Linee tecniche
Melone

Normativa di riferimento

Le seguenti indicazioni tecniche fanno riferimento a quanto previsto dai Regolamenti dell’Unione Europea che normano gli ambiti dell’agricoltura biologica inerenti alle produzioni vegetali:  Reg. UE 848/2018 (relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici – obiettivi, principi e norme generali), il Reg. UE 1165/2021 (utilizzo di taluni prodotti e sostanze nella produzione biologica) ed il Reg UE 1235/2008 (relativo al regime di importazione dei prodotti biologici dai paesi terzi). Le disposizioni applicative si trovano nel DM 6793/2018 e successiva modifica DM 3757/2020 andando a completare il quadro normativo. Per quanto riguarda i prodotti fitosanitari i principi elencati in Allegato I (Sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari autorizzati per l’uso nella produzione biologica) del Reg. UE 1165/2021 devono rispettare almeno le condizioni di uso specificate nell'allegato del Reg. (UE) n. 540/2011 (Reg. UE 1107/2009). Condizioni più restrittive per l’uso nella produzione biologica sono specificate nella seconda colonna di ciascuna tabella. Per quanto riguarda i concimi, ammendanti e nutrienti, l’elenco di matrici presenti in Allegato II del Reg. UE 1165/2021 e successive modifiche, viene integrato a livello nazionale dall’Allegato 13 (Elenco dei fertilizzanti idonei all’agricoltura biologica) del Dlgs. 75/2010  e successive modifiche.

Vocazionalità

L’ambiente climatico

Il rispetto delle esigenze della coltura del melone (Cucumis melo L. ) relativamente alle caratteristiche dell’ambiente climatico è fondamentale soprattutto per la coltivazione in biologico per evitare forzature o eccessivi interventi tecnici per raggiungere un adeguato standard quali-quantitativo. Il ciclo di coltivazione del melone quello che va dal momento del trapianto alla raccolta varia in funzione del ciclo di maturazione. Le esigenze termiche della coltura sono rappresentate da una temperatura minima letale è di 0-2° C, mentre la minima e la massima biologica sono rispettivamente 12-14 °C e 30-36°C. Per la germinazione occorrono come minimo 13-15 ° C, mentre l’optimum è compreso tra 20 e 30°C. Per le successive fasi la temperatura ottimale di notte è di 18-20° C, mentre di giorno 24-30° C durante la maturazione bisognerebbe evitare di superare i 25°C. Nel dettaglio la temperatura minima di sviluppo è compresa tra 12-15° C nel terreno e di 16-18° C nell’aria; la temperatura ottimale di accrescimento sui 18° C. Temperature massime con valori superiori ai 35 °C si riduce notevolmente l’attività vegetativa con conseguenti aborti fiorali e la temperatura ottimale d’allegagione è di 20°C. Anche la temperatura del terreno gioca un ruolo importante. Intorno a 10 ° C , è ridotto l’assorbimento radicale, mentre aumenta sino a 27° C . Nel caso di colture in serra il riscaldamento del terreno contribuisce ad aumentare la produzione purché anche la temperatura dell’aria sia idonea all’accrescimento e allo sviluppo. I giorni corti favoriscono la comparsa di fiori pistillati, mentre i giorni lunghi quelli maschili.  L’intensità luminosa e la temperatura quando sono elevati agevolano la formazione dei fiori maschili, al contrario quando sono basse favoriscono la formazione dei fiori femminili. Con temperature di 35-40° C e umidità relativa elevata il frutto “invecchia” velocemente, la polpa è di sapore scadente e la polpa meno consistente.  Il sole diretto sul frutto con temperature superiori ai 40° C fa aumentare la temperatura della polpa in prossimità della corteccia di almeno 5-6 ° C.

L’ambiente pedologico

Per quanto riguarda il terreno il melone i migliori risultati si ottengono in quelli profondi, di medio impasto e soprattutto ben drenati. Con una ottima tecnica di lavorazione e sistemazione idrica accetta però terreni argillosi, che aumentano il contenuto zuccherino a maturazione, ma comunque accentua i problemi legati a Fusarium e Verticillium.

Tollera terreni leggermente calcarei con ph tra 6-7,5. Il melone è mediamente sensibile alla salinità del terreno. Durante la germinazione e l’emergenza risulta più tollerante che nelle fasi successive. Il melone ha un apparato radicale con radici cordiformi e fibrose che possono superare i 200 cm di profondità ed estendersi altrettanto lateralmente; normalmente le più attive sono localizzate nei primi 30-40 cm di profondità. Per la coltivazione del melone si consiglia di utilizzare dei terreni che siano rispondenti ai valori dei parametri pedologici riportati in tabella 1.

Tab. 1- Valori consigliati per i parametri pedologici nella coltivazione del melone biologica.

Parametri pedologici Valori consigliati
Tessitura Medio impasto
Drenaggio Buono
Falda A non meno di 1 m dal piano di campagna
Profondità Non inferiore a 50 cm
pH 6 - 7,5
Calcare totale < 10%
Calcare attivo (CaCO3) < 10%
Sostanza organica Buona dotazione
Salinità < 35 mS/cm

 

Infrastrutture ecologiche

L’azienda biologica deve poter contare sul massimo controllo naturale dei parassiti e sul massimo isolamento da possibili fonti di inquinamento. Per tale motivo va promossa all’interno dell’azienda la realizzazione di infrastrutture ecologiche o “aree di compensazione ecologica”, cioè siepi o fasce di vegetazione adiacenti al campo coltivato che forniscano ospiti alternativi e siti rifugio per predatori e parassitoidi di insetti dannosi, aumentando in tal modo l’abbondanza dei nemici naturali e la colonizzazione delle colture confinanti che vanno dall’impianto di siepi con essenze arbustive, alla gestione di buffer zone attorno ai campi coltivati, alla semina di strisciate di colture a perdere, alla gestione degli sfalci nei fossi se esistenti. Le infrastrutture ecologiche comprendono anche tutte le aree che sono protette mediante regolamenti delle autorità locali quali le aree di rifugio della fauna e flora, le aree di riequilibrio ecologico e le zone umide in pianura. Il ruolo delle infrastrutture ecologiche è fondamentale in quanto svolgono un ruolo di: conservazione e mantenimento della biodiversità, sono un volano ecologico. Rivestono un ruolo di protezione di specie rare in via d’estinzione e delle specie che beneficiano degli habitat non coltivati. Inoltre rivestono effetti contenitivi degli organismi dannosi alle colture. Inoltre le piante non coltivate hanno effetti positivi nei confronti degli insetti utili in quanto sono rifugio e luoghi di svernamento, fonte di cibo e fonte di ospiti e prede alternative.

A livello aziendale le infrastrutture ecologiche favoriscono i movimenti su piccola scala degli insetti utili, mentre su scala maggiore e all’interno di reti ecologiche complesse fungono da veri e propri corridoi ecologici per l’entomofauna. A volte le specie vegetali affini alle colture possono essere utilizzati per attrarre i fitofagi potenzialmente dannosi e sottrarli alle colture, attraverso l’impiego di piante trappole o sfalciando le piante erbacee nei momenti più opportuni. Se, qualche volta, la presenza di specie vegetali affini alle colture agrarie fa si che le aree di compensazioni ecologica possano anche ospitare insetti ed altri organismi dannosi, gli equilibri biologici che in esse si instaurano evitano molto spesso che queste infrastrutture possono fungere da focolai di infestazione per le coltivazioni.

Di seguito alcuni consigli sulle tipologie di infrastrutture ecologiche che favoriscono la lotta biologica.

Tipologia Descrizione
Fasce erbose fiorite Sono costituite da miscugli di piante annuali, biennali, perenni ai bordi della coltura orticola, sono importanti nella conservazione di fauna e flora e possono essere seminate a fianco della coltura. Le specie consigliate sono: Alisso-Coriandolo-Grano saraceno, Facelia in combinazione con leguminose (trifoglio, favino, erba medica).
Siepi

Sono costituite da piante arbustive e arboree. La siepe per essere tale deve essere formata di uno strato molto denso di cespugli bassi, di alcuni cespugli alti, di alberi e di una vegetazione erbacea alla base. Hanno un ruolo fondamentale perché incrementando la varietà biologica di un ambiente, impediscono che poche specie prendano il sopravvento sulle altre come avverrebbe naturalmente. Le siepi possono rappresentare un’area di rifugio e una “BIOFABBRICA” naturale di insetti ed acari utili, soprattutto se sufficientemente sviluppate e circondate da una fascia di rispetto laterale (larga almeno 1,5 m per ogni lato) mantenuta perennemente inerbita con specie erbacee spontanee. Gli alberi e arbusti e le erbacee spontanee, si popolano di numerosi insetti ausiliari (predatori e/o parassitoidi) che facilmente si trasferiscono sulle coltivazioni circostanti nutrendosi di fitofagi dannosi alle specie coltivate. Di seguito si riportano alcune delle specie arbustive consigliate in ambito territoriale riferito, per il ripristino di siepe boschetti in Emilia-Romagna: Prugnolo, Sanguinello, Ligustro, Sambuco, Lantano, Ginestra dei carbonari, Ginestra odorosa, Emero, Ginepro ecc. 

