi stabiliti al capitolo della fertilizzazione. Quando la preparazione del suolo comporta tecniche di lavorazione di particolare rilievo sull’agroambiente naturale come lo scasso, il movimento terra, la macinazione di substrati geologici, le rippature profonde, ecc., queste operazioni devono essere attentamente valutate oltre che nel rispetto del territorio anche della fertilità, al fine di individuare gli eventuali interventi ammendanti e correttivi necessari.

Copertura vegetale dei suoli

In agricoltura biologica la gestione del suolo è fondamentale, in quanto risulta connessa con il contenuto in sostanza organica, il grado di umificazione, con l’equilibrio vegeto-produttivo delle piante e la tempestività nell’effettuare i trattamenti per la difesa. Negli impianti che hanno finito la fase di allevamento la pratica dell’inerbimento permanente, con essenze erbacee che coprano l’intero arco dell’anno è pratica ormai diffusa; questo consente di ottenere una buona presenza di insetti utili e, se ben gestito, di creare un ambiente ideale per la vita delle radici. La necessità di effettuare diversi trattamenti fitosanitari anche in epoche invernali e primaverili spesso comporta un compattamento del suolo particolarmente dannoso (tutti i processi vitali del suolo sono di tipo aerobico); per ovviare al problema è molto importante effettuare annualmente operazioni di decompattamento attraverso ripuntatori, arieggiatori ecc. Qualora il piano di gestione della fertilità preveda l’apporto di ammendanti e/o integrazioni fosfatiche è consigliabile abbinarle alle operazioni di decompattamento e ripuntatura al fine di interrare le matrici organiche mettendole al riparo da ossidazioni e stratificare gli apporti fosfatici in quanto le matrici fosfatiche disponibili per il biologico sono insolubili in acqua pertanto e non migrabili verso gli strati esplorati dagli apparati radicali. La copertura vegetale dei suoli dovrà essere gestita con concetti di integrazione di specie funzionali a:

  • massima captazione dell’energia solare per favorire il sequestro del carbonio in quanto elemento principale della fertilità;
  • regolazione della riduzione della lisciviazione dell’azoto con graminacee autunnali;
  • competizione nella disponibilità di azoto nelle situazioni di eccessi vegetativi;
  • arricchimento di azoto in situazioni di carenza con leguminose;
  • miglioramento della struttura del suolo e riduzione del compattamento derivante dalla necessita di passaggi ripetuti in condizione di suoli saturi di acqua con specie ad apparato radicale espanso e/o profondo;
  • favorire l’arieggiamento dei suoli e la migrazione di elementi della fertilità negli strati di maggiore attività radicale delle specie coltivate con specie ad apparato radicale profondo;
  • organicare fosforo insolubile, in condizione di scarsa o insufficiente dotazione, con specie idonee;
  • migliorare la struttura in modo che la disponibilità di carbonio sequestrato contribuisca ad un habitat favorevole all’entomofauna utile e ne favorisca la trasformazione in Humus stabile. Condizioni indispensabili per il miglioramento della fertilità e gestione della stanchezza dei suoli.

Per favorire la continua presenza di insetti utili e lo sviluppo radicale delle radici delle essenze erbacee è molto importante effettuare gli sfalci del cotico in epoca tardiva (almeno in primavera) ed anche a file alterne, agevolando la ricolonizzazione del cotico da parte degli organismi utili presenti nella parte non trinciata prima di passare nelle file rimaste.

Nel caso ormai raro (ed anche sconsigliato se non in frutteti famigliari ed hobbistici) di impianti di pero effettuati senza possibilità irrigue e, quindi, con l’utilizzo di portinnesti vigorosi e resistenti alla siccità, la lavorazione del suolo può rendersi necessaria al fine di controllare maggiormente la competizione idrica. In questi rari casi può essere sufficiente una lavorazione all’anno effettuata verso la fine della primavera.

Gestione della vegetazione spontanea

Nei moderni impianti di pero il controllo delle infestanti è relativamente facile in quanto i sesti di impianto consentono agevoli lavorazioni meccaniche nel sottofila, che è possibile integrare con la semina di specie a taglia bassa e autoriseminanti.