Buffer zones Sono ambienti cuscinetto con funzione isolante (ad es. aree trattate chimicamente e non trattate).
Piante trappola Piante coltivate a fianco delle colture target avente funzione di attrarre il fitofago per sottrarlo alla coltura.
Corridoi ecologici Sono rappresentati da siepi e margini di campi gestiti secondo una prospettiva di connessione all'interno di una rete ecologica.

Si consiglia di considerare un’area complessiva investita ad infrastrutture ecologiche pari al 10% della superficie aziendale. Allo stesso tempo deve essere incrementata per quanto possibile la biodiversità ampliando il numero di specie coltivate, ma soprattutto favorendo la permanenza di specie autoctone all’interno di spazi che non devono interferire con la gestione delle colture, ma che devono rappresentare un rifugio per i predatori e gli ausiliari.

In Emilia-Romagna è vigore il divieto di messa a dimora di piante ornamentali del genere Crataegusper soprattutto il biancospino diffuso nel nostro ambiente, perché sono particolarmente sensibili al batterio Erwiania amylovora e possono costituire fonte di infezione e propagazione del colpo di fuoco batterico.

Avvicendamento colturale

Il DM n. 3757 del 9 aprile 2020, decreto di modifica del Decreto ministeriale 18 luglio 2018, n. 6793 apporta modifiche alle norme tecniche per la gestione delle rotazioni in agricoltura biologica. I principi generali ed i vincoli che riguardano la coltivazione del melone in biologico vengono così riassunti:

La fertilità del suolo e la prevenzione delle malattie è mantenuta mediante il succedersi nel tempo della coltivazione di specie vegetali differenti sullo stesso appezzamento.

In caso di colture seminative, orticole non specializzate e specializzate, sia in pieno campo che in ambiente protetto, la medesima specie è coltivata sulla stessa superficie solo dopo l'avvicendarsi di almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa, coltura da sovescio o maggese. Quest’ultimo con una permanenza sul terreno non inferiore a 6 mesi. 

 

 

La coltura da sovescio è considerata coltura principale quando prevede la coltivazione di una leguminosa, in purezza o in miscuglio, che permane sul terreno fino alla fase fenologica di inizio fioritura prima di essere sovesciata, e comunque occorre garantire un periodo minimo di 90 giorni tra la semina della coltura da sovescio e la semina della coltura principale successiva.

L’inserimento di una coltura da sovescio o di una coltura leguminosa è sempre consigliabile. Aldilà dei vincoli legislativi nella coltivazione del melone biologico è necessario applicare una rotazione che esercita diverse funzioni.

 

Riduzione delle infestanti. La successione di specie che richiedono lavorazioni dei terreni e lavorazioni sulle colture, in periodi diversi, o con tecniche diverse consente di eliminare molte infestanti interrompendone il ciclo colturale così da evitare che producano seme e si manifestino quindi nei cicli colturali successivi. Inoltre la coltivazione di specie che si differenziano per ciclo colturale e spesso per portamento migliora la competizione nei confronti delle erbe infestanti in particolare per l’utilizzo della luce, dell’acqua e delle sostanze nutritive limitandone o soffocandone lo sviluppo.

Riduzione dei parassiti. Il melone può andare incontro a problemi di Fusarium, Verticillium, nematodi e insetti terricoli. Sospendendo per qualche anno la coltivazione della stessa specie, questi ultimi, riducono drasticamente la loro presenza nel terreno creando meno danni quando il melone tornerà sullo stesso terreno. Specie che possono precedere il melone sono i cereali, la lattuga, lo spinacio, la bietola mentre sono da evitare successioni alle solanacee quali pomodoro, melanzana, peperone e alle cucurbitacee quali melone, cocomero e cetriolo che essendo ospiti degli stessi parassiti non porterebbero ad alcuna riduzione della carica parassitaria.

Miglioramento della struttura e tutela del suolo. Le piante sono caratterizzate da diversa tipologia dell’apparato radicale: fittonante nel caso di una grossa radice centrale (medica, barbabietola) oppure fascicolata quando la pianta ha un numero elevato di radici (graminacee in genere). Nell’ambito della rotazione è opportuno alternare specie con diverso apparato radicale, nel caso del melone, che richiede un terreno soffice una specie quale la bietola ad apparato radicale fittonante sarebbe l’ideale.

Riduzione delle esigenze di fertilizzanti. Se in precessione al melone o comunque nell’ambito della rotazione colture viene inserita una leguminosa, questa arricchirà il terreno attraverso la fissazione dell’azoto atmosferico. 

 Nella seguente tabella vengono riportati esempi di rotazioni consigliate e sconsigliate:

Precessione

CONSIGLIATA

Successione

Bietola

MELONE

Frumento

Spinacio

Bietola

Cavoli

Spinacio

Lattuga

Lattuga

Sovescio

Cavoli

Leguminose

Sovescio

Frumento

Leguminose

Precessione SCONSIGLIATA Successione

Anguria

MELONE

Anguria

Cetriolo

Cetriolo

Melone

Melone

Zucchino

Zucchino

Solanacee

Solanacee

Zucca

Zucca

 

Sovescio

Il sovescio è una pratica molto importante per chi coltiva col metodo biologico e ancor di più per chi ha i terreni in conversione. Con la diffusione sempre maggiore delle tecniche di agricoltura conservativa, assume un ruolo sempre più importante nella gestione della risorsa suolo.

Considerata una buona pratica agricola, il sovescio ha effetti positivi sulle caratteristiche chimiche, fisiche e microbiologiche del terreno, e rappresenta una pratica imprescindibile in agricoltura biologica qualora l’azienda non disponga di allevamenti o non abbia la possibilità di distribuire ammendanti e matrici organiche in quantità elevate. La tecnica del sovescio consiste nell’interramento di colture erbacee appositamente seminate in purezza o in miscela fra loro.

A seconda delle specie utilizzate il sovescio può avere una o più funzioni:

Mantenere o incrementare la percentuale di sostanza organica nel terreno (miscuglio di graminacee e leguminose). L’incremento è molto lento nel tempo interrando solo biomasse provenienti da sovesci, pertanto per aumentare la quantità di sostanza organica occorrerebbe intervenire anche con apporto di letame, compost o altri fertilizzanti organici;

Apportare azoto alle colture in successione (prevalentemente leguminose);

Ridurre la presenza di parassiti nel terreno (prevalentemente crucifere con funzione biocida).

Il sovescio è consigliabile venga inserito nell’ambito della rotazione pluriennale aziendale nel rispetto del regolamento sull’agricoltura biologica così da prevederne sullo stesso terreno almeno un ciclo vegetativo ogni tre anni. I sovesci con maggiore potenziale fertilizzante sono quelli a semina autunnale che prevedono l’impiego di specie leguminose associate a graminacee e a crucifere o miscugli commerciali composti da varie specie. È sempre preferibile il sovescio di più specie. Il loro interramento deve essere fatto in primavera nel periodo della fioritura per consentire la produzione di una elevata quantità di biomassa. Il sovescio con finalità fertilizzanti può essere interrato immediatamente dopo lo sfalcio se si predilige la funzione di liberare azoto pronto per le colture da reddito che seguiranno oppure si possono lasciare alcuni giorni ad appassire così che perdano acqua liberando meno azoto pronto, ma stimolando più l’umificazione che la mineralizzazione.

Nel caso l’effetto ricercato dal sovescio non sia rappresentato solo dall’aumento di fertilità, ma si persegua anche e soprattutto una attività biofumigante, particolarmente apprezzata per melone per via della sua sensibilità a diversi organismi terricoli, è preferibile prevedere una semina a settembre di essenze in miscuglio o in purezza a prevalenza di crucifere o specie biocide che sviluppano bene anche con temperature basse. È possibile potenziare l’effetto biofumigante associando al sovescio la tecnica della solarizzazione procedendo all’immediata stesura di teli in pvc dopo aver interrato la biomassa della coltura. Le crucifere sono considerate piante biocide per eccellenza in quanto contengono delle sostanze (glucosinolati) che nel processo di trianciatura e interramento in presenza di acqua e dell’enzima mirosinasi contenuto nelle foglie della stessa pianta subiscono un processo di idrolisi e si trasformano in isotiocianati tossici per i nematodi e vari parassiti fungini. Studi condotti in vari paesi hanno dimostrato come vi siano interessanti esempi di piante biocide anche fra le asteracee (Tagetes spp., Artemisia annua e Taraxacum officinale) fra le leguminose (Crotalaria juncea o canapa marrone) e anche fra le graminacee (Sudangrass e Sudan bicolor). Le colture biocide devono essere interrate immediatamente dopo lo sfalcio per avere maggiore azione di gassificazione nei confronti dei parassiti. I sovesci di leguminose o con prevalenza di specie leguminose se seminate nell’autunno e interrate in primavera possono apportare una quantità di azoto attorno a 150-200 kg/ha di cui circa il 70-80 % fissato dai batteri nei tubercoli radicali. Di questa quantità oltre i 2/3 sono disponibili per la coltura in successione. Le crucifere e le graminacee apportano anch’esse quantità discrete di azoto 70-100 kg/ha ma è azoto sottratto al terreno che evita di essere perso per lisciviazione ma non porta ad un reale arricchimento perché la coltura restituisce all’atto dell’interramento quanto ha assorbito durante la coltivazione.

A volte i sovesci o le colture di copertura non sono considerati come colture di valore, in quanto non generano un profitto diretto e il loro effetto non è immediatamente visibile. Ma per generare un effetto positivo sulla salute del suolo, l’impianto e lo sviluppo della coltura devono essere soddisfacenti. Pertanto è necessario:

  • usare seme sano con un alto tasso di germinazione;
  • fare una buona preparazione del terreno;
  • seminare in condizioni favorevoli, con sufficienti sostanze nutrienti;
  • se necessario prevedere l‘irrigazione.

Di seguito si riportano alcuni possibili sovesci per periodo.

Autunno-Vernino

Tipologia di miscuglio Quantità di seme (kg/ha) Periodo di semina Nota per la scelta
Favino 170 Ottobre-Novembre Primavera fino a marzo Lascia nel terreno alti quantitativi di azoto disponibili rapidamente per la coltura successiva.
Rafano americano (Raphanus  sativus) 15 Da primavera fino a fine estate (metà settembre massimo) Ottimo per trattenere l’azoto lasciato dalla coltura precedente, produce fittoni molto voluminosi, è valido per terreni molto compatti da arieggiare. Ciclo breve di 60 gg.

Miscuglio                        Favino-Veccia-Orzo

70-15-90 Ottobre-Novembre Miscuglio equilibrato per apportare elementi nutrizionali e sostanza organica. È quello che apporta il maggior quantitativo di elementi nutrivi e sostanza secca

Miscuglio              Favino-Veccia-Triticale

45-10-140 Ottobre-Novembre Miscuglio equilibrato per apportare elementi nutrizionali e sostanza organica. Assieme al miscuglio precedente risulta essere tra quelli che apportano più macroelementi.

Rafano biocida (Rafanus  sativus  oleiformis)

30 Autunnale o Primaverile (a seconda della  varietà) Ottimo per trattenere l’azoto lasciato dalla coltura precedente e per renderlo disponibile a primavera per la coltura successiva. Attenzione a non seminare una specie sensibile al freddo in autunno. Per ottenere l’effetto nematocida è necessario interrarlo entro pochi minuti  dalla trinciatura.

Primaverile - Estivo

Tipologia di miscuglio Quantità di seme (kg/ha) Periodo di semina Nota per la scelta
Sorgo ibrido 35-40 Da Aprile a fine  Luglio/primi giorni di Agosto Utile per apportare grandi quantità di sostanza organica. In serra è bene irrigare la paglia post trinciatura addizionando azoto per favorire la degradazione dei residui colturali. I sorghi ibridi raggiungono altezze di 3-4 metri, discreta la capacità di ricaccio.
Sorgo sudanese (polisfalcio) 40 Da Aprile a fine  Luglio/primi giorni di Agosto Utile per apportare buone quantità di sostanza organica. In serra è bene irrigare la paglia post trinciatura addizionando azoto per favorire la degradazione dei residui colturali. I sorghi polisfalcio si prestano a sovesci che restano a lungo nel terreno e hanno un eccezionali capacità di ricaccio  (anche 5 tagli per semine di aprile).
Sorgo sudanese (polisfalcio)+ Vigna cinese 28-9 Da Aprile a metà Luglio Utile per apportare buone quantità di sostanza organica addizionata ad una leguminosa che apporta azoto.

 

Gestione del terreno

Coltivare meloni necessita di un terreno ben lavorato, profondo e sciolto, con una buona concimazione di fondo. Dovrà, inoltre, avere un ottimo drenaggio, poiché la pianta soffre i ristagni idrici e le malattie crittogamiche.

Scelta varietale

La scelta varietale deve tenere presente gli aspetti produttivi e il comportamento della varietà nei confronti dei parassiti animali e vegetali. Nel caso di produzione aziendale delle piantine è necessario utilizzare varietà resistenti/tolleranti, curare la difesa e la tecnica agronomica per ottenere piante, sane, robuste e ben proporzionate tra parte aerea e radici.Una garanzia contro le malattie vascolari (Fusarium spp.) è data dall’impiego di piante innestate. Per la scelta varietale in coltivazione biologica è importante, ove possibile puntare su ibridi tolleranti alle comuni virosi della specie. Di seguito sono indicate alcune varietà più idonee alla coltivazione in biologico suddivise per metodi di coltivazione e tipologia. 

Di seguito l'elenco delle varietà consigliate:

Pieno campo

 

Varietà Caratteristiche

Glauco (Enza Zaden)

Tipologia: charentais semi-retato a buccia tradizionale ESL. Maturazione tardiva, il frutto di pezzatura uniforme estremamente attraente, con forma tonda, rete densa ed uniforme e meridiani verde scuro ben definiti e persistenti, caratterizzata da un lento viraggio al giallo crema dell’epicarpo. Il picciolo di notevole spessore rimane vitale a lungo, conferendo una persistente sensazione di freschezza. La polpa è soda, di colore salmone e dotata di buon contenuto zuccherino. Il maggior spessore della buccia rispetto alla media della tipologia charentais conferisce una maggiore tolleranza alla spaccatura in presenza di stress idrici. Buona conservabilità (ESL) con superiore tenuta in frigoconservazione rispetto alla media della tipologia. Il momento suggerito per la raccolta è indicato dall’inizio del viraggio al giallo crema dell’epicarpo. Resistenza/tolleranza a Fusarium, Oidio ed afidi

SV 6556 (Seminis)

Per coltivazioni in tunnellino tardivo, TNT e pieno campo. Pianta compatta, di media vigoria, a ciclo medio-precoce ed a maturazione piuttosto concentrata. Buona la capacità di allegagione. Si adatta molto bene alla pratica dell’innesto sia su zucca che su melone. Frutto a maturazione tradizionale (ESL), forma rotonda, con una pezzatura media da 1,1 a 1,6 kg a seconda delle condizioni di coltivazione. Ottime le caratteristiche organolettiche. Semiretato, dal calibro molto regolare, suture verde bluastre ben marcate e molto attraenti. Polpa consistente, molto aromatica, di buona conservabilità. Charentais retato. Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio ed afidi

Carribean King (RijkZwaan)

Melone retato senza fetta LSL per trapianti in serra. Ciclo medio, Raccolta mediamente concentrata da fine giugno a fine luglio. Produzioni elevatissime. Frutti dalla pezzatura media (2-2,5 kg). Adatto alla IV gamma, ottime rese produttiveL.S.L. tollerante /resistente a Fusarium ed oidio.

 

Coltura semiforzata

 

Varietà Caratteristiche
Bacir (Clause)

Pianta vigorosa, rustica, molto fertile e produttiva con ciclo tardivo e scalare. Ottimo anche nei cicli di 2° coltura in serra autunnale .  Frutti rotondi leggermente ovali, lisci, di calibro medio, polpa consistente, molto aromatica con brix e gusto elevatissimi + Si conserva a lungo in post raccolta. Liscio; Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio ed afidi.

Dolcir(Clause)

Melone liscio senza fetta che si adatta alle raccolte nei periodi più difficili per questa tipologia. Grazie ad una pianta solida e ben strutturata si adatta alle coltivazioni di tunnellino e pieno campo, fioritura continuativa e ottima allegagione. Il frutto di forma ovale, calibro costante e omogeneo, alla maturazione si presenta con un fondo color giallo tipico della tipologia. Il frutto LSL a maturazione lenta consente di ridurre i costi di raccolta, pieno con polpa soda e ben colorata. Liscio; Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio ed afidi.

Django (Clause)

Django F1 ha un ciclo leggermente più lungo delle varietà tradizionali, apparato radicale fortissimo e pianta molto rustica e coprente. Il frutto si presenta ovale con retatura ben marcata e coprente, le suture rimangono verdi a maturazione e il colore particolare del fondo lo rendono molto attrattivo. Internamente Django F1 si presenta pieno con polpa mai troppo dura, gusto ed aroma tipici del melone italiano. Elevata conservabilità dopo raccolta. Nel suo periodo di raccolta è certamente la varietà più adatta al consumo tradizionale.Retato-solcato. Resistenza/tolleranza a Fusarium, Oidio ed afidi. Elevata conservabilità.