L’utilizzo del prato permanente è pratica diffusa. Particolarmente utile è la corretta gestione del cotico finalizzata alla umificazione del suolo, che oltre alla presenza di carbonio e S.O., presuppone la presenza di umidità, di frazione azotata e di ossigeno, condizioni indispensabili affinché la sostanza organica anziché ossidarsi vada verso l’humificazione stabile. Sappiamo che in inerbimenti che compattano il suolo le uniche essenze che riescono a sopravvivere sono quelle appartenenti alla famiglia delle graminacee che ospitano pericolose patologie (Alternaria e/o Maculatura bruna); al contrario in prati arieggiati, soffici ben strutturati viene stimolata la crescita anche di essenze diverse che sono in grado di ampliare la gamma di microrganismi presenti compresi gli antagonisti di patologie fungine. Inoltre in questi prati la nutrizione delle piante viene qualitativamente migliorata e nelle piante vengono stimolate le autodifese. È importante, dove possibile, ampliare il numero di essenze presenti nel cotico erboso aggiungendo specie ad apparato radicale espanso (ad es. Facelia) che hanno azione rapida di strutturazione del suolo (in 40 giorni fiorisce); leguminose (apporto di azoto ed apparato radicale espanso e profondo); crucifere (apparato profondo fittonante, organicazione del fosforo insolubile) per migliorare la struttura del suolo (oltre l’apparato radicale delle graminacee) quali specie dominanti in condizioni asfittiche da calpestamento e/o ristagni idrici.

Le attrezzature ideali per la semina su sodo non sono ancora diffuse e performanti. Esistono comunque tecniche di compromesso fattibili ed economiche. Fondamentale è porsi l’obbiettivo di  gestire, programmare interventi funzionali all’aumento della fertilità e della biodiversità nei suoli, con azioni funzionali agli obbiettivi e alle condizioni di acessibilità ai campi e alla germinazione delle specie introdotte, nonchè alle tecniche di condizionamento volte a ridurre l’evapotraspirazione, favorire i pronubi e i parassitoidi e predatori, condizionamento dei patogeni fungini, funzionali e di supporto alle esigenze delle difese attive.

Gestione dei parassiti e delle malattie delle piante

Misure preventive

In coltivazione biologica il ricorso alle sostanze attive avviene solo nei casi in cui le misure preventive non consentano di proteggere adeguatamente la coltura da parassiti e malattie. Il piano di rotazione, di gestione del terreno e l’infrastrutturazione ecologica dell’azienda e degli appezzamenti coltivati deve tenere conto anche della necessità di evitare pressione eccessiva dei parassiti e dei patogeni.

La difesa diretta dalle patologie fungine, in agricoltura biologica, prevede l’impiego di prodotti che esercitano un’azione di copertura, impedendo l’insediarsi del patogeno al momento del suo arrivo sulla superfice fogliare, per esplicare il loro effetto devono quindi essere presenti sulla pianta prima che si verifichino le condizioni predisponenti la malattia.

Le sostanze attive, le sostanze di base ed i corroboranti con funzione di induttori di resistenza o di colonizzatori dell’ambiente (microorganismi) devono essere utilizzati con congruo anticipo per permettere alle piante di attivare le loro difese immunitarie o per permettere ai microorganismi di colonizzare la superfice dei vegetali.

La difesa diretta dai parassiti animali quali insetti ed acari prevede l’impiego di formulati commerciali che non sono dotati di lunga persistenza né di proprietà sistemiche (penetrazione nel sistema linfatico della pianta), per sfruttarne al meglio l’efficacia è quindi necessario che i prodotti di contatto colpiscano il bersaglio, mentre i prodotti che agiscono per ingestione devono essere distribuiti alla prima comparsa delle  forme giovanili dell’insetto.

Le modalità di impiego dei prodotti fitosanitari

É ammesso l'uso delle sole sostanze attive autorizzate in agricoltura biologica ed elencate in Allegato I Reg. UE 1165/21, purché nel rispetto delle condizioni di uso specificate nell'allegato del Reg. (UE) n. 540/2011 (Reg. UE 1107/09). Per l’indicazione in relazione alla tipologia di avversità si rimanda alla scheda per la difesa fitosanitaria.

Uso del rame in agricoltura biologica

Sono ammessi composti del rame sotto forma di idrossido di rame, ossicloruro di rame, ossido di rame, poltiglia bordolese e solfato di rame tribasico.

La recente revisione europea del rame (Reg. UE 1981/18) ha modificato i massimali ammessi secondo quanto segue: sono autorizzati esclusivamente gli impieghi che comportano un'applicazione totale non superiore a 28 kg di rame per ettaro nell'arco di 7 anni.

Modalità di distribuzione dei prodotti fitosanitari

Le attrezzature per la distribuzione dei prodotti fitosanitari devono essere oggetto di periodiche manutenzioni e devono essere tarate dagli appositi centri, come previsto dal PAN, a partire dal 1° Gennaio 2021 la cadenza di controllo funzionale e regolazione strumentale delle irroratrici debba essere effettuata ogni tre anni. Nel caso di aziende miste è opportuno prevedere attrezzature dedicate alla coltivazione biologica, in alternativa è necessario pulire le attrezzature se utilizzate in precedenza con sostanze attive non ammesse in biologico e adottare procedure idonee a verificare l’efficacia di tale pulizia.