Iperione (EnzaZaden)

Tipologia: retato italiano a buccia tradizionale ESL. Adatto per coltivazioni in serra, tunnel, tunnel removibile e TNT. Classe di maturazione media. Ottima tolleranza alla colonizzazione dell’afide del cotone. Il frutto si presenta estremamente attraente, con forma tondo-ovale, rete forte e meridiani verdi ben definiti e persistenti, caratterizzato da un lento viraggio al giallo crema dell’epicarpo. La polpa è soda, succosa, di colore arancione intenso e dotata di ottimo contenuto zuccherino. Si contraddistingue per un’eccellente tenuta di campo e conservabilità (ESL) con ottime prestazioni in frigo conservazione. Il perfetto equilibrio tra le esigenze dei moderni processi produttivi e distributivi e soddisfazione del consumatore. Retato-solcato. Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio ed afidi.

Bernini(Basf)

Coltivazione Serra e tunnellino, ciclo medio/precoce Produzione ottima capacità di allegagione, alta resa potenziale e calibro uniforme Pianta Buona vigoria, ottima tenuta alla sovramaturazione del frutto su pianta. Il frutto presenta una retatura densa, meridiani verde scuro e ben marcati, lenta evoluzione a giallo Qualità interna Alto grado zuccherino e gusto aromatico. Buona conservabilità. Resistenze HR FOM 0,1; IR Px 1,2,5, Gc

Magiar (Basf)

Pianta di buon vigore e copertura fogliare, apprezzata per la rusticità e l’alta resistenza all’oidio. Frutto di retatura densa e regolare, ottima conservazione in post-raccolta. Alto grado Brix e la tenuta della polpa. Ciclo adatto per trapianti medi e tardivi. Maturazione scalare.Resistenze: HR Fom 0,1 IR Px 1,2,5 ; Gc. E.S.L.

Pearlgem (RijkZwaan)

Varietà di melone retato italiano ESL per trapianti in pieno campo tardivo e serra tardiva. Si caratterizza per un ciclo medio-precoce.  Raccolta mediamente concentrata. Ottima pianta, ben bilanciata, dagli standard produttivi elevati. La resistenza completa a Oidio e Afidi la rende adatta anche alle coltivazioni biologiche. Frutto tondo ovale dalla buona pezzatura, ottima retatura e placenta molto contenuta. Ottima shelf life abbinata ad elevato grado brix. Retato-solcato. Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio ed afidi. E.S.L.

Impero (Seminis)

Pianta di buona vigoria a ciclo medio-precoce, molto sana e tollerante a trattamenti a base di zolfo. La varietà si adatta bene alla pratica dell'innesto che si consiglia in caso di conclamata presenza di Fusariosi nel terreno. Il frutto è a forma ovale, con rete fine ed elegante, ben coprente. Le suture sono ben definite, di un verde scuro persistente, sinonimo di freschezza prolungata. La pezzatura prevalente è compresa fra 1.2 ed 1.8 kg; la polpa è arancione, di buona consistenza, non troppo dura, con alto contenuto zuccherino ed aroma intenso. Periodo di raccolta da metà giugno a metà luglio e metà agosto e metà settembre. Adatto per coltivazioni in serra (evitando i trapianti anticipati), tunnel piccolo e pieno campo.Retato monoico con fetta a maturazione tradizionale (ESL).

 

 

 

 

 

 

 

Coltura protetta

 

Varietà Caratteristiche
Bacir (Clause)

Pianta vigorosa, rustica, molto fertile e produttiva con ciclo tardivo e scalare. Ottimo anche nei cicli di 2° coltura in serra autunnale .  Frutti rotondi leggermente ovali, lisci, di calibro medio, polpa consistente, molto aromatica con brix e gusto elevatissimi + Si conserva a lungo in post raccolta. Liscio; Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio ed afidi.

Iperione (Enza Zaden)

Tipologia: retato italiano a buccia tradizionale ESL. Adatto per coltivazioni in serra, tunnel, tunnel removibile e TNT. Classe di maturazione media
Ottima tolleranza alla colonizzazione dell’afide del cotone. Il frutto si presenta estremamente attraente, con forma tondo-ovale, rete forte e meridiani verdi ben definiti e persistenti, caratterizzato da un lento viraggio al giallo crema dell’epicarpo. La polpa è soda, succosa, di colore arancione intenso e dotata di ottimo contenuto zuccherino. Si contraddistingue per un’eccellente tenuta di campo e conservabilità (ESL) con ottime prestazioni in frigo conservazione. Il perfetto equilibrio tra le esigenze dei moderni processi produttivi e distributivi e soddisfazione del consumatore. Retato-solcato. Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio ed afidi

Django (Clause)

Django F1 ha un ciclo leggermente più lungo delle varietà tradizionali, apparato radicale fortissimo e pianta molto rustica e coprente. Il frutto si presenta ovale con retatura ben marcata e coprente, le suture rimangono verdi a maturazione e il colore particolare del fondo lo rendono molto attrattivo. Internamente Django F1 si presenta pieno con polpa mai troppo dura, gusto ed aroma tipici del melone italiano. Elevata conservabilità dopo raccolta. Nel suo periodo di raccolta è certamente la varietà più adatta al consumo tradizionale. Retato-solcato. Resistenza/tolleranza a Fusarium, Oidio ed afidi. Elevata conservabilità

SV 97-90 (Seminis)

La varietà si caratterizza per avere una certa precocità, a polpa rossa che si caratterizza buona  consistenza, serbevolezza ed elevato grado Brix. Si può utilizzare per i trapianti più precoci, nei cicli precoci, sia in serra che in tunnellino Ottime le qualità del frutto nonostante sia un melone da lunga conservazione ha un profilo aromatico interessante, la pezzatura buona, buccia spessa, la pasta è morbida e sviluppa una dolcezza in linea con le produzioni siciliane. Si tratta infatti di una varieta` che soddisfa tutta la filiera: dalla produzione per la rusticita` di pianta che si traduce in una maggiore sostenibilita`, alla grande distribuzione per la shelf life elevata ed infine al consumatore per la qualita` del frutto". Retato-solcato. Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio. L.S.L. Polpa rossa.

SV 78-81 (Seminis)

Adatto per produzioni in serra, tunnel e tunnellino. Pianta forte a ciclo precoce. Adatta anche alla pratica dell’innesto. Gusto e qualità che durano nel tempo. Il frutto a un peso di circa kg: 1,2 - 1,8 (a seconda delle condizioni di coltivazione) Ciclo: Precoce. E’ varietà con una pianta molto forte, adatta per trapianti precoci in serra e tunnellino, ha una retatura importante, ben marcata con suture verdi che permangono a lungo, il frutto molto attraente e elegante unisce la precocità alla qualità e un'ottima tenuta (shelf life). Retato-solcato. Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio. E.S.L.  Consigliato anche in semiforzatura

SV 54-48 (Seminis)

Retato adatto per coltivazioni in serra, tunnel piccolo e pieno campo. Pianta compatta, di media vigoria, a ciclo medio-precoce e maturazione concentrata. Adatta anche alla pratica dell’innesto. Eccellente conservabilità. Periodo di raccolta maggio giugno. Il frutto raggiunge un peso di kg: 1,1 - 1,7 (a seconda delle condizioni di coltivazione) Ciclo: Medio. Retato-solcato. Resistenza/tolleranza  a Fusarium, Oidio. E.S.L.  Consigliato anche in semiforzatura

 

Sementi e materiali di moltiplicazione vegetativa

In agricoltura biologica si possono utilizzare solamente sementi e materiale di moltiplicazione certificati provenienti da agricoltura biologica. Considerata l’insufficiente disponibilità da parte del mercato di tale materiale per talune varietà, qualora non sia possibile reperire semente o materiale di moltiplicazione biologico è consentito utilizzare materiale non biologico proveniente da agricoltura convenzionale richiedendo la deroga secondo apposita procedura. Conformemente alla procedura è autorizzata l’utilizzazione di sementi o materiale di moltiplicazione vegetativo non biologico, purché tali sementi o materiale di moltiplicazione vegetativo rispettino i seguenti vincoli:

  1. non siano trattati, nel caso delle sementi, con prodotti fitosanitari diversi da quelli ammessi nell’allegato II del regolamento (CE) n. 889/2008, a meno che non sia prescritto, per motivi fitosanitari, un trattamento chimico a norma della direttiva 2000/29/CE del Consiglio per tutte le varietà di una determinata specie nella zona in cui saranno utilizzati;
  2. siano ottenuti senza l’uso di organismi geneticamente modificati e/o prodotti derivati da tali organismi;
  3. soddisfino i requisiti generali per la loro commercializzazione.