Le aziende agricole in produzione biologica che applicano la Misura 11 del PSR 2014-20 e la Misura 214 - Azione 2 del PSR 2007-13, devono sottoporre le attrezzature aziendali per la distribuzione dei fitofarmaci, al controllo funzionale ed alla regolazione strumentale (taratura) presso i Centri autorizzati dalla Regione ai sensi della Delibera della Giunta Regionale n.1862/2016.

Modelli previsionali

In Emilia Romagna è attivo un Servizio di previsione e avvertimento per le avversità delle piante che fornisce a tutte le aziende agricole le indicazioni sui momenti più opportuni per eseguire gli interventi di difesa. Il Servizio utilizza modelli previsionali matematici che, attraverso l'elaborazione di dati meteorologici, sono in grado di simulare giornalmente lo sviluppo di alcuni insetti fitofagi e malattie infettive. Le informazioni coprono tutto il territorio regionale su una griglia regolare di 5 x 5 Km. I risultati delle elaborazioni sono utilizzati per definire i consigli di difesa presenti nei bollettini settimanali di produzione biologica.

modelli disponibili per gli insetti sono in grado di descrivere la risposta della specie alla temperatura e forniscono curve di distribuzione di uova, larve, pupe e adulti per le diverse generazioni di ciascuna specie. Vengono utilizzati per individuare con la massima precisione il momento più corretto per posizionare i prodotti fitosanitari, gli erogatori per la confusione sessuale e le trappole per il monitoraggio.

I modelli previsionali per funghi e batteri  prevedono, a seconda della tipologia, il rischio di comparsa o lo sviluppo epidemico di una determinata malattia infettiva sulla base dei parametri meteorologici che ne condizionano lo sviluppo. L’informazione ottenuta permette di adattare la strategia di intervento ed ottenere così la massima efficacia delle sostanze attive impiegate. I risultati delle elaborazioni possono venir integrati con i rilievi periodici dello stato fitosanitario della coltura su campi spia non trattati che manifestano con anticipo gli eventuali sintomi della malattia, oppure utilizzando captaspore per quantificare la presenza di spore fungine.

Reti antinsetto

La carpocapsa (Cydia pomonella) è sempre stata l’avversità più temibile per la coltivazione in biologico del pero (a parte alcune varietà precoci di pere meno suscettibili a questo insetto). Il pero, in particolare si è anche dimostrato particolarmente appetito da parte della cimice asiatica (Haliomorpha Halys).

L’unico sistema attualmente valido di lotta contro questi insetti consiste nell’impedire che giungano fisicamente sulle piante, vista la dimensione non piccolissima degli adulti si possono utilizzare reti con maglie di dimensioni tali da impedire agli insetti di venire a contatto con i frutti. Già da diversi anni sono disponibili sul mercato sistemi di copertura con reti antinsetto monofila i quali hanno reso possibile la coltivazione biologica delle pomacee e che vanno considerate indispensabili in questo tipo di frutticoltura. Oggi sono presenti sul mercato diverse tipologie di reti che svolgono le stesse funzioni. Diversi anni di applicazione di queste coperture ne hanno messo in evidenza altri aspetti positivi e, ovviamente, anche aspetti negativi che vengono di seguito riportati.

ASPETTI POSITIVI

  • Queste reti svolgono anche una funzione di protezione dalla grandine con conseguente risparmio di costi e una garanzia di raccolta del prodotto (osservazioni di campo riportano danni massimi di circa il 10% con eventi grandinigeni molto forti).
  • Costi inferiori rispetto alle reti antigrandine. Anche i costi di gestione sono molto più contenuti.
  • Minor bagnatura in caso di piogge del 50-60% (dati 2013 Istituto Sperimentale S. Michele all’Adige) quindi un minor dilavamento di prodotti e migliore difesa contro alcune malattie fungine.
  • Controllo della nuova vegetazione primaverile (effetto brachizzante in caso di piante molto vigorose), ottenuta in modo meccanico dalla rete in appoggio diretto.  
  • Diminuzione delle scottature da sole, fenomeno sempre più frequente nelle ultime stagioni.
  • Protezione dai danni da uccelli molto frequenti in alcune varietà (es. Carmen).
  • Riduzione della compattazione del terreno, aspetto particolarmente importante in biologico dove la fertilità del suolo è fondamentale.

ASPETTI NEGATIVI

  • Danneggiamento dei frutti che toccano la rete (a seconda delle varietà e dello sviluppo della vegetazione stimabile tra il 5 e il 10%).
  • Aumento di qualche avversità in qualche varietà come ad esempio aumento di tingide, insetto spesso molto presente in biologico. Anche l’alternaria (Stemphilium Vesicarum) sembra trovi un ambiente più favorevole al suo sviluppo sotto la copertura monofila, anche se non tutti sono d’accordo su questo aspetto.
  • Difficoltà nel controllo visivo delle piante quando le reti vengono chiuse anche in basso.
  • Difficoltà e aumento dei costi quando si debba effettuare il diradamento dei frutti con le reti già chiuse (apertura e chiusura).

     

    Avversità e difesa fitosanitaria

    Si rimanda alla sezione SCHEDA PER LA DIFESA FITOSANITARIA DEL PERO.

Raccolta

Epoca

L’epoca di raccolta è un momento fondamentale poichè influenza notevolmente la qualità e la serbevolezza del prodotto.

La raccolta troppo anticipata oppure ritardata rispetto a quella ottimale favorisce lo sviluppo, durante la conservazione, di una serie di fisiopatie come il riscaldo e varie patologie, che nel pero possono essere anche molto marcate.  Inoltre la raccolta troppo anticipata, se da un lato può allungare il periodo di conservazione dei frutti, dall’altro influenza molto negativamente le caratteristiche organolettiche. La raccolta tardiva invece porta generalmente ad una rapida riduzione della consistenza e struttura della polpa. La raccolta comunque può essere modulata a seconda dei tempi previsti per la commercializzazione del prodotto.  Gli indici di raccolta principali per le pere sono gli zuccheri misurati, in gradi Brix°, e la durezza dei frutti misurata con il penetrometro, puntale 8 mm.  Per le principali varietà questi sono i valori di riferimento:

Varietà Brix° Durezza (kg/cm2)
Abate Fetel 13,5 6,0
Conference 12,5 6,5-7,0
Decana del Comizio 12,5 4,5-4,8
William 12,0 6,5

Un ulteriore parametro per stabilire la corretta epoca di raccolta è l’acidità titolabile, che nel pero sembra però avere una maggiore variabilità rispetto ai precedenti ed essere molto correlata ai gradi Brix.

Il test dell’amido (soluzione di Lugol) non è così importante come nel melo e non usato così di frequente ma è comunque un parametro valido se realizzato con criterio per le varietà che maturano da settembre come Abate Fetel e Kaiser. I valori di riferimento di degradazione dell’amido sono tra i 3,5 e 5 non oltre pena una minore conservabilità del prodotto.

Anche il Diameter (DA), che si basa sul contenuto di clorofilla del frutto, sembra un indice non distruttivo più che attendibile nel pero. I valori di riferimento per Abate sono attorno a 1,66-1,7. Più il frutto è maturo meno è il contenuto di clorofilla quindi i valori tendono a diminuire con la maturazione.

Modalità

Per il raggiungimento delle migliori caratteristiche organolettiche, tenuto conto della scalarità di maturazione nell’ambito della stessa pianta, sarebbe opportuno effettuare più di una raccolta. Nelle fasi di distacco dei frutti, di deposizione nei contenitori di raccolta e nel successivo trasferimento nei pallet-box e/o casse, debbono essere adottate le precauzioni necessarie per non provocare contusioni o ferite.

Scheda per la difesa fitosanitaria

Misure preventive

  1. evitare eccessi di vigoria;
  2. introdurre materiale di potatura proveniente da frutteti con elevate popolazioni di predatori;
  3.  effettuare concimazioni equilibrate;
  4. proteggere gli antagonisti naturali.

Antagonisti naturali

Acari fitoseidi e stigmeidi, coleottero coccinellide (Stethorus punctillum), crisope, Orius spp.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale

Sali di potassio degli acidi grassi

Zolfo


Note

Soglia di intervento: 90% di foglie occupate dal fitofago.

Prima di trattare verificare la presenza di predatori (indicativamente un individuo di Stethorus punctillum ogni 2-3 foglie è sufficiente a far regredire l'infestazione).

Misure preventive

  1. scegliere varietà meno suscettibili;
  2. effettuare concimazioni e irrigazioni equilibrate;
  3. proteggere gli antagonisti naturali.

Antagonisti naturali

Coleotteri cocinellidi, neurotteri crisopidi, ditteri, sirfidi, imenotteri


Principi fitosanitari e sostanze di base

Azadiractina

Sali di potassio degli acidi grassi

Olio minerale

Piretrine


Note

Effettuare controlli visivi per rilevare la presenza dell’afide.

Soglie di intervento:

-  in prefioritura: comparsa delle fondatrici;

- in post-fioritura: infestazioni in atto da caduta petali a frutto noce o in presenza di danni da melata.

Misure preventive

  1. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  2. proteggere gli antagonisti naturali.

Antagonisti naturali

Uccelli 


Principi fitosanitari e sostanze di base

Piretrine
Olio minerale


Note

Effettuare il controllo delle gemme per rilevare la presenza degli adulti.