Banca Dati Sementi Biologiche.

La Banca Dati Sementi Biologiche è lo strumento informatico messa a disposizione del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali attraverso il quale l'operatore biologico può controllare la disponibilità di semente biologiche da parte dei diversi fornitori presenti, effettuare richiesta di interesse verso materiali biologici o in assenza degli stessi effettuare richiesta di deroga. Le specie o alcune categorie commerciali di una specie di sementi e di materiale di moltiplicazione vegetativa ottenute con il metodo di produzione biologico, sono distinte all’interno della BDSB in tre liste di appartenenza:

a) lista rossa: elenca le specie o le categorie commerciali di una specie disponibili in quantità sufficiente sul mercato nazionale come biologiche/in conversione, per le quali NON è concessa deroga, salvo casi eccezionali (Erba medica e Trifoglio alessandrino).
b) lista verde: elenca le specie o le categorie commerciali di una specie non disponibili come biologiche/in conversione sul mercato nazionale e per le quali è concessa annualmente una deroga generale.

c) lista gialla: contenente l’elenco di tutte le varietà delle specie non ricomprese nella lista rossa o verde, per le quali è necessario, tramite la BDSB con accesso in area riservata, effettuare una verifica di disponibilità commerciale ed in presenza di disponibilità sarà necessario effettuare preventivamente una richiesta di interesse verso tutte le aziende fornitrici. Solo dopo aver ricevuto una risposta da tutte le aziende fornitrici o, in alternativa, dopo che siano trascorsi i termini previsti del decreto per la possibile risposta ad una richiesta di interesse (5 giorni lavorativi), sarà possibile richiedere il rilascio della deroga in BDSB.

Le funzionalità della BDSB sono presenti all'interno dei servizi del SIAN accedendo con credenziali utente accreditato. È possibile altresì una pagina di  consultazione pubblica del materiale biologico disponibile.

Scelta della tecnica d'impianto

Il trapianto è la tecnica d’impianto più frequente si utilizzano piantine in contenitori preferibilmente da 40-60 fori allo stadio di 2-3 foglie vere. Si consiglia di trapiantare con abbondante pane di terra intorno alle radici, con piante allevate in vasetti di varia costituzione e diametro di 10-12 cm. Nel caso di semine in cubetti o vasetti di torba o altro materiale facilmente degradabile, le piante vengono poste a dimora con il contenitore agevolando così la ripresa vegetativa. Se per motivi meteorologici il trapianto deve essere ritardato e le piantine sono troppo sviluppate è consigliato cimarle lasciando 2 foglie.  In colture a pieno campo, pacciamate o no, il trapianto nei nostri ambienti di coltivazione (Emilia-Romagna) viene effettuato a partire dall’inizio di maggio. In colture semi-forzate sotto tunnellino i primi trapianti si effettuano a fine marzo-inizio aprile, mentre in colture forzate sotto serra si può ulteriormente anticipare ad inizio marzo.

 

Tipo d’impianto Distanza tra le file (m) Distanza sulle file (m)

Densità (n. p.te/mq)

Impiego di pacciamatura
Coltura protetta (a terra) 1,5 1-0,8 0,6 - 0,8 Consigliabile
Semiforzato  2 1-0,7 0,5 - 0,7 Consigliabile
Pieno campo 2,5 1,1-0,8  0,4 - 0,5  Consigliabile

 

Fertilizzazione

Assieme alle altre pratiche agronomiche la fertilizzazione ha come obiettivo fondamentale il mantenimento e miglioramento delle caratteristiche fisico-chimiche e dell’attività biologica (fertilità) del terreno agrario, al fine di ottenere produzioni biologiche quantitativamente e qualitativamente valide.

La fertilità e l’attività biologica del suolo possono essere mantenute o aumentate, attraverso:

  • un adeguato programma di rotazioni (inserendo la pratica del sovescio);
  • la somministrazione di ammendanti organici e /o materiale organico compostato; è consigliata la distribuzione di ammendanti al terreno al momento dell'aratura o della lavorazione più profonda. Concimi organici commerciali possono essere distribuiti anche in occasione della preparazione del letto di semina a condizione che si conoscano i tempi di rilascio dell’azoto. Infine una quota di concimi organici deve essere distribuita dopo il trapianto per garantire l’apporto di nutrienti durante tutto il ciclo. In questo caso è preferibile l’apporto tramite fertirrigazione e/o concimazione fogliare;
  • interramento dei residui di coltivazione delle precedenti colture;
  • una scelta ottimale della successione tra le colture da reddito.

Per applicare al meglio le diverse soluzioni devono essere note le caratteristiche chimico fisiche e biologiche del terreno su cui si intende operare, da evidenziarsi attraverso analisi del terreno oggetto di coltura biologica.

In funzione della coltura che si vorrà impiantare (in questo caso il melone), dei suoi asporti medi (vedi tabelle asportazione e assorbimento), delle precessioni colturali, dei risultati delle analisi chimico-fisiche e di altri parametri (climatici, agro-ambientali ecc), dovrà essere predisposto un opportuno piano di fertilizzazione al fine di calibrare i diversi interventi in base alle effettive esigenze della coltura e del mantenimento-incremento della fertilità del suolo (bilancio). In alternativa all’esecuzione del bilancio si possono distribuire i fertilizzanti nelle quantità predefinite sulla base della dotazione del terreno e di alcune variabili come indicato nelle tabelle di apporto per la concimazione azotata, fosfatica e potassica.

Valori di asportazione per il melone (kg/1 t di prodotto t.q.)

Elemento Asporto Melone
N 3,2
P2O5 1,9

K2O

3,8
Ca 5,4
Mg 1,3

Assorbimento teorico medio  (kg/ha) degli elementi nutritivi principali in funzione della produzione presunta di frutti   tal quale (t/ha).

Elementi nutritivi Produzione (t/ha t.q)
22 26 32
N 69 81 100
P2O5 41 49 60

K2O

83 98 120

Apporti

Si devono utilizzare prevalentemente concimi organici che contengano i tre principali elementi della fertilità: azoto, fosforo e potassio oltre ad una serie di altri meso e micro elementi.  Si ricorda che le matrici organiche utilizzabili in biologico previste dall’allegato I del Reg. UE 889/08 e aggiornamenti successivi. L’esigenza di apportare azoto determina la quantità di concimi organici che è necessario distribuire; le quantità di fosforo e di potassio sono conseguenti alle quantità distribuite per apportare azoto. Solo nel caso si debbano apportare quantità di fosforo e di potassio aggiuntive, queste possono essere distribuite attraverso fertilizzanti fosfatici e potassici di origine naturale. Considerando che mediamente il ciclo colturale del melone è compreso tra i 90 e i 110 giorni, una linea di concimazione che può essere utilizzata da aziende che non dispongono di ammendanti è quella di distribuire 0.6-0.7 t/ha di concime organico commerciale con titolo 10-12% di Azoto prima del trapianto a cui far seguire interventi fertirrigui con concimi organici liquidi o solubili in acqua per apportare complessivamente almeno 90/95 unità di azoto /ha. E’ comunque possibile distribuire tutto il fertilizzante in pre-trapianto come concimazione di fondo nei casi in cui non si voglia o non sia possibile frazionarlo in più interventi dovuto ad esempio ai maggiori costi o alla possibilità che gli elementi nutritizi non vengano messi a disposizione delle piante nelle quantità e nei tempi dovuti. Si riportano di seguito i consigli sugli apporti da modulare sulla base delle analisi del proprio terreno, dell’avvicendamento colturale e dell’introduzione nelle rotazioni della pratica del sovescio.

Apporti AZOTO

 

Decrementi

(produzione media 21-31 t/ha)

Dose standard N

Incrementi

- 20 kg: se si prevedono produzioni inferiori 22 t/ha;

- 13 kg: in caso di elevata dotazione di sostanza organica;

- 13 kg: in caso di apporto di ammendante alla coltura in precessione;

- 10 kg: in caso di successione a leguminosa annuale;

- 17 kg dal terzo ciclo in poi in caso di cicli ripetuti

- 13 Kg: in caso di successione a sovescio di leguminose;

80 kg/ha

+ 20 kg: se si prevedono produzioni superiori a 31t/ha;

+ 13 kg: in caso di scarsa dotazione di sostanza organica;

+ 20 kg: in caso di interramento di paglie interrata;

+ 13 kg: in caso di forti escursioni termiche e precipitazioni anomale durante la coltivazione (dati bollettino);

+ 10 kg: per la coltura semiforzata in caso di forte lisciviazione dovuta a surplus pluviometrico in specifici periodi dell’anno (es. pioggia superiore a 300 mm nel periodo dal 1 ottobre al 28 febbraio.