Misure preventive

  1. raccogliere le pere mature cadute al suolo;
  2. estirpare frutteti abbandonati nelle vicinanze, che possono rappresentare una fonte di infestazione;
  3. impiegare reti antinsetto;
  4. proteggere e favorire l’insediamento dei nemici naturali.

Monitoraggio e modelli

Modello: MRV – Carpocapsa (1) valido per prima e seconda generazione

Monitoraggio

  • trappole a feromoni (2)
  • rilievi visivi (3)

Confusione o disorientamento sessuale

Feromoni ((E)- 8 dodecen-1-il acetato, (E,E)-8,10 dodeca- dien-1-olo, (Z)-11-tetradecen-1-il acetato, (Z)-8 dodecen-1-il ace- tato, (Z)-8 dodecen-1-olo, (Z)-9 tetradecen-1-il acetato, dode- can-1-ol, tetradecan-1-olo).

Tipologia di distribuzione: erogatori (dispenser) o aereosol (puffer).

Elenco prodotti registrati (4).

Condizioni per l’applicazione del metodo  (5)(6).

 

 

 


Antagonisti naturali

Cinciallegre ed altri uccelli, imenotteri (tricogrammatidi, braconidi), nematodi entomofagi (Steinernema feltiae e/o S. carpocapsae)


Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus thuringensis subspp. kurstaki e aizawai

Virus della granulosi della carpocapsa  (CpGv)(9)

Olio minerale

Piretrine

Spinosad (10)


Note

(1) Utile per il corretto posizionamento di erogatori per la confusione e timing interventi ad azione larvicida

(2) Installazione a partire da metà aprile con controllo settimanale,  consigliato per verificare il superamento della soglia di intervento di 2 catture in 1 o 2 settimane. Nelle aziende in confusione sessuale installare le trappole nelle parti periferiche del frutteto. L’assenza di catture conferma il buon funzionamento del metodo (3) nelle aziende in confusione è opportuno controllare la presenza di fori di penetrazione (al termine della prima generazione e periodicamente) almeno 1000 frutti nelle parti alte delle piante per escludere in maniera sicura i danni sui frutti. Con danno alla raccolta superiore a 0,3 % è consigliabile un intervento specifico insetticida.

(4) Disponibile formulato combinato con feromone per Cydia molesta

(5) La tecnica di confusione sessuale e disorientamento assicura risultati migliori in frutteti isolati , di maggiori dimensioni e forma geometrica regolare.

(6) Applicare gli erogatori o i puffer prima dell’inizio dei voli che è ben indicato dal modello MRV-carpocapsa.

(7) Tra le reti antinsetto si consiglia il metodo Alt-Carpò che consiste nell’isolare i singoli filari o interi appezzamenti mediante utilizzo di reti anti-insetto a maglie di circa 2,2 x 5,4 mm.

(8) L’azione è rivolta contro le larve svernanti. Applicare i nematodi alla base degli alberi su tronchi e terreno con almeno 15/hl a ettaro, pressione di esercizio < a 20 bar e ugelli di diametro > a 0,5mm. Per evitare blocchi rimuovere i filtri. Epoca di applicazione è l’autunno, prima di una pioggia e con temperature > a 10-12°C (S. feltiae e 12°C (S. carpocapsae.

(9) Non compatibile con prodotti a base di rame ed a reazione alcalina (poltiglia bordolese e polisolfuri. Si consiglia di non utilizzare il virus in miscela con altri prodotti attivi nei confronti della carpocapsa. Momento ottimale di intervento alla schiusura delle uova (vedi modello MRV-carpocapsa). Garantire una accurata bagnatura

(10) L’attività non è influenzata da temperatura e raggi ultravioletti nella preparazione delle miscele si sconsiglia di aggiungere sostanze acidificanti come ad esempio fertilizzanti fogliari che possono modificare l’effetto residuale. Mantenere il ph > di 6.0

Misure preventive

  1. evitare eccessi di vigoria.

Note

Lavorazioni periodiche del terreno a partire da circa 20 giorni dopo la fioritura contribuiscono a contenere le popolazioni del fitofago.

Misure preventive

  1. eliminare, tramite potatura verde, i getti minati contenenti le larve;
  2. raccogliere le pere mature cadute al suolo;
  3. proteggere e favorire l’insediamento dei nemici naturali.

Monitoraggio e modelli

Modello: MRV – molesta (1) valido per prima e seconda generazione

Monitoraggio: trappole a feromoni (2)


Confusione o disorientamento sessuale

Feromoni ((E)- 5 decen 1-il aceta- to, (E)- 8 dodecen-1-il acetato, (E)- 5 decen-1-olo, (E,E)-8,10 dode- cadien-1-olo, (Z)-8 dodecen-1-il acetato, (Z)-8 dodecen-1-olo, (Z;E)-8 dodecen-1-il acetato, do- decan-1-olo, tetradecan-1-olo).