Apporti FOSFORO 

Decrementi

(produzione media 26 t/ha)

Dose standard P2O5

Incrementi

- 10 kg: se si prevedono produzioni inferiori a 22 t/ha;

- 7 kg: in caso di apporto di ammendante alla coltura in precessione;

- 12 Kg: in caso di sovescio di leguminose alla coltura precedente

- 13 Kg: in caso di sovescio di leguminose + graminacee alla coltura precedente

55 kg/ha

(per terreni con dotazione normale)

92 kg/ha

(in caso di terreni con dotazione scarsa)

33 kg/ha

(per terreni con dotazione elevata)

+ 10 kg: se si prevedono produzioni superiori a 32t/ha;

+ 10 kg: in caso di basso tenore di sostanza organica nel suolo.

+ 13 kg: per  trapianti effettuati prima del 30 aprile  in pieno       campo

Apporti POTASSIO 

Decrementi

(produzione media 26 t/ha)

Dose standard 

K2O

Incrementi

- 26 kg: se si prevedono produzioni inferiori a 22 t/ha;

- 20 kg: in caso di apporto di ammendante alla coltura in precessione;

- 9 Kg: in caso di successione a sovescio di leguminose;

- 12 Kg: in caso di successione a sovescio di leguminose + graminacee.

165 kg/ha

(per terreni con dotazione normale)

200 kg/ha

(per terreni con dotazione scarsa)

70 kg/ha

(per terreni con dotazione elevata)

+ 26 kg: se si prevedono produzioni superiori a 32 t/ha.

Irrigazione

Il melone è dotato di un apparato radicale ampio e profondo ed alla rapida chiusura degli stomi in caso di stress idrici. L’irrigazione è una pratica fondamentale in quanto se ben dosata fa aumentare la produzione. I consumi idrici più elevati si verificano nel periodo fioritura-ingrossamento dei frutti. Nei primi giorni di formazione dei fiori, si consiglia di escludere l'irrigazione. Quindi è sufficiente irrigare i meloni 1-2 volte a settimana. L’irrigazione verrà poi diradata quando ci si avvicina alla maturazione dei frutti per renderli più ricchi di sostanze zuccherine. Si consiglia l’uso di sistemi d’irrigazione localizzata con la manichetta forata o ala gocciolante che permettano oltre al risparmio idrico, di limitare lo sviluppo di infestanti, di evitare un ambiente eccessivamente umido e di bagnare la vegetazione che favorirebbe l’insorgenza delle malattie.

Irrinet/Irriframe

Irrinet/Irriframe è il servizio irrigazione realizzato dal CER, a disposizione di tutte le aziende agricole dell'Emilia Romagna. È un servizio gratuito che fornisce consigli irrigui sul momento di intervento e sui volumi da impiegare per ottenere un prodotto di qualità risparmiando risorse idriche. Si basa sul metodo del Bilancio Idrico che viene calcolato ogni giorno con:

  • i dati meteorologici forniti in tempo reale dall'Arpa-Simc (Servizio IdroMeteoClima);
  • i dati pedologici forniti dal Servizio Geologico Sismico e dei Suoli della RER;

i dati di falda della rete di rilievo del Servizio Sviluppo Sistema Agroalimentare della RER elaborati da Iter

Gestione del suolo e controllo delle infestanti

Cure colturali

All’interno dei vivai o al momento del trapianto è bene bagnare la torba attorno all’apparato radicale con una soluzione contenente micorrize, idrolizzati vegetali o animali, estratti di alghe con funzione biostimolante; questa operazione può essere svolta immergendo il materiale vivaistico (cubetto di torba) nella soluzione precedentemente preparata oppure per irrorazione. Durante il ciclo colturale, si consiglia di effettuare adeguate lavorazioni meccaniche al terreno (1 o 2 interventi) con apposite attrezzature che alla funzione di eliminare le infestanti associano quella di arieggiare il terreno in caso di formazione di crosta. Eliminare costantemente le erbe spontanee in quanto ospiti di numerosi parassiti. Per il loro contenimento, risulta efficace l’utilizzo della pacciamatura.

Controllo delle infestanti

Non essendo ammesso in biologico l'utilizzo di qualsiasi tipo di prodotto chimico di sintesi e non essendo incluso in Allegato II nessun principio fitosanitario con azione dichiaratamente diserbante, il controllo delle erbe infestanti su melone biologico si basa sulla messa in atto delle buone pratiche agronomiche che direttamente o indirettamente esplicano una attività di contenimento delle infestanti e sull’insieme di interventi meccanici e fisici diretti all’eliminazione delle erbe spontanee.

  • rotazione agronomica;
  • preparazione anticipata del letto di semina (falsa semina);
  • trapianto-semina in monofila (in assenza di pacciamatura)
  • sovescio;
  • anticipo o ritardo nell'epoca di semina/trapianto;
  • pacciamatura;
  • pulizia dei fossi e delle capezzagne;
  • impiego di sostanza organica matura (ammendati);
  • lavorazioni meccaniche;
  • pirodiserbo;
  • solarizzazione.

Pacciamatura

È una tecnica colturale che ha come finalità principale il controllo/contenimento dello sviluppo delle erbe infestanti, nello stesso tempo, come verrà descritto più avanti può considerarsi una tecnica di gestione del suolo. Consiste nell'effettuare una copertura parziale lungo la fila, di larghezza variabile a seconda della specie e densità d’impianto (fila semplice, fila doppia ecc), o totale, per un determinato periodo, con materiali naturali, biodegradabili o sintetici in grado di impedire lo sviluppo delle infestanti, grazie alle aperture/fori di diversa area praticate, permette alla coltura di emergere e compiere il proprio ciclo produttivo.

Per la coltivazione del melone può essere impiegata sia in coltura protetta che in pieno campo (semiforzatura), indipendentemente dal materiale utilizzato sia esso biodegradabile o plastico.

I vantaggi derivanti dalla pacciamatura sono:

  • forte riduzione delle operazioni di sarchiatura (limitata alle interfile);
  • mantenimento della struttura del suolo , in quanto si evita/limita la formazione di croste superficiali, il compattamenti e la formazione di crepe/fessurazioni più o meno profonde
  • controllo diretto delle infestanti attraverso:
  1. riduzione/sospensione del processo di fotosintesi clorofilliana da parte delle infestanti nel caso di utilizzo di film scuro (buio);
  2. incremento della temperatura nell’ambiente circoscritto tra il film e il terreno che può causare la “lessatura” delle foglie e quindi la morte dell’infestante nel caso si utilizzi film trasparente.
  • maggiore efficacia dell’irrigazione/fertirrigazione, tramite manichetta posta sotto il materiale pacciamante. In questa maniera eliminando l’irrigazione per aspersione sia in coltura protetta che in pieno campo in periodi di scarse precipitazioni, si evita lo sviluppo delle infestanti nelle interfile;
  • impatto sul microclima al disotto del film pacciamante, nelle colture protette precoci la pacciamatura determina il riscaldamento del terreno, il calore immagazzinato viene rilasciato durante la notte, evitando così il congelamento delle radici delle piante.
  • salvaguardia dei frutti dall’attacco dei patogeni (marciumi ecc), si evita che tocchino terra a contatto con acqua e/o terreno; sempre per lo stesso motivo si ha una maggior pulizia dei prodotti che non vengono imbrattati da schizzi di terra e acqua nel caso piova o si irrighi soprachioma;
  • incremento della temperatura del suolo:
  1. per effetto serra utilizzando film in polietilene trasparente;
  2. per assorbimento da parte del film dell’energia dei raggi solari che sottoforma di calore viene ceduta al terreno (conduzione e/o convezione) utilizzando film più o meno scuri.
  • riduzione del processo di evaporazione, con conseguente effetto di preservazione delle risorse idriche disponibili per la coltura (risparmio idrico) e riduzione dell’evaporazione di azoto ammoniacale.
  • crea un ambiente migliore per lo sviluppo delle colture con minor insorgenza di malattie fungine per la separazione fisica tra terreno e parte aerea della pianta, ed un effetto di respingimento nei confronti di taluni insetti in funzione del colore esterno del film utilizzato.
  • favorisce una migliore gestione agronomica della coltura.

Operazioni pre-pacciamatura:

  • lavorazione del terreno,
  • eliminazione delle infestanti (ad es tecnica della falsa semina),
  • concimazione di fondo,
  • posizionamento della manichetta per irrigazione/fertirrigazione,
  • stesura del materiale pacciamante.