Tipologia di distribuzione: erogatori (dispenser) o aereosol (puffer) Elenco prodotti registrati.

Condizioni per l’applicazione del metodo  (4)(5).

 

 

 


Antagonisti naturali

Cinciallegre ed altri uccelli, imenotteri (tricogrammatidi, braconidi)


Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus thuringensis subspp. kurstaki e aizawai

Piretrine

Olio minerale


Note

(1)Utile per il corretto posizionamento di erogatori per la confusione e timing interventi ad azione larvicida

Eseguire un monitoraggio costante dei voli, con l’impiego di trappole a feromoni, può essere utile per razionalizzare i trattamenti fitosanitari e ridurne il numero. I feromoni impiegati per la confusione e il disorientamento sessuale risultano più efficaci quanto più estesa è l’area su cui sono impiegati. Applicare le trappole all’inizio dei voli.

Soglia di intervento: 1% di ovideposizioni o di fori di penetrazione verificati su almeno 100 frutti/ha

Principi fitosanitari e sostanze di base

Piretrine


Note

Monitoraggio eseguito indicativamente a partire da fine aprile con particolare attenzione, nelle fasi iniziali, ai punti di ingresso (vicinanza ad edifici, siepi, ecc.).

Eseguire i controlli anche nel periodo degli sfalci e delle trebbiature delle colture erbacee ospiti (es. soia) e nel corso delle raccolte nei frutteti adiacenti, che possono provocare massicci spostamenti della cimice.

Eseguire un monitoraggio visivo controllando la presenza di adulti, ovature e forme giovanili, su foglie e frutti, con particolare attenzione alla parte alta delle piante (meglio nelle prime ore del mattino quando la cimice risulta meno mobile).

Eseguire un monitoraggio con trappole a feromoni di aggregazione da ispezionare periodicamente. Installare le trappole sui bordi dell’appezzamento, a distanza di almeno 20-30 m tra loro. Le trappole all’interno dei frutteti possono comportare l’incremento delle popolazioni e dei danni nel raggio di azione del feromone (circa 6/8 metri).

Inoltre le trappole facilitano il rilievo della presenza dell’insetto ma non forniscono una stima della popolazione e al momento non esiste al momento una soglia d’intervento.

Consigliata l’installazione di reti antinsetto monofila o monoblocco, con chiusura anticipando i primi spostamenti dell’insetto. Molto efficaci anche nella protezione da Carpocapsa e altri Lepidotteri.

Intervenire con trattamenti su base di riscontri aziendali.

Misure preventive

  1. eliminare, con la potatura invernale, i rami fortemente infestati e bruciarli;
  2. effettuare la spazzolatura di tronchi e branche;
  3. effettuare potature verdi per favorire l’illuminazione all’interno della chioma;
  4. effettuare concimazioni ed irrigazioni equilibrate;
  5. evitare eccessi di vigoria;
  6. proteggere gli antagonisti naturali.

Antagonisti naturali

Imenotteri calcidoidei, coccinellidi


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale

Piretrine


Note

Alla ripresa vegetativa effettuare i trattamenti contro le forme svernanti.

Misure preventive

  1. evitare eccessi di vigoria.

Confusione o disorientamento sessuale

(E,E)-8,10-DODECADIEN-1-OLO(-%),(Z)-1-TETRADECEN-1-IL ACETATO (-%);

(E,E)-8,10-DODECADIEN-1-OLO(-%),(Z)-11-TETRADECEN-1-IL ACETATO (-%),1-DODECADIEN-1-OLO(-%),(Z)-9-TETRADECEN-1-IL ACETATO (-%);


Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus thuringensis subspp. kurstaki e aizawai

Olio minerale

Spinosad


Note

Soglia di intervento:

- I generazione: 5% di getti infestati

- II e III generazione: 50 adulti per trappola o con il 5% dei

germogli infestanti

Misure preventive

  1. evitare eccessi di vigoria.

Antagonisti naturali

Neodryinus typhlocybae


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale

Piretrine

Misure preventive

  1. proteggere gli antagonisti naturali.

Antagonisti naturali

Imenotteri calcidoidei e braconidi.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale

Piretrine

Spinosad Azadiractina


Note

Monitorare costantemente i voli, con l’impiego di trappole a feromoni e/o modelli previsionali, può essere utile per razionalizzare i trattamenti fitosanitari e ridurne il numero

Misure preventive

  1. evitare consociazioni o eccessiva vicinanza con altre specie fruttifere suscettibili;
  2. effettuare equilibrate irrigazioni;
  3. raccogliere i frutti attaccati;
  4. evitare di lasciare sull’albero frutti troppo maturi.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Piretrine

Proteine idrolizzate

Trappole impregnate con insetticida (deltametrina) per Attract & Kill


Note

Monitorare costantemente i voli, con l’impiego di trappole a feromoni e/o modelli previsionali, può essere utile per razionalizzare i trattamenti fitosanitari e ridurne il numero.

Per ottimizzare la tecnica dell’Attract & Kill posizionare i pannelli ad un’altezza di 1,80–2,20 da terra, preferibilmente nella parte della pianta esposta a sud, evitando il contatto diretto con i frutti. Distribuire i pannelli nel campo in maniera uniforme (es. seguendo uno schema a quinconce), installandone in numero supplementare in corrispondenza dei bordi degli appezzamenti.

Applicare preferibilmente in frutteti di forma regolare e ampia dimensione (almeno 1 ettaro).

Misure preventive

  1. scegliere varietà meno suscettibili;
  2. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  3. eliminare i succhioni sui quali vengono deposte le uova;
  4. effettuare lavaggi per eliminare la melata e ridurre la popolazione del fitofago;
  5. proteggere e favorire l’insediamento dei nemici naturali (inerbimento e siepi);
  6. eliminare i succhioni sui quali vengono deposte le uova.

Antagonisti naturali

Anthocoris nemorali,

Orius spp

Ditteri sirfidi

Coleotteri coccinellidi


Note

Controllare visivamente la presenza del fitofago.

Intervenire quando sul 10 % dei germogli osservati si è rilevata la presenza di uova o di qualche forma mobile (neanidi o ninfe) o di abbondante melata. Se si osserva la presenza di almeno un antagonista  ogni 5 germogli controllati evitare trattamenti specifici ed intervenire solo con lavaggi

Misure preventive

  1. eliminare, con la potatura, le parti di pianta infestate;
  2. eliminare eventuali larve presenti all’interno dei rami o dei tronchi, utilizzando fili di ferro introdotti nelle gallerie;
  3. proteggere i grossi tagli di potatura e di reinnesto con apposite paste cicatrizzanti;
  4. mantenere la pianta in buono stato vegetativo con fertilizzazioni ed irrigazioni equilibrate;
  5. proteggere e favorire l’insediamento dei nemici naturli.

Confusione o disorientamento sessuale

Feromone ((E,Z)-2, 13 octadeca- dien-1-il acetato) (solo per Z. pyrina)


Antagonisti naturali

Picchi e pipistrelli


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale

Spinosad


Note

All’inizio dei voli, installare trappole a feromoni per la cattura.

Per ottenere maggiori catture del rodilegno giallo installare le trappole al di sopra della chioma delle piante.

Misure preventive

  1. eliminare, con la potatura, le parti di pianta infestate;
  2. favorire la rapida cicatrizzazione dei tagli di potatura utilizzando paste cicatrizzanti; -proteggere e favorire l’insediamento dei nemici naturali

Antagonisti naturali

Uccelli insettivori


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale


Note

All’inizio dei voli, installare trappole alimentari per la cattura massale (non meno di 5-10/trappole/ha).

Misure preventive

  1. proteggere gli antagonisti naturali.

Antagonisti naturali

Miride (Stethoconus cyrtopeltis), antocoridi (Orius spp.) e nabidi (Nabis spp.)


Principi fitosanitari e sostanze di base

Bauveria bassana

Piretrine

Olio minerale


Note

I trattamenti effettuati per il contenimento di altri fitofagi sono efficaci anche contro la tingide.

Misure preventive

  1. evitare varietà con fruttificazioni a grappolo, difficili da bagnare con i trattamenti;
  2. eliminare, tramite potatura verde, i getti minati contenenti le larve.

Monitoraggio e modelli

modello MRV- pandemis; modello MRV-eulia

trappole per monitoraggio


Confusione o disorientamento sessuale

Feromoni ((E,E)-8,10 dodeca- dien-1-olo, (Z)-11-tetradecen-1-il acetato, (Z)-9 tetradecen-1-il acetato, dodecan-1-olo, tetrade- can-1-olo)

 


Principi fitosanitari e sostanze di base

Adoxophyes orana Granulovirus (solamente per A. orana)

Bacillus thuringensis subspp. kurstaki e aizawai

Olio di paraffina CAS 64742-46-7

Olio di paraffina CAS 8042-47-5

Olio di paraffina CAS 97862-82-3

Piretrine

Spinosad


Note

Verificare la presenza di larve svernanti su gemme, germogli e mazzetti fiorali.

Monitorare costantemente i voli, con l’impiego di trappole a feromoni e/o modelli previsionali, può essere utile per razionalizzare i trattamenti fitosanitari e ridurne il numero

I trattamenti contro la carpocapsa sono efficaci anche contro le generazioni estive di questi fitofagi.