Materiali

Si possono utilizzare film di origine plastica come polietilene, polietilene additivato, o di origine biologica come i derivati della cellulosa, amido di mais o diverse combinazioni tra i due. Nel caso di utilizzo di film plastico a fine ciclo o dopo più cicli è necessario recuperare il materiale con conseguente aggravio dei costi di manodopera e di smaltimento; nel caso di film biodegradabili è possibile evitare la raccolta affidandosi alla capacità di degradazione dei medesimi. La velocità di degradazione varia in funzione del materiale utilizzato (i derivati del mais degradano più velocemente rispetto ai derivati della cellulosa) ed in base alla fertilità del suolo e della sua carica microbica. Un buon materiale deve possedere adeguate caratteristiche meccaniche, rimanere pressoché integro fino al termine del suo utilizzo e successivamente degradarsi velocemente. Per questi motivi, attualmente come materiale biodegradabile e compostabile (bioplastica) viene utilizzato prevalentemente film ottenuto dalla lavorazione dell’amido di mais, che pur essendo più costoso in fase di acquisto risulta avere  migliori proprietà di biodegradabilità rispetto i film derivati dalla cellulosa, una buona durata in funzione dei cicli produttivi (si agisce sullo spessore del film, più è spesso e maggiore è la sua durata in campo) e buone caratteristiche fisico meccaniche.

In generale a seconda del grado di trasparenza del film plastico si evidenziano i seguenti effetti:

  • film trasparente: ha un’elevata trasmissibilità e dà ottimi risultati dall’autunno alla primavera, in estate però favorisce l’aumento della T
  • film scuro: scalda meno il suolo, non provoca bruciature estive ed evita lo sviluppo delle malerbe.

Gestione dei parassiti e delle malattie delle piante

Misure preventive 

In coltivazione biologica il ricorso alle sostanze attive avviene solo nei casi in cui le misure previste all'articolo 12 del Reg (CE) n. 834/2007 non consentano di proteggere adeguatamente la coltura da parassiti e malattie. Il piano di rotazione, di gestione del terreno e l’infrastrutturazione ecologica dell’azienda e degli appezzamenti coltivati deve tenere conto anche della necessità di evitare pressione eccessiva dei parassiti e dei patogeni.

La difesa diretta dalle patologie fungine, in agricoltura biologica, prevede l’impiego di prodotti che esercitano un’azione di copertura, impedendo l’insediarsi del patogeno al momento del suo arrivo sulla superfice fogliare, per esplicare il loro effetto devono quindi essere presenti sulla pianta prima che si verifichino le condizioni predisponenti la malattia.

Le sostanze attive ed i corroboranti con funzione di induttori di resistenza (chitosano) o di colonizzatori dell’ambiente (microorganismi) devono essere utilizzati con congruo anticipo per permettere alle piante di attivare le loro difese immunitarie o per permettere ai microorganismi di colonizzare la superfice dei vegetali.

La difesa diretta dai parassiti animali quali insetti ed acari prevede l’impiego di formulati commerciali che non sono dotati di lunga persistenza né di proprietà sistemiche (penetrazione nel sistema linfatico della pianta), per sfruttarne al meglio l’efficacia è quindi necessario che i prodotti di contatto colpiscano il bersaglio, mentre i prodotti che agiscono per ingestione devono essere distribuiti alla prima comparsa delle forme giovanili dell’insetto.

Le modalità di impiego dei prodotti fitosanitari

É ammesso l'uso delle sole sostanze attive autorizzate in agricoltura biologica ed elencate in Allegato - II Reg. UE 1165/2021 e successive modifiche, purché nel rispetto delle condizioni di uso specificate nell'allegato del Reg. (UE) n. 540/2011 (Reg. UE 1107/09). Per l’indicazione in relazione alla tipologia di avversità si rimanda all’Allegato 1 - Difesa fitosanitaria.

Uso del rame in agricoltura biologica

Sono ammessi composti del rame sotto forma di idrossido di rame, ossicloruro di rame, ossido di rame, poltiglia bordolese e solfato di rame tribasico.

La recente revisione europea del rame (Reg. UE 1981/18) ha modificato i massimali ammessi secondo quanto segue: sono autorizzati esclusivamente gli impieghi che comportano un'applicazione totale non superiore a 28 kg di rame per ettaro nell'arco di 7 anni.

Con l’aggiornamento dell’Allegato II (Reg. UE 2019/2164) viene eliminata per i composti del rame l’indicazione inerente le condizioni per l’uso: “Massimo 6 kg di rame per ettaro l'anno. Per le colture perenni, in deroga al paragrafo precedente, gli Stati membri possono autorizzare il superamento, in un dato anno, del limite massimo di 6 kg di rame a condizione che la quantità media effettivamente applicata nell'arco dei cinque anni costituiti dall'anno considerato e dai quattro anni precedenti non superi i 30 kg”.

La modalità di distribuzione dei prodotti fitosanitari

Le attrezzature per la distribuzione dei prodotti fitosanitari devono essere oggetto di periodiche manutenzioni e devono essere tarate dagli appositi centri, come previsto dal PAN, a partire dal 1° Gennaio 2021 la cadenza di controllo funzionale e regolazione strumentale delle irroratrici debba essere effettuata ogni tre anni. Nel caso di aziende miste è opportuno prevedere attrezzature dedicate alla coltivazione biologica, in alternativa è necessario pulire le attrezzature se utilizzate in precedenza con sostanze attive non ammesse in biologico e adottare procedure idonee a verificare l’efficacia di tale pulizia.

Le aziende agricole in produzione biologica che applicano la Misura 11 del PSR 2014-20 e la Misura 214 - Azione 2 del PSR 2007-13, devono sottoporre le attrezzature aziendali per la distribuzione dei fitofarmaci, al controllo funzionale ed alla regolazione strumentale (taratura) presso i Centri autorizzati dalla Regione ai sensi della Delibera della Giunta Regionale n.1862/2016.

Avversità e difesa fitosanitaria 

Si rimanda alla sezione  – SCHEDA PER LA DIFESA FITOSANITARIA DEL MELONE  

Raccolta

La durata del ciclo colturale in campo varia con l’epoca trapianto, con la varietà, le condizioni termoigrometriche dell’aria e del terreno, le tecniche colturali. Il melone è un frutto climaterico, in quanto continua la sua maturazione una volta distaccato dalla pianta. L’osservazione del peduncolo nella coltivazione del melone fornisce importanti indicazioni: il distacco del peduncolo dal frutto e la comparsa di screpolature concentriche sono tutti segnali che permettono di individuare l’ottimale momento per la raccolta, che avviene spesso in maniera scalare per il fatto che non tutti i frutti raggiungono la maturazione ottimale nello stesso momento.

Epoca

Il momento della raccolta viene stabilito quando pezzatura, forma, colore e consistenza sono quelli propri della varietà utilizzata. Il momento della raccolta risulta di grande importanza, in quanto la raccolta tardiva riduce la conservabilità mentre quella anticipata comprometta la qualità del prodotto (grado zuccherino).

Modalità

La raccolta a mano è effettuata distaccando il frutto dal peduncolo, oppure tagliando lo stesso con appositi coltelli, a cm 1-2 dall’inserzione nel frutto. Il taglio dei frutti è consigliabile eseguirlo al mattino presto, in coincidenza con la temperatura più bassa, questo per favorire una maggior conservabilità, più elevata resistenza alle ammaccature e, nel caso si effettui la prerefrigerazione, consente una riduzione dei tempi e costi. Se la raccolta viene eseguita nelle ore più calde o debbano trascorre alcune ore prima che il prodotto possa essere sottoposto alle operazioni di imballaggio, è consigliabile non lasciare i frutti al sole.

Scheda per la difesa fitosanitaria

Misure preventive

  1. scegliere cultivar meno suscettibili, oppure innestate su portainnesti resistenti
  2. effettuare ampie rotazioni con specie poco sensibili
  3. lasciare il terreno a maggese;
  4. eliminare e distruggere i residui della coltura precedente;
  5. evitare ristagni idrici;
  6. effettuare la solarizzazione;
  7. usare sovesci ad effetto biocida

Principi fitosanitari e sostanze di base

Paecilomyces lilacinus,

Bacillus firmus ceppo I-1582,

Estratto d’aglio.


Corroboranti

Tannino di castagno


Note

Impiegare in presemina/pretrapianto e ripetere successivamente.

Misure preventive

  1. effettuare concimazioni azotate equilibrate;
  2. utilizzare varietà meno suscettibili;
  3. impiegare reti anti-insetto;
  4. proteggere gli antagonisti naturali;
  5. creare aree di ripopolamento per insetti utili (miscugli fioriti e/o siepi);
  6. lancio di predatori naturali;
  7. eliminare le piante ospiti primari del fitofago eventualmente presenti nei dintorni;
  8. tenere sotto controllo la presenza di formiche.
  9. Banker plant

Antagonisti naturali

Aphidoletes aphidimyza,

Aphidius colemani,

Lysiphlebus testaceipes,

Propylea spp.,

Adalia bipunctata,

Scymnus spp.,

Chrisoperla carnea.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Acidi grassi

Azadiractina

Beauveria bassiana

Olio di paraffina

Piretrine

Maltodestrine

Zeolite


Corroboranti

Lecitina di soia


Note

Limitare gli interventi con principi attivi e corroboranti nei primi stadi di sviluppo delle colonie di afide, quando la presenza di antagonisti naturali è ancora bassa.