Intervenire se si rilevano le seguenti catture:

  • 15 adulti/trappola in 2 settimane (se si conteggia solo Pandemis cerasana);
  • 30 adulti/trappola in 2 settimane (se si conteggia la somma di Pandemis cerasana ed Achips spp.);
  • 50 adulti/trappola in 1 sola settimana (se si conteggiano solo le catture di Argyrotaenia pulchellana o solo quelle di Adoxophyes orana).

Misure preventive

  1. scegliere cultivar meno suscettibili;
  2. limitare l’uso di concimi azotati;
  3. eliminare e bruciare i rami infetti;
  4. disinfettare e proteggere con mastici i tagli di potatura;
  5. favorire il drenaggio del terreno ed evitare ristagni idrici.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Composti rameici

Idrossido di calcio (solo contro N. galligena)


Note

Intervenire preventivamente alla caduta delle foglie, ripetendo il trattamento alla ripresa vegetativa qualora vi sia una consistente presenza di cancri.

I trattamenti a base di rame effettuati per il contenimento della ticchiolatura risultano efficaci anche nei confronti di queste avversità.

Misure preventive

  1. effettuare concimazioni ed irrigazioni equilibrate (evitare le irrigazioni sopra chioma); prevenire i ristagni idrici;
    effettuare l’inerbimento dell’interfila;
  2. evitare un eccessivo rigoglio vegetativo;
  3. eliminare e bruciare le parti di pianta colpite con tagli almeno 50 cm al di sotto del punto in cui si osservano i sintomi;
  4. disinfettare gli attrezzi di potatura;
  5. asportare le fioriture secondarie.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Aureobasidium pullulans ceppo DSM 14940 e DSM 14941

Bacillus amyloliquefaciens subsp. plantarum D747

Bacillus subtilis ceppo QST 713

Composti rameici

Laminarina

Sostanze di base di origine animale o vegetale


Note

Monitorare costantemente lo stato delle infezioni.

Evitare l’impiego dei prodotti a base di rame nel periodo della fioritura.

Misure preventive

  1. scegliere cultivar meno suscettibili;
  2. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  3. evitare i ristagni di umidità;
  4. utilizzare sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurino un buon arieggiamento della chioma; e) eseguire la potatura verde per assicurare un buon arieggiamento ed una buona illuminazione della chioma;
  5. evitare un eccessivo rigoglio vegetativo;
  6. raccogliere ed eliminare i frutti infetti;
  7. ottimale gestione del cotico erboso allo scopo di ridurre l’inoculo presente in campo (1)

Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus amyloliquefaciens subs.plantarum D747

Trichoderma

Composti rameici


Note

Può essere utile l’impiego di modelli previsionali per razionalizzare i trattamenti, in funzione del reale rischio infettivo.

I composti rameici possono provocare fenomeni di fitotossicità.

In caso di nuovi impianti, è opportuno evitare zone umide come le pianure.

(1) Trattamenti con Trichoderma, pirodiserbo, lavorazione del terreno, raccolta delle foglie, semina di un cotico erboso con specie non sensibili a S. vesicarium.

Misure preventive

  1. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  2. utilizzare sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurano un buon arieggiamento della chioma;
  3. eliminare frutti mummificati che possono essere una fonte di inoculo;
  4. scegliere il momento ottimale per la raccolta (quelle  tardive possono favorire la comparsa di marciumi).

Principi fitosanitari e sostanze di base

Areobasidium pullulans

Composti rameici

Laminarina


Note

Con Areobasidium pullulans effettuare trattamenti serali.

Una buona protezione contro gli insetti fitofagi contribuisce a ridurre la formazione di lesioni, attraverso le quali possono penetrare i patogeni.

I trattamenti fitosanitari per il contenimento di altre avversità fungine sono utili anche nei confronti di questi patogeni.

Misure preventive

  1. scegliere cultivar meno suscettibili;
  2. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  3. evitare i ristagni di umidità;
  4. utilizzare sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurino un buon arieggiamento della chioma;
  5. eseguire la potatura verde per assicurare un buon arieggiamento ed una buona illuminazione della chioma;
  6. evitare un eccessivo rigoglio vegetativo;
  7. eliminare le foglie cadute;
  8. effettuare l’inerbimento del terreno

Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus subtilis ceppo QST 713

Composti rameici

Bicarbonato di potassio

Olio di arancio

Laminarina

Polisolfuro di calcio

Zolfo


Corroboranti

Bicarbonato di sodio


Note

Monitorare costantemente lo stato delle infezioni, tenendo conto delle condizioni termoigrometriche, per valutare quando effettuare i trattamenti.

Può essere utile l’impiego di modelli previsionali (A-SCAB) per razionalizzare i trattamenti, in funzione del reale rischio infettivo.

I composti rameici possono provocare fenomeni di rugginosità sulla buccia e causare fitotossicità su alcune cultivar in particolari condizioni climatiche.

In caso di temperature elevate lo zolfo può risultare fitotossico.