Misure preventive

  1. eliminare i residui di coltivazione;
  2. contenere la flora infestante;
  3. lancio di antagonisti naturali
  4. limitare le concimazioni azotate;
  5. proteggere gli antagonisti naturali.
  6. creare aree di ripopolamento per insetti utili (miscugli fioriti e/o siepi)
  7. -n caso di coltivazione in serra effettuare ampie rotazioni

Monitoraggio e modelli

Monitorare la presenza dei fitofagi con trappole cromotropiche gialle.


Antagonisti naturali

Encarsia spp., Eretmocerus spp.,

Macrolophus caliginosus.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Acidi grassi Azadiractina Beauveria bassiana

Lecanicillium muscarium (solo serra)

Olio essenziale di arancio dolce

Paecelomices fumosoroseus (solo serra)

Olio di paraffina

Piretrine

Maltodestrine


Corroboranti

Lecitina di soia.


Note

Lanciare precocemente gli antagonisti naturali alla prima comparsa del fitofago.

Misure preventive

a. proteggere gli antagonisti naturali mantenendo siepi arbustive


Principi fitosanitari e sostanze di base

Olio minerale paraffinico CAS 97862-82-3

Piretrine (pieno campo)

 Sali potassici degli acidi grassi (solo serra)

Fosfato ferrico 


Note

Intervenire ai primi stadi di sviluppo degli individui

Misure preventive

  1. effettuare ampie rotazioni colturali;
  2. evitare ristagni idrici;
  3. eliminare la flora infestante.

Monitoraggio e modelli

Monitorare la presenza dei fitofagi, attraverso l’esame di campioni di terreno o l’impiego di vasetti trappola innescati con semi di frumento e interrati nell’appezzamento.


Antagonisti naturali

Heterorabditis bacteriophora


Principi fitosanitari e sostanze di base

Beauveria bassiana


Note

La distribuzione dei nematodi va effettuata almeno un mese prima del trapianto e se necessario provvedere ad un’irrigazione.

Misure preventive

  1. proteggere gli antagonisti naturali.
  2. contenere le infestanti

Monitoraggio e modelli

Monitorare la presenza dei fitofagi con l’impiego di trappole cromotropiche gialle.


Antagonisti naturali

Diglyphus isaea.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Azadiractina

Olio di paraffina

Piretrine

Spinosad (solo contro Liriomyza trifolii)

 Acidi grassi (solo serra)

Misure preventive

a.seminare fasce di erba medica ai bordi del campo per attirare il fitofago.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Caolino

Zeolite


Note

Mantenere fresca la fascia di erba medica, per renderla particolarmente appetibile al miride. Non esistono principi attivi registrati, ma alcuni utilizzati su altri target hanno un’efficacia.

Misure preventive

  1. impiegare reti antinsetto;
  2. proteggere gli antagonisti naturali;
  3. contenere le infestanti

Monitoraggio e modelli

Monitorare la presenza dei fitofagi con l’impiego di trappole a feromoni.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Azadiractina

Bacillus thuringensis subspp. aizawai e kurstaki

Olio di paraffina

Piretrine

Spinosad


Note

Intervenire sui primi stadi di sviluppo delle larve, quando queste sono più vulnerabili, intervenire settimanalmente con Bacillus thuringensis.

Misure preventive

  1. limitare le concimazioni azotate;
  2.  lancio di antagonisti naturali
  3. proteggere gli antagonisti naturali
  4. l’irrigazione per aspersione crea ambiente sfavorevole al fitofago
  5. in coltura protetta evitare i picchi di calore, aprendo il più possibile le strutture

Antagonisti naturali

Amblyseius andersoni,

A. californicus,

Phytoseiulus persimilis.


Note

In caso di infestazioni negli anni precedenti intervenire con i lanci precocemente, concentrandoli ai bordi del campo.

Misure preventive

  1. contenere la flora spontanea;
  2. proteggere gli antagonisti naturali.
  3. monitorare la presenza con trappole cromotropiche azzurre
  4. lancio di antagonisti naturali

Monitoraggio e modelli

Monitorare la presenza del fitofago con trappole cromotropiche azzurre.


Antagonisti naturali

Orius spp.,

Amblyseius spp..


Principi fitosanitari e sostanze di base

Azadiractina

Beauveria bassiana

Lecanicillium muscarium Ve6

Olio di paraffina

Piretrine

Spinosad

Acidi grassi

Paecelomices fumosoroseus (solo serra)


Note

Lanciare precocemente gli antagonisti naturali. Orius necessita della presenza di fiori per insediarsi

Misure preventive

a. monitorare le fasce inerbite limitrofe agli appezzamenti.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Fosafato ferrico 


Note

Concentrare le esche ai bordi del campo

Misure preventive

  1. adottare ampie rotazioni colturali;
  2. scegliere varietà tolleranti.

Queste misure sono le uniche in grado di contenere il patogeno, in quanto al momento non esistono mezzi diretti di protezione.


Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus subtilis ceppo QST

Misure preventive

  1. adottare ampie rotazioni colturali;
  2. effettuare un’equilibrata concimazione
  3. azotata e potassica;
  4. eliminare le piante infette;
  5. evitare stress idrici;
  6. evitare lesioni alle piante;
  7. evitare l’irrigazione per aspersione.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Composti rameici

Misure preventive

  1. scegliere varietà tolleranti;
  2. effettuare concimazioni equilibrate;
  3. distruggere i residui infetti della coltura ;
  4. favorire l’arieggiamento;

Principi fitosanitari e sostanze di base

Bicarbonato di potassio

Zolfo

Olio essenziale di arancio dolce

Cos-oga

Cerevisane

Bacillus amyloliquefaciens SB plantarum

Bacillus pumilus

Ampelomyces quisqualis


Corroboranti

Bicarbonato di sodio


Note

Lo zolfo può causare fenomeni di tossicità in caso di alte temperature.

Misure preventive

  1. adottare ampie rotazioni;
  2. scegliere varietà tolleranti;
  3. effettuare concimazioni equilibrate;
  4. distruggere i residui infetti della coltura i;
  5. favorire l’arieggiamento;
  6. limitare l’irrigazione sulla parte aerea.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Composti rameici

Bacillus amyloliquefaciens SB plantarum

Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus amyloliquefaciens SB plantarum

Streptomyces k 61

Trichoderma asperellum + Trichoderma gamsii,

Trichoderma asperellum +Trichoderma atroviride,

Trichoderma asperellum

Misure preventive

  1. cegliere varietà meno suscettibili;
  2. evitare i ristagni idrici;
  3. non adottare sesti d’impianto troppo fitti;
  4. adottare ampie rotazioni;
  5. evitare lesioni alle piante;
  6. distruggere i residui di vegetazione infetti

Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus amyloliquefaciens SB plantarum

Pythium oligandrum

Coniothyrium minitans

Trichoderma asperellum + Trichoderma gamsii,

Trichoderma asperellum +Trichoderma atroviride

Trichoderma  harzianum

Misure preventive

  1. scegliere varietà meno suscettibili;
  2. evitare i ristagni idrici;
  3. adottare ampie rotazioni;
  4. evitare lesioni alle radici durante il trapianto;
  5. distruggere i residui di vegetazione infetti;
  6. effettuare la solarizzazione.
  7. utilizzare piante innestate.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Bacillus amyloliquefaciens SB plantarum

Bacillus subtilis

Pseudomonas sp. ceppo DSMZ 13144

Pythium oligandrum

Tricoderma asperellum

Trichoderma harzianum

Misure preventive

  1. scegliere varietà meno suscettibili;
  2. evitare i ristagni idrici;
  3. adottare ampie rotazioni;
  4. evitare lesioni alle radici durante il trapianto;
  5. distruggere i residui infetti di vegetazione ;
  6. effettuare la solarizzazione.

Principi fitosanitari e sostanze di base

Trichoderma asperellum

Misure preventive

  1. impiegare materiale di propagazione sano;
  2. eliminare le piante malate e i residui di vegetazione infetti;
  3. effettuare concimazioni equilibrate;
  4. eliminare la flora spontanea;
  5. monitorare e contenere gli insetti vettori (afidi).

Queste misure sono le uniche in grado di contenere i patogeni, in quanto non esistono mezzi diretti di protezione.


Note

Risultano utili i trattamenti contro i vettori (afidi) con prodotti a base di azadiractina, Beauveria bassiana, piretrine, oli di paraffina e acidi grassi